Stephen King

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Stephen King

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Stephen Edwin King (1947 – vivente), scrittore e sceneggiatore statunitense. Ha scritto alcune opere sotto lo pseudonimo di Richard Bachman.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi: A volte ritornano, Al crepuscolo (antologia), Cuori in Atlantide, Incubi & deliri, On Writing: Autobiografia di un mestiere, Quattro dopo mezzanotte, Scheletri e Tutto è fatidico.

Citazioni di Stephen King[modifica]

  • Uno dei miei compiti in quanto scrittore è quello di assalire le vostre emozioni e forse di aggredirvi – e per far questo uso tutti gli strumenti disponibili. Forse sarà per spaventarvi a morte, ma potrebbe anche essere per prendervi in modo più subdolo, per farvi sentire tristi. Riuscire a farvi sentire tristi è positivo. Riuscire a farvi ridere è positivo. Farvi urlare, ridere, piangere, non mi importa, ma coinvolgervi, farvi fare qualcosa di più che mettere il libro nello scaffale dicendo: "Ne ho finito un altro", senza nessuna reazione. Questa è una cosa che odio. Voglio che sappiate che io c'ero". (dall'intervista di Keith Blackmore, Stephen King e "La storia di Lisey": "È come una ballata country", Repubblica.it, 28 ottobre 2006)
  • L'essere che, sotto il letto, aspetta di afferrarmi la caviglia non è reale. Lo so. E so anche che se sto bene attento a tenere i piedi sotto le coperte, non riuscirà mai ad afferrarmi la caviglia. (da A volte ritornano)
  • Ci sono tante storie. Non riuscirei nemmeno a cominciare a raccontarvele. Quando la nera mietitrice verrà da me, probabilmente le dirò: "Aspetta, aspetta! Devo dirti quella del tizio che...". E così via. Bla bla bla... (da La nascita del pistolero)
  • E piangere senza sapere perché aveva l'odore sgradevole dell'anticamera di un manicomio... (da Uscita per l'inferno)
  • Forse è solo lo spirito della massa. Dare addosso all'individuo. (da Ossessione)
  • Stiamo volando! aveva gridato Mike, alzando le braccia sopra la testa. Nessun tutore a bloccarlo, non nel giorno della gita o in quel momento sulla spiaggia. Credo che lui fosse parecchio più sveglio del suo religiosissimo nonno. Più sveglio di noi tutti, forse. Qual è il ragazzino bloccato su una sedia a rotelle che non vorrebbe volare, anche solo una volta nella vita? (da Joyland)
  • Un uomo che mente riguardo alla birra si fa dei nemici. (da Pet Sematary)

    Intervista di Antonella Barina, Il Venerdì di Repubblica, 2 novembre 2013, Parigi, pp. 19-25.

  • [A proposito del film Brivido] A quei tempi ero ubriaco dalla mattina alla sera e la troupe era italiana: parlavamo senza capirci. Ne è nato il peggior horror della storia del cinema.
  • Io per primo sono un tossico. Non capisco chi beve un bicchiere di vino: io voglio tutto il vino del mondo, E anche se smetti di bere e di farti, la compulsione del tossico rispunta sotto altre forme, Ti butti sul cibo o sulle sigarette. Ieri, mentre aspettavo la'ereo, sono entrato in un negozio. Ho visto un Babbo Natale e ho cercato di frenanrmi dal comprarlo: che men ne faccio a Parigi? Ne ho acquistati cinque.
  • [Alla domanda "Lei ha allucinazioni?"] Tutti i giorni dalle 7 alle 12, quando scrivo: nei romanzieri si chiamano immaginazione. Io vedo realmente, davanti a me, gli orrori che racconto, come fossi ipnotizzato. Tant'è che se non scrivo, mi addormento a fatica e faccio brutti sogni: quelle allucinazioni devono comunque affiorare, nel sonno o nella veglia. Anche la scrittura dà assuefazione come l'alcol.
  • [A proposito del romanzo Shining e del suo seguito Doctor Sleep] Il primo è uscito come un torrente in piena, senza dover organizzare le mie idee. Sembrava che qualcuno me lo dettasse. La gioia era totale. Ma ho sempre lavorato di mattina, prima di bere. Al massimo con i postumi di una sbornia: quando il cerchio alla testa ti fa captare ciò che di più orrido c'è intorno a te. Doctor Sleep è un libro più ponderato: ormai la sfida sta nel non cadere nella routine. Un tempo dovevo scrivere per non pagare le bollette. Ora non più: ha senso farlo solo se ogni volta cerco di scrivere il miglior romanzo della mia carriera.
  • [Alla domanda "Lei si è mai rivolto a uno psicologo?"] Per carità. Gli verserei una fortuna, invece di utilizzare la mia mente perversa per scrivere. E quella fortuna guadagnarla.

22/11/'63[modifica]

Incipit[modifica]

Non sono mai stato un uomo facile alle lacrime.
Un giorno, mia moglie mi disse che il mio «gradiente emotivo pari a zero» era il motivo principale per cui mi stava lasciando. Come se il tizio che aveva conosciuto alle riunioni degli Alcolisti Anonimi non c'entrasse per niente. Christy disse che avrebbe forse potuto perdonarmi per non aver pianto al funerale di suo padre; lo conoscevo soltanto da sei anni e non potevo capire che uomo fantastico e generoso fosse stato (quando s'era diplomata le aveva regalato una Mustang decappottabile, tanto per fare un esempio); ma quando non avevo pianto a quelli dei miei genitori (morti a due anni di distanza l'uno dall'altra, papà di cancro allo stomaco e mamma fulminata da un attacco di cuore mentre passeggiava su una spiaggia della Florida), Christy aveva iniziato a capire la faccenda del «gradiente».

Citazioni[modifica]

  • È la totalità, pensai. Un'eco tanto vicina alla perfezione da non poter dire quale sia la prima voce e quale il ritorno della voce-fantasma. Per un momento tutto mi fu chiaro, e nei momenti in cui accade, vedi quant'è sottile il mondo. Non lo sappiamo tutti quanti, in cuor nostro? È un meccanismo perfetto e bilanciato di voci ed echi che fanno da rotelle e leve, onirico orologio che rintocca oltre il vetro degli arcani che chiamiamo vita. Oltre? Sotto? Intorno? Caos, tempeste. Uomini con martelli, uomini con coltelli, uomini con pistole. Donne che pervertono ciò che non possono dominare e denigrano ciò che non possono capire. Un universo di orrore e smarrimento circonda un palcoscenico illuminato, sul quale noi mortali danziamo per sfidare le tenebre.

L'acchiappasogni[modifica]

Incipit[modifica]

SMAG Era diventato il loro motto, e Jonesy proprio non si ricordava chi di loro avesse cominciato a dirlo per primo. 'Render pan per focaccia è una stronzata' era stata una sua creazione. 'Fanculo, Freddy' e un'altra serie di oscenità ben più colorite erano un parto di Beaver. Henry era stato quello che aveva imposto 'Tutto andrà come vorrà', il genere di cazzata zen che piaceva a lui, fin da quando erano bambini. Ma che dire di Smag? chi aveva avuto quella pensata?
Poco importava. Ciò che contava è che avevano creduto alla prima metà della sigla quando erano un quartetto e a tutta quand'erano in cinque, e poi alla seconda metà quando erano ridiventati quattro. Fu allora che i tempi divennero più cupi. Le giornate 'Fanculo, Freddy si fecero più frequenti. Se ne rendevano conto senza sapere il perché. Sapevano che qualcosa non tornava – o perlomeno che c'era c'era qualcosa di diverso– ma non capivano esattamente che cosa. Sapevano di essere intrappolati, ma non in che modo. E tutto questo molto prima delle luci nel cielo. Prima di McCaarthy e Becky Shue.
Smag: talvolta è solo un modo di dire. E talvolta non credi in nulla al di fuori dell'oscurità. E allora come procedi?

Citazioni[modifica]

  • Non sappiamo quali saranno i giorni che cambieranno la nostra vita. Probabilmente è meglio così.

La bambina che amava Tom Gordon[modifica]

Incipit[modifica]

Il mondo aveva i denti e in qualsiasi momento ti poteva morsicare. Questo Trisha McFarland scoprì a nove anni. Alle dieci di una mattina dei primi di giugno era sul sedile posteriore della Dodge Caravan di sua madre con addosso la sua maglietta blu dei Red Sox (quella che ha 36 GORDON sulla schiena) a giocare con Mona, la sua bambola. Alle dieci e mezzo era persa nel bosco. Alle undici cercava di non essere terrorizzata, cercava di non pensare: Questa è una cosa seria, questa è una cosa molto seria. Cercava di non pensare che certe volte a perdersi nel bosco ci si poteva fare anche molto male. Certe volte si moriva.

Citazioni[modifica]

  • Il mondo aveva i denti e con quei denti poteva morsicarti in qualsiasi momento. (da La bambina che amava Tom Gordon)
  • Io non credo in nessun Dio veramente pensante che prende nota della caduta di ogni uccello in Australia e ogni insetto in India, un Dio che registra tutti i nostri peccati in un librone d'oro e ci giudica quando moriamo... non voglio credere in un Dio che crei volontariamente persone cattive e poi volontariamente le spedisca ad arrostire nell'inferno che ha creato lui. Questo no. Però credo che ci debba essere qualcosa. (da La bambina che amava Tom Gordon)

Buick 8[modifica]

Incipit[modifica]

Ora: Sandy

Il figlio di Curt Wilcox veniva spesso alla stazione l'anno che suo padre morì – e intendo proprio spesso –, ma nessuno gli diceva mai di togliersi dai piedi o gli chiedeva che cosa diavolo volesse. Capivamo il motivo delle sue visite: cercava di aggrapparsi al ricordo di suo padre. I poliziotti la sanno lunga sulla psicologia del dolore; molti di noi ne sanno più di quanto vorrebbero.

Citazioni[modifica]

  • Quelli che siedono a capotavola (che hanno lavorato per arrivarci e che lavorano per restarci) non mandano mai tutto a quel paese andandosene a pescare. No. Noi che siamo seduti a capotavola continuiamo a preparare i letti, a lavare i piatti e a imballare il fieno meglio che possiamo. Ah, come faremmo se non ci fossi tu? dicono gli altri. La risposta è che la maggior parte di loro andrebbe avanti a fare ciò che vuole, come sempre. Ad andare in malora allo stesso modo di sempre. (p. 116)

Carrie[modifica]

Incipit[modifica]

Notizia di cronaca riportata dal settimanale Enterprise di Westover (Maine) il 19 agosto 1966:

PIOGGIA DI PIETRE.
Ci viene riferito che una pioggia di pietre è caduta da un cielo perfettamente sereno su Carlin Street, nella citta di Chamberlain, il 17 agosto. Diverse persone sarebbero state testimoni. Le pietre sono cadute sulla casa della signora Margaret White, rovinando gravemente il tetto e sfondando due grondaie e un tubo di scolo per un danno di circa 25 dollari. La signora White, vedova, abita nella casa di Grin Street con la figlioletta di tre anni, Carrie. Non si hanno commenti diretti, perché non è stato possibile avvicinare la signora White.

Citazioni[modifica]

  • Ma il "mi dispiace" è il pronto soccorso delle emozioni umane.
  • Quasi nessuno scopre mai che le sue azioni feriscono davvero gli altri. La gente non migliora, diventa solo più furba. Quando diventi più furbo, non smetti di strappare le ali alle mosche, cerchi solo di trovare dei motivi migliori per farlo.

Cell[modifica]

Incipit[modifica]

La civiltà scivolò nella sua seconda era di tenebre su una prevedibile scia di sangue, ma ad una velocità che nemmeno i futurologi più pessimistici avrebbero potuto pronosticare. Fu quasi come non vedesse l'ora di finirci. Il primo giorno di ottobre, Dio era nel Suo paradiso, l'indice di borsa era a 10, 140 e quasi tutti gli aerei erano puntuali (eccetto quelli che atterravano o decollavano da Chicago, e c'era da aspettarselo). Due settimane dopo il cielo apparteneva di nuovo agli uccelli e il mercato azionario era un ricordo. A Halloween, tutte le metropoli del mondo, da New York a Mosca, puzzavano fino alle stelle e il mondo di prima era un ricordo.[1]
[Stephen King, Cell, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2006]

Citazioni[modifica]

  • I telepazzi sono proprietari del giorno; quando spuntano le stelle, tocca a noi. Siamo come vampiri. Come loro siamo stati confinati alla notte. Da vicino ci riconosciamo perché sappiamo ancora parlare; da breve distanza possiamo essere abbastanza tranquilli a giudicare dai bagagli e dalle armi che in numero sempre crescente stiamo trasportando, ma da lontano l'unico indizio certo è il raggio dondolante di una torcia elettrica. Tre giorni fa non solo governavamo la terra, ma soffrivamo di sensi di colpa per tutte le altre specie che avevamo spazzato via nella nostra scalata al Nirvana dei telegiornali a tutte le ore del giorno e dei popcorn nei microonde. Ora siamo gli Uomini Torcia.
  • Quello che Darwin per delicatezza non ha voluto dire, amici miei, è che se siamo diventati i padroni del mondo non è stato perché siamo i più intelligenti o nemmeno i più crudeli, ma perché siamo sempre stati i più pazzi e sanguinari figli di puttana della giungla.

La chiamata dei tre[modifica]

Incipit[modifica]

Il pistolero si destò da un sogno confuso dominato da un'unica immagine, quella del Mazzo di Tarocchi con il quale l'uomo in nero gli aveva predetto (non si sa quanto onestamente) l'amaro destino. Affoga, pistolero, gli diceva l'uomo in nero, e nessuno gli getta una cima. Il giovane Jake. Ma non era un incubo. Era un bel sogno. Era bello perché era lui ad annegare, quindi non era affatto Roland, bensì Jake e questo gli era di consolazione perché sarebbe stato mille volte meglio annegare come Jake che vivere nei panni di se stesso uomo che, nel nome di un gelido sogno, aveva tradito un bambino che in lui aveva riposto tutta la sua fiducia.

Citazioni[modifica]

  • [...] non sono tutti così. Ci sono anche quelli che hanno bisogno di persone che hanno bisogno di loro. Come in quella canzone di Barbra Streisand. Stucchevole, ma sincera. È un modo come un altro per essere dipendenti da qualcosa.
  • Tanto vale bersi l'oceano con un cucchiaino piuttosto che discutere con un innamorato.
  • Nell'universo della Torre, il fato sapeva essere misericordioso come l'accendino che gli aveva salvato la vita e doloroso come il fuoco che il miracolo aveva acceso. Come le ruote del treno in arrivo, seguiva un corso di logica spietata e travolgente brutalità, un corso contro il quale si potevano opporre solo l'acciaio e la dolcezza.
  • «Io sono tre donne [...] Colei che ero; colei che non avevo diritto di essere ma ero lo stesso; colei che tu hai salvato. Ti ringrazio, pistolero.» (Susannah Dean)
  • Anche i dannati amano.

Christine[modifica]

Incipit[modifica]

Dennis
Canzoni da teenager
Prima vista
«Oh mio Dio!» esclamò all'improvviso il mio amico Arnie Cunningham.
«Che cosa c'è?» chiesi io. Con gli occhi strabuzzati dietro gli occhiali dalla montatura d'acciaio e una mano premuta sulla bocca, si era voltato per guardare indietro girando il collo, come se fosse montato su cuscinetti a sfera[2].

Citazioni[modifica]

  • Se fare il ragazzo significa imparare a vivere allora fare l'adulto significa imparare a morire.
  • «L'amore è il pìù antico degli assassini. L'amore non è cieco. L'amore è un cannibale con una vista estremamente acuta. L'amore è un insetto che ha sempre fame.»
    «Che cosa mangia?» domandai senza pensare.
    «L'amicizia», mi rispose George Lebay.

Cujo[modifica]

Incipit[modifica]

C'era una volta,

ma non molto tempo fa, un mostro che arrivò a Castle Rock, nel Maine. Uccise una cameriera di nome Alma Frechette nel 1970; una donna di nome Pauline Toothaker e una studentessa delle medie superiori di nome Cheryl Moody nel 1971; una graziosa ragazza di nome Carol Dunbarger nel 1974; un'insegnante di nome Etta Ringgold nell'autunno del 1975; e un'alunna delle elementari di nome Mary Kate Hendrasen nell'inverno dello stesso anno.

Citazioni[modifica]

  • Se la vita ti dà limoni, fatti una bella limonata.
  • Quello che non sai non può farti male, vero? Se un uomo attraversa una stanza buia dove c'è una voragine, se ci passa a pochi millimetri, non c'è bisogno che sappia che c'è mancato un pelo a cascarci dentro. Non c'è bisogno di avere paura. Basta che le luci restino spente.
  • Era tutta una bugia. Il mondo era pieno di mostri e non c'era niente che potesse impedirgli di mordere gli innocenti e gli incauti.

Duma Key[modifica]

Incipit[modifica]

Si comincia con uno spazio bianco. Non dev'essere necessariamente carta o tela, ma secondo me dev'essere bianco. Noi diciamo bianco perché abbiamo bisogno di una parola, ma la definizone giusta è «niente». Il nero è l'assenza della luce, ma il bianco è l'assenza della memoria, il colore del non ricordo.
Come ricordiamo di ricordare? È una domanda che mi sono posto spesso dopo Duma Key, spesso nelle ore piccole della notte, perdendo lo sguardo nell'assenza della luce, ricordando amici assenti. Certe volte in quelle ore piccole penso all'orizzonte. Bisogna stabilire l'orizzonte. Bisogna segnare il bianco. Un atto abbastanza semplice, direte, ma ogni atto che rifà il mondo è eroico. O così sono giunto a concludere.

Citazioni[modifica]

  • Fame. Ha funzionato per Michelangelo, ha funzionato per Picasso, e funziona per centomila artisti che non lo fanno per amore (anche se può darsi che abbia la sua parte) ma per mettere il pane in tavola. Se vuoi tradurre il mondo, devi usare i tuoi appetiti. Vi stupisce? Non dovrebbe. Non c'è niente di più umano della fame. Non c'è creazione senza talento, ve lo concedo, ma il talento è gramo. Il talento mendica. La fame è la spinta dell'arte. (p. 117)
  • Inganniamo noi stessi così spesso che potremmo farne la nostra professione quotidiana. (p. 138)
  • So che la gente viene in Florida quando è vecchia e malata perché qui il clima è quasi sempre mite per tutto l'anno, ma credo che il Golfo del Messico abbia qualche virtù supplementare. Solo spaziare con lo sguardo in quella calma piatta e serena, piena di luce, ha un effetto terapeutico. È una parola grossa, vera? Golfo, intendo. Abbastanza grossa da poterci buttare dentro molte cose e guardarle scomparire. (p. 146)
  • Wireman sorrise. Diventava attraente. Mi offrì la mano e io gliela strinsi di nuovo. "Sai cosa penso? Che le amicizie che si fondano sulle risa sono sempre fortunate." (p. 151)
  • Quando si tratta dei propri figli, ci si ritrova di tanto in tanto a prendere iniziative singolari affidandosi alla speranza che si risolvano per il meglio: iniziative e figli. Il mestiere di genitore è il paradigma di «accennami un paio di battute che io m'invento qualcosa». (p. 230)
  • Quando qualcuno ti offre un assegno in bianco, non lo devi mai e poi mai incassare. Non era un concetto che avevo elaborato. Certe volte una verità scavalca il cervello e giunge direttamente dal cuore. (p. 352)
  • L'arte è il concreto articolo di fede e aspettativa, la realizzazione di un mondo che altrimenti sarebbe poco più di un velo di inutile consapevolezza teso su un golfo di mistero. (p. 447)
  • Avrò sempre affetto per lei, ma certe volte le persone si allontanano troppo per poter tornare indietro. Credo... sono più che sicuro che sia il nostro caso. (p. 504)
  • Quella fu l'ultima volta che ci parlammo e nessuno dei due lo sapeva. Non lo sappiamo mai, vero? Almeno avevamo finito scambiandoci parole d'affetto. Mi resta questo. Non è molto, ma è qualcosa. Ad altri va peggio. È quello che mi dico nelle lunghe notti in cui non riesco a dormire. Ad altri va peggio. (p. 594)
  • La porta d'ingresso di Big Pink era rivolta a est e il sole del mattino colpiva in pieno il volto di Wireman, illuminando una compassione così profonda da non poterla guardare. (p. 603)
  • L'incidente mi aveva in fondo insegnato una cosa sola: l'unico modo per andare avanti è andare avanti. Dire lo posso fare anche quando sai che non puoi. (p. 605)
  • Fatti il giorno e che il giorno faccia te.
  • Volevo Duma. Volevo il nero golfo e la sommessa conversazione delle conchiglie sotto di me.
  • Finiamo sempre per consumare i nostri crucci.

It[modifica]

Incipit[modifica]

Il terrore che sarebbe durato per ventotto anni, ma forse anche di più, ebbe inizio, per quel che mi è dato sapere e narrare, con una barchetta di carta di giornale che scendeva lungo un marciapiede in un rivolo gonfio di pioggia. La barchetta beccheggiò, s'inclinò, si raddrizzò, affrontò con coraggio i gorghi infidi e proseguì per la sua rotta giù per Witcham Street, verso il semaforo che segnava l'incrocio con la Jackson. Le tre lampade disposte in verticale su tutti i lati del semaforo erano spente, in quel pomeriggio d'autunno del 1957, e spente erano anche le finestre di tutte le case. Pioveva ininterrottamente ormai da una settimana e da due giorni si erano alzati i venti.

Citazioni[modifica]

  • Ragazzi, il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste. (dalla dedica del romanzo)
  • Buona fortuna, Big Bill, pensò Ben e preferì non guardare più. Ne soffriva, provava un dolore in un luogo così intimo che nessun vampiro o licantropo sarebbe mai riuscito a raggiungere. Se ha da essere così, così sia. Ma tu non l'amerai mai come l'amo io. Mai.
  • La tartaruga non ci può aiutare.
  • Beep-beep. (usato dai bambini per zittirsi scherzosamente)
  • E quasi per sbaglio Eddie scoprì una delle grandi verità della sua infanzia: i veri mostri sono gli adulti.
  • "I biscotti della fortuna, quelli non ve li potete dimenticare!". "Ah già", replicò Richie. "Tanto so qual è il mio oroscopo. PRESTO SARAI DIVORATO DA UN GROSSO MOSTRO. BUONA GIORNATA."
  • Allora vai senza perdere altro tempo, vai veloce mentre l'ultima luce si spegne, vattene da Derry, allontanati dal ricordo... ma non dal desiderio. Quello resta, tutto ciò che eravamo e tutto ciò che credevamo da bambini, tutto quello che brillava nei nostri occhi quando eravamo sperduti e il vento soffiava nella notte. Parti e cerca di continuare a sorridere. Trovati un po' di rock and roll alla radio e vai verso tutta la vita che c'è con tutto il coraggio che riesci a trovare e tutta la fiducia che riesci ad alimentare. Sii valoroso, sii coraggioso, resisti. Tutto il resto è buio.
  • Ma chi sa per quanto tempo può durare un lutto. Non è possibile che dopo trenta o quarant'anni dalla scomparsa di un figlio o di un fratello di una sorella, ci si ritrovi nel dormiveglia a pensare al defunto con lo stesso senso di nostalgia e di vuoto, la sensazione di un'assenza che non potrà mai più essere riempita.. forse nemmeno dopo la morte.
  • Avrebbe voluto dir loro che quei ragazzi morti scesi dalla scala a chiocciola avevano fatto qualcosa di ben peggio che spaventarlo. Lo avevano profanato.
  • Stanno stretti sotto ai letti sette spettri a denti stretti.
  • Forse non esistono nemmeno amici buoni o cattivi, forse ci sono solo amici, persone che prendono le tue parti quando stai male e che ti aiutano a non sentirti solo. Forse per un amico vale sempre la pena avere paura e sperare e vivere. Forse vale anche la pena persino morire per lui, se così ha da essere. Niente amici buoni. Niente amici cattivi. Persone e basta che vuoi avere vicino, persone con le quali hai bisogno di essere; persone che hanno costruito la loro dimora nel tuo cuore.
  • [...] quel misero gruppuscolo di nati perdenti con il loro piccolo club segreto in quella località nota come i Barrens, i "brulli", buffo nome per una zona così lussureggiante di vegetazione. A credersi esploratori nella giungla, o genieri della Marina americana a disboscare un atollo nel Pacifico per una pista d'atterraggio tenendo testa ai giapponesi; a immaginarsi costruttori di una diga, cowboy, astronauti in un mondo di giungla; a inventarsi di tutto e tutto si poteva inventare, ma sempre senza dimenticarsi di quello che stavano facendo veramente: si nascondevano dai ragazzi più grandi, si nascondevano a Henry Bowers e Victor Criss e Belch Huggins e tutti gli altri. Che branco di miserevoli erano stati: Stan Uris con quel nasone da ebreo; Bill Denbrough che a parte "Hi-yo, ragazzi" non sapeva dire niente senza balbettare così spaventosamente da farti torcere le budella; Beverly Marsh con i suoi lividi e le sigarette nascoste nella manica arrotolata della camicetta; Ben Hanscom, così grosso da sembrare una versione umana di Moby Dick; e Richie Tozier, con quei fondi di bottiglia che aveva per occhiali e i suoi voti da primo della classe e la sua lingua saggia e quella faccia che sembrava supplicare di essere squinternata e ricomposta in forme nuove ed eccitanti. C'era una parola per definirli? Oh sì. C'è sempre una parola. Nel loro caso era impiastri.
  • Si sveglia da questo sogno incapace di ricordare esattamente che cosa fosse, a parte la nitida sensazione di essersi visto di nuovo bambino. Accarezza la schiena liscia di sua moglie che dorme il suo sonno tiepido e sogna i suoi sogni; pensa che è bello essere bambini, ma è anche bello essere adulti ed essere capaci di riflettere sul mistero dell'infanzia... sulle sue credenze e i suoi desideri. Un giorno ne scriverò, pensa, ma sa che è un proposito della prim'ora, un postumo di sogno. Ma è bello crederlo per un po ' nel silenzio pulito del mattino, pensare che l'infanzia ha i propri dolci segreti e conferma la mortalità e che la mortalità definisce coraggio e amore. Pensare che chi ha guardato in avanti deve anche guardare indietro e che ciascuna vita crea la propria imitazione dell'immortalità: una ruota. O almeno così medita talvolta Bill Denbrough svegliandosi il mattino di buon ora dopo aver sognato, quando quasi ricorda la sua infanzia e gli amici con cui l'ha vissuta.
  • Era successo qualcosa di nuovo. Per la prima volta da sempre, qualcosa di nuovo.
    Prima dell'universo esistevano solo due cose. Una era It e l'altra la Tartaruga. It era arrivato sulla Terra molto tempo dopo che la Tartaruga si era ritirata nel suo guscio, e lì aveva scoperto una facoltà immaginifica del tutto nuova, quasi straordinaria. Le capacità di questa immaginazione rendevano il cibo molto nutriente. I suoi denti straziavano carni paralizzate da esotici terrori e paure voluttuose: esseri che sognavano di mostri notturni e sabbie mobili; contro la loro stessa volontà, si affacciavano su baratri senza fondi.
    Grazie a quel cibo nutriente It conduceva la sua esistenza in un semplice ciclo di veglia per mangiare e sonno per sognare. Aveva creato un luogo a sua immagine e lo rimirava con orgoglio dai pozzi neri che aveva per occhi. Derry era il suo mattatoio, la popolazione di Derry erano le sue greggi.
    Così era stato.
    Poi... quei bambini.
    Un fatto nuovo. Per la prima volta da sempre.

La metà oscura[modifica]

Incipit[modifica]

La vita di ciascuno, intendendo quella vera, non la semplice esistenza fisica, comincia in momenti diversi. La vera vita di Thad Beaumont, un ragazzo nato e cresciuto nel quartiere di Ridgeway a Bergenfield, New Jersey, ebbe inizio nel 1960. In quell'anno gli accaddero due fatti. Il primo formò la sua vita e il secondo per poco non vi pose fine.

Citazioni[modifica]

  • Certe volte la gente mente soltanto tacendo.

Il miglio verde[modifica]

Introduzione[modifica]

  • Soffro di insonnia ciclica [...] cosicché cerco di avere sempre a disposizione una storia per le notti in cui non riesco a prendere sonno. Allora, sveglio nel buio, la racconto a me stesso, scrivendola nella mente come farei alla macchina per scrivere o al computer [...] Ogni notte ricomincio da capo e, prima di addormentarmi, arrivo un po' più avanti della notte precedente. Dopo cinque o sei notti, di solito ho memorizzato interi brani di prosa. Sembrerà anche un esercizio da svitati, ma l'effetto è sedativo... e come passatempo è mille volte meglio che contare le pecore. (p. VII)
  • Sono felice che [il romanzo] sia stato apprezzato da un così vasto numero di lettori. E devo ammettere che in fondo è una gran bella storia da leggere prima di dormire. (p. XI)

Incipit[modifica]

Gli avvenimenti risalgono al 1932, quando il penitenziario di stato si trovava ancora a Cold Mountain. E là c'era anche naturalmente la sedia elettrica.
I detenuti scherzavano sulla sedia, come sempre si fa delle cose di cui si ha paura, ma da cui non ci si può sottrarre. La chiamavano Old Sparky, come dire la Scintillante, o Big Juicy, la Scaricona. Circolavano battute sulla bolletta della luce e su come e dove Moores, il direttore del nostro carcere, avrebbe cucinato il suo pranzo del Ringraziamento, quell'autunno, con la moglie Melinda troppo malata per mettersi ai fornelli.
Ma in quelli che dovevano veramente sedervisi, la voglia di scherzare si spegneva in un baleno. Nel periodo da me trascorso a Cold Mountain ho presieduto a più di settantotto esecuzioni (questo è un numero sul quale non ho mai fatto confusione; me lo ricorderò sul letto di morte) e credo che, per la maggioranza di quegli uomini, la verità di ciò che stava accadendo li colpiva finalmente come una legnata quando gli bloccavano le caviglie alla solida quercia delle gambe di Old Sparky. In quel momento (vedevi la consapevolezza riempirgli piano piano gli occhi, una specie di freddo sgomento) si rendevano conto che le gambe avevano concluso la loro carriera. Dentro vi scorreva ancora il sangue, i muscoli erano ancora reattivi, ma avevano chiuso lo stesso; non avrebbero percorso nemmeno più un metro di un sentiero fra i boschi, non avrebbero più ballato con una ragazza a qualche festa di campagna. Ai clienti di Old Sparky la coscienza della propria morte saliva dalle caviglie. C'era un sacchetto nero di seta da mettergli sulla testa quando avevano finito di pronunciare le loro ultime parole, perlopiù incoerenti. Il cappuccio era per loro, ma io ho sempre pensato che in realtà fosse per noi, per impedirci di vedere l'orribile marea di sgomento che sale nei loro occhi quando cominciano a capire che moriranno con le ginocchia piegate.

Citazioni[modifica]

  • [...] è così che va nella vita. Sei lì a scivolare via sul velluto, con tutto quanto che quadra secondo il manuale, poi commetti un piccolo errore e trac! Ti casca addosso il cielo.
  • Ci saranno quelli tra voi che lo troveranno fuori luogo e tutti gli altri lo giudicheranno grottesco, ma lasciate che vi dica una cosa, amici miei: sempre meglio un amore bizzarro che nessun amore.
  • Non ne posso più del dolore che sento e vedo, capo. Non ne posso più di vivere in strada, solo come un pettirosso sotto la pioggia. Mai un amico da andarci assieme, un amico che mi dice da dove veniamo e dove stiamo andando e perché. Non ne posso più della gente cattiva che si fa del male. Per me è come cocci di vetro piantati nella testa. Non ne posso più di tutte le volte che ho voluto rimediare e non ho potuto. Non ne posso più di stare al buio. Soprattutto è il dolore. Ce n'è troppo. Se potessi smettere di sentirlo, lo farei. Ma non posso.
  • Puoi condurre un cavallo all'acqua ma non puoi obbligarlo a bere.
  • E le persone sottoposte a tensione possono spezzarsi. Farsi del male. Fare del male agli altri. Qualche volta mettono nei guai anche gente come noi.
  • Il fatto semplice è che il mondo gira. Puoi sederti e girare con il mondo o puoi alzarti in piedi per protestare e venire catapultato fuori.
  • Infinite sono le corse di scarsa importanza, ma mi sono reso conto che non basta questo a impedire a un uomo di arrovellarvisi.
  • Certe volte a un uomo prende il bisogno di conoscere una cosa e se ne fa un tormento che è peggio di una maledizione, e così fu per me allora.
  • Quando passi la vita intera a occuparti di gente sporca, non puoi evitare che resti attaccato un po' di fango.
  • Credo che ci sia del bene nel mondo, il quale tutto è dispensato in un modo o in un altro da un Dio amorevole. Ma credo che esista anche un'altra forza, in tutto e per tutto reale quanto il Dio al quale ho elevato le mie preghiere per tutta la vita, una forza che si adopera scientemente con l'intento di guastare tutte le nostre buone intenzioni. Non alludo a Satana, non a lui (anche se credo nella sua esistenza), ma a un demone della discordia, un essere pervaso di beffarda stupidità che ride di gioia quando un vecchietto si dà fuoco cercando di accendersi la pipa o quando un adorato bambino piccolo si mette in bocca il primo giocattolo ricevuto in regalo a Natale e ne muore soffocato.
  • La mano di un uomo è come un animale addomesticato solo per metà: fa la brava quasi sempre, ma di tanto in tanto scappa e morde la prima cosa che vede.
  • Il tempo si prende tutto, che tu lo voglia o no. Il tempo si prende tutto, il tempo lo porta via, e alla fine c'è solo oscurità. Talvolta incontriamo altri in quella oscurità e talvolta li perdiamo di nuovo là dentro.

Misery[modifica]

Incipit[modifica]

umber whunnnn
yerrrnnn umber whunnnn
fayunnun
Questi suoni: nonostante la nebbia.

Ogni tanto i suoni si affievolivano, come il dolore, e allora restava solo la nebbia. Prima della nebbia ricordava l'oscurità: oscurità totale. Doveva dedurne che stava facendo progressi? Sia fatta la luce (anche se di tipo nebbioso), e la luce era cosa buona e così via e così via? Erano esistiti quei suoni nell'oscurità? Non era in grado di dare risposta a nessuna di quelle domande. Aveva senso porsele? No, non aveva risposta nemmeno a questa.

Citazioni[modifica]

  • In un libro tutto si sarebbe svolto secondo i piani... ma la vita è sempre così fottutamente caotica! Che dire di un'esistenza in cui alcune delle conversazioni più delicate trovano il modo di svolgersi proprio quando tu hai un pazzesco bisogno di correre al cesso? Un'esistenza dove non ci sono nemmeno i capitoli?
  • Perché gli scrittori ricordano tutto, Paul. Specialmente quello che fa male. Denuda uno scrittore, indicagli tutte le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ciascuna di esse, anche della più piccola. E dalle più grandi avrai romanzi, non amnesie. Un briciolo di talento è un buon sostegno, se si vuol diventare scrittori, ma l'unico autentico requisito è la capacità di ricordare la storia di ciascuna cicatrice.
  • Un uomo coraggioso riesce a pensare. Un vigliacco no.
  • Quando ci lascia una persona speciale, una persona specialmente cara a tutti noi, troviamo difficile accettarlo, così può accadere che immaginiamo che non ci abbia veramente lasciati.

Mucchio d'ossa[modifica]

Incipit[modifica]

In un giorno caldissimo dell'agosto 1994, mia moglie mi disse che scendeva al Rite Aid di Derry a prendere una ricarica per il suo inalatore perché la sua era esaurita; un farmaco prescrittole dal medico, che credo oggigiorno si venda senza ricetta. Io per quella giornata avevo finito di scrivere e mi offrii di assumermi l'incombenza. Lei mi ringraziò, ma voleva comprare del pesce al supermercato lì accanto; due piccioni con una fava e compagnia bella. Mi soffiò un bacio dal palmo della mano e uscì. La rividi in TV. È così che si identificano i morti qui a Derry, non si percorre un corridoio sotterraneo di piastrelle verdi sotto lunghi tubi fluorescenti, non ti tirano fuori un cadavere nudo da una cella frigorifera. Si entra in un ufficio con la scritta PRIVATO, si guarda uno schermo TV e si dice sì o no.

La mia fortezza fu lacerata dal dolore. Se non ci fosse stato il letto, sarei caduto sul pavimento. Piangiamo dagli occhi, più di così non sappiamo fare, ma quella sera ebbi la sensazione che stesse piangendo ogni poro del mio corpo, ogni pertugio e ogni fessura.

Citazioni[modifica]

  • Di giorno sapevo riconoscere in questi dubbi gli sciocchi balbettii trascendentali che erano, ma di notte mi era molto più difficile. Di notte i pensieri hanno la spiacevole abitudine di sfilarsi il collare e correre liberi.
  • E forse la nostra benedizione più grande era di non aver mai saputo quanto è breve il tempo.
  • Era come se in petto le si fosse consumato il cuore e la tristezza che rimaneva fosse anch'essa spettrale, un ricordo dell'amore insinuato nello scheletro dell'odio.
  • Ero tornato a Sara da tre giorni, ma avevo già postulato la Prima Legge dell'Eccentricità di Noonan: quando sei da solo, un comportamento strano non è più strano per niente.
  • Fai fieno finché splende il sole.
  • Forse siamo sempre indotti a pensare che ciò che è perduto era il meglio... o lo sarebbe stato. Non ne sono sicuro.
  • Il dolore fu immenso, qualcosa che, se fosse stato un rumore, sarebbe stato un tuono.
  • I morti mettono su peso, mi sembra; nelle proprie carni e nella nostra mente, mettono su peso.
  • Mi sentivo allo stesso tempo solo e sereno. Credo che sia un tipo di felicità molto raro.
  • «[...]mio padre non mentiva. Era contro la sua religione.» «Battista?» «Nossignore. Yankee.»
  • Non fargli mai vedere che sudi, era il motto del clan Noonan. Qualcuno avrebbe dovuto incidere non ti preoccupare sto bene sul sepolcro di famiglia.
  • Ogni buon matrimonio è territorio segreto, uno spazio necessariamente bianco sulla mappa della società. Ciò che gli altri non sanno della tua relazione coniugale, la rende tua.
  • Quando una persona fantasiosa finisce in un guaio mentale, la linea di demarcazione tra sembrare ed essere ha la peculiare tendenza a scomparire.
  • Stupido, forse, ma certe volte le cose funzionano solo perché sei tu a pensare che funzionino. È una definizione di fede che ne vale tante altre.
  • Sono come un claustrofobico su un sottomarino che affonda. Ecco come va, grazie per averlo chiesto. Ma non lo dissi mai. Io non chiedo aiuto.
  • Tornando a casa pensai al vecchio detto secondo cui una persona non può mai conoscere veramente un'altra. È un postulato facile da scacciare a parole, ma è un trauma, un'esperienza orribile e inaspettata come una zona di forte turbolenza durante una traversata aerea fino a quel momento assolutamente tranquilla, scoprire che è una verità letterale nella propria esistenza.
  • Un senso di mistero mi invase il cuore e la mente, quella percezione del mondo come una pelle sottile su organi e ossa sconosciuti.
  • Una persona può tener duro per un bel pezzo se gli capita una giornata buona di tanto in tanto, così la penso io.

Notte buia, niente stelle[modifica]

Postilla[modifica]

  • Le storie raccolte in questo libro sono molto dure. Forse, in certi momenti, le hai trovate difficili da leggere. Ti assicuro che io stesso, in certi momenti, le ho trovate difficili da scrivere. (p. 415)
  • Io prendo molto sul serio quel che faccio, ed è sempre stato così, fin da quando a diciott'anni scrissi il mio primo romanzo La lunga marcia.
    Ho pochissima pazienza nei confronti degli scrittori che non prendono sul serio il proprio lavoro, e proprio nessuna pazienza nei confronti di chi sostiene che l'arte di scrivere storia sia ormai logora. Non è logora, e non è un giochino letterario. È uno dei più importanti modi di cercare un senso nelle nostre vite e nel sovente terribile mondo che ci circonda. È il modo in cui rispondiamo alla domanda: «Come possono accadere cose del genere?» Le storie ci portano a pensare che a volte (non sempre, ma a volte) vi sia una ragione. (pp. 415-416)
  • Fin dal principio [...] ho avuto la sensazione che la migliore narrativa fosse propulsiva e aggressiva. Ti arriva dritta in faccia. A volte ti grida in faccia. Non ho nulla contro la prosa «alta», che di solito descrive persone straordinarie in circostanze ordinarie, ma sia come lettore sia come scrittore, mi interessano molto di più le persone ordinarie in circostanze straordinarie. Nei miei lettori voglio provocare una reazione emotiva, quasi viscerale. Il mio scopo non è farli pensare mentre leggono. Metto la parola in corsivo per far capire che, se la storia è buona abbastanza e i personaggi sono sufficientemente vividi, il pensiero seguirà all'emozione dopo la lettura e a libro già riposto (talvolta con sollievo). (p. 416)
  • La verità è nell'occhio di chi guarda, ma se si parla di narrativa, la sola responsabilità dello scrittore è quella di cercare la verità nel proprio cuore. Non sarà sempre la verità del lettore, e nemmeno quella del critico, ma finché sarà la verità dello scrittore (e finché quest'ultimo non si umilierà né si toglierà il cappello in ossequio alle mode), tutto andrà bene. Per gli scrittori che mentono di proposito, per quelli che sostituiscono comportamenti non credibili al modo in cui le persone agiscono davvero, io non provo altro che disprezzo. Scrivere male non è solo questione di cattiva sintassi o scarso spirito d'osservazione: si scrive male quando ci si rifiuta di raccontare storie su quel che la gente fa realmente. (p. 417)
  • In Notte buia, niente stelle ho fatto del mio meglio per rendere quel che la gente potrebbe fare e come potrebbe comportarsi in certe situazioni estreme. Le persone in questi racconti non sono prive di speranza, ma riconoscono che a volte persino le speranze più fervide (e i migliori auspici per il nostro prossimo e la società in cui viviamo) si rivelano vane. Anzi, succede spesso. Quello che ci dicono, secondo me, è che la nobiltà non sta principalmente nel successo, ma nel cercare di fare la cosa giusta, e che se non riusciamo a farla, o intenzionalmente ci sottraiamo al compito, la conseguenza sarà l'inferno. (p. 417)

Le notti di Salem[modifica]

Incipit[modifica]

Quasi tutti pensavano che l'uomo e il ragazzo fossero padre e figlio.
Attraversavano il paese diretti verso sudovest su una vecchia Citroën, tenendosi sulle strade secondarie, sostando spesso. Si fermarono in tre luoghi prima di giungere a destinazione; la prima volta nel Rhode Island, dove l'uomo alto con i capelli neri lavorò in una fabbrica tessile; quindi a Youngstown, nell'Ohio, dove passò tre mesi alla catena di montaggio d'una fabbrica di trattori; e infine in una piccola città californiana vicino al confine con il Messico, dove fece il benzinaio e si mise a riparare le piccole auto europee con un successo che gli riuscì del tutto imprevisto e gradito.

Citazioni[modifica]

  • Che Dio mi conceda la serenità di accettare ciò che non posso cambiare, la tenacia di cambiare ciò che posso e la fortuna di non fare troppe cazzate.
  • Ecco l'importanza di non piangere: piangere era come pisciar via ogni cosa.

L'ombra dello scorpione[modifica]

Incipit[modifica]

«Sally.»
Un borbottio.
«Svegliati, Sally.»
Un borbottio più forte: 'sciami in pace.
La scosse più bruscamente.
«Svegliati. Devi svegliarti!»
Charlie.
La voce di Charlie. La stava chiamando. Da quanto tempo?
Sally emerse dal sonno.

Citazioni[modifica]

  • Se torni da queste parti, Stu, e rinnovi l'invito a unirmi a te, probabilmente accetto. È questo il destino della razza umana. Socievolezza. Vuoi che ti dica che cosa ci insegna la sociologia a proposito della razza umana? Te lo dico in poche parole. Mostrami un uomo o una donna soli e io ti mostrerò un santo o una santa. Dammene due e quelli si innamoreranno. Dammene tre e quelli inventeranno quella cosa affascinante che chiamiamo «società». Quattro ed edificheranno una piramide. Cinque e uno lo metteranno fuori legge. Dammene sei e reinventeranno il pregiudizio. Dammene sette e in sette anni reinventeranno la guerra. L'uomo può essere stato fatto a immagine di Dio, ma la società umana è stata fatta a immagine del Suo opposto. E cerca sempre di ritornare. (Bateman, a Stu)
  • Il bello della mania religiosa è che ha la capacità di spiegare tutto. Una volta che Dio (o Satana) sia accettato come causa prima di tutto ciò che accade nel mondo dei mortali, nulla viene lasciato al caso... o al mutamento. Una volta che ci si sia impadroniti perbene di formule magiche quali «Ora noi vediamo come in uno specchio scuro» e «Misteriose sono le vie che Egli sceglie per porre in atto le Sue meraviglie,» si può buttare allegramente la logica dalla finestra. La mania religiosa è uno dei pochi metodi infallibili per reagire ai ghiribizzi del mondo, perché elimina totalmente il puro caso. Per il perfetto maniaco religioso, tutto ha un suo scopo.

L'orrore secondo Stephen King[modifica]

  • [Su Shining di Stanley Kubrick] Ci sono parti che mi sono piaciute e parti invece che non mi sono piaciute affatto. Pari e patta insomma. Kubrick ha dichiarato di aver voluto fare un film dell'orrore ma non credo che sapesse esattamente cos'è un film dell'orrore. Quello che viene fuori alla fine è una semplice tragedia famigliare. (p. 29)
  • Per quanto riguarda i miei libri, be', si tratta di prendere una decisione di fondo e cioè: vuoi vendere il libro per farne un film oppure no? Alla fine, spesso, non resta che assumere l'atteggiamento tipo "mi aspetto il peggio, tutto quello che viene tanto meglio". Ne ho discusso fra me e me e alla fine ho concluso che anche se ne fanno un pessimo film, alla fine a uscirne distrutto è il film, il libro no, quello non possono distruggerlo. Il libro rimane. Io sono uno che si occupa di libri. E per quanto anche il cinema sia una forma d'arte non la ritengo all'altezza del fare libri. (p. 29)
  • C'è una cosa che Machen ha detto una volta e che io non ho mai più dimenticato: il vero male è quando una rosa comincia a cantare. Non sono sicuro di capire esattamente cosa intendesse dire, eppure la sensazione di quella frase mi appare così chiara. (p. 31)
  • Tra le storie di Lovecraft ho le mie preferite e quelle rimarranno sempre ma è il suo stile che prima o poi può diventare un problema. Ti attira sin che sei giovane e riesci ad accettare anche tutto l'armamentario rococò. (p. 31)
  • Penso che Richard Matheson sia fantastico. Quando è al meglio, non c'è nessuno che stia al suo livello. Alcune delle sue storie sono diventate dei classici. (p. 31)
  • Non credo molto al mito "scrittori si nasce", credo piuttosto che lo si diventi. Penso che ci sia un sacco di gente che avrebbe il talento per scrivere ma sottostima l'impegno, il lavoro e la costanza che occorrono per affilare quel talento di partenza e riuscire a diventare uno scrittore di successo. (p. 41)
  • Di grande in Lovecraft c'è proprio questo aspetto; sembra sempre che ti dica: «Ho questa cosa orribile per le mani ma non posso descrivertela, se te la descrivessi diventeresti pazzo all'istante e quindi non lo farò». E per me è come se dicesse: «È successo qualcosa, ed è stato incredibilmente sexy. Oh, Dio mio se è stato sexy! Se lo sapessi ti metteresti a correre per strada ululando, ma non posso dirtelo perché non voglio che tu cominci a comportarti in quel modo». Provoca senza eccedere, senza fare un passo in più. Cosa che può lasciare il lettore nello stato d'animo di chiedersi: «Be', Lovecraft si comportava così perché stava bluffando e cosa fosse l'orrore davvero non lo sapeva». E allora penso che occorra farlo quel passo in più e sono stato criticato per questo perché quando l'orrore è disvelato ecco che non è più così brutto come lo si dipingeva. Ma questo è quello che succede ed è la ragione per cui alla fine il romanzo dell'orrore manca sempre la mira. Perché è come puntare la luce. (p. 45)
  • [Su Stanley Kubrick] Penso che sia un vero genio e non uno di quei registi con buone capacità visive ma intellettualmente zero. Kubrick non è uno stupido, certo, ma penso che il libro [Shining], in sé, non gli interessi più di tanto. Credo che sia andata più o meno così: interessante quel libro, ci si può lavorare sopra. (p. 49)
  • Fa parte del diventare adulti: lo spegnimento progressivo della nostra immaginazione. [...] La gente risponde a questo. Non è che muoia del tutto. Si atrofizza e si addormenta. E se riesco a mostrare le cose da una prospettiva diversa, ecco è per questo che sono pagato. [...] Sono un niente nelle retrovie della civiltà. Non ho alcuna abilità che possa migliorare la qualità della vita sotto qualsiasi punto di vista. L'unica cosa che so fare è dire: «Guardate qui, guardate come non avete mai fatto sino a ora. È vero, a voi sembra solo una nuvola, ma guardate meglio, non assomiglia a un elefante?!». E per questo la gente paga, perché è qualcosa che loro hanno perso. Si potrebbe dire che sono una persona che fa occhiali per la mente. (pp. 57-59)
  • [su Halloween] È il giorno in cui ci si ricorda che viviamo in un piccolo angolo di luce circondati dall'oscurità di ciò che non conosciamo. Un piccolo giro al di fuori della percezione abituata a vedere solo un certo percorso, una piccola occhiata verso quell'oscurità. (p. 60)
  • [Su Shining di Stanley Kubrick] Io penso che il film sia ottimo ma allo stesso tempo mi sembrava lecito volere di più. Capita che Kubrick tratti il soggetto qua e là in modo piuttosto lezioso. [...] È l'errore di base di Shining; si tratta di un film fatto da una persona che pensa troppo. [...] Shining è più una storia di fantasmi sul modello edoardiano piuttosto che un film dell'orrore così come lo si pensa ai giorni nostri. [...] Shining dal mio punto di vista non è un film che faccia paura. (p. 121-122)
  • Tendo a pensare che il male sia molto potente anche se alla lunga si rivela piuttosto stupido. Tento a vedere il potere del bene in modo più sottile e in definitiva come la forza che ha più possibilità di trasformarsi, manifestarsi e dunque provocare un interesse più vero. L'interesse per il potere del male è più superficiale, ma sotto sotto è sciocco e alla lunga monotono – ed è questo il vero aspetto terrificante della questione. Come diceva Joseph Conrad «l'unico orrore è che non c'è orrore». (p. 134)
  • Si può uccidere il male seppellendolo di risate. Il male può esistere solo quando è capace di creare un senso di angoscia e di terrore incontrollabile. (p. 135)
  • [Su Shining di Stanley Kubrick] Ci sono cose che mi piacciono moltissimo e cose che non mi piacciono per nulla. Penso che i problemi principali riguardino la sceneggiatura e non la recitazione o la regia. Ci sono evidenti lacune nella sceneggiatura, momenti in cui Kubrick e Diane Johnson sembra che non abbiano pensato a sufficienza oppure che abbiano pensato troppo. Ho l'impressione che fosse intenzione cosciente di Kubrick quella di trascendere il genere. (p. 141)
  • [Su Shining di Stanley Kubrick] Mi sembra di avere definito una volta Shining come una bellissima automobile senza motore. Un film di classe in piena regola. Magnifico da vedere, potrei guardarmelo tutti i giorni, ma il problema è che Kubrick aveva intenzione di fare un film dell'orrore. E la mia impressione è che abbia cercato di farlo senza avere nessuna conoscenza del genere. (p. 165)
  • La maggior parte di ciò che è comico si basa su cose negative che capitano ad altri e per le quali noi ridiamo come per dire: «Grazie a Dio non è capitato a me!». Sotto certi punti di vista l'horror è anche più umano, perché quando urliamo mostriamo più simpatia che mancanza di simpatia. Quando si ride invece non si dimostra simpatia, si produce un suono scimmiesco che assomiglia a un grugnito di trionfo. (p. 180)
  • A mio parere il fatto di avere bambini non ha nulla a che fare con l'idea di perpetuare la razza e di farla sopravvivere. Mi sembra piuttosto un modo per completare la propria infanzia... Se hai dei bambini è come se risperimentassi tutta la tua infanzia solo con una prospettiva più matura. È come una ruota che finisce il suo giro. A quel punto puoi dire che la tua infanzia è finita. (p. 291)
  • Se hai dei bambini è come se ti fosse data la possibilità di vivere la tua infanzia una seconda volta. E con quella una nuova prospettiva, un nuovo senso di quello che è stato, di quanto ha significato per te. È come se a un certo punto si sentisse dentro che non si può continuare a essere bambini e se hai dei figli il processo giunge a compimento quando loro sono cresciuti e il tuo compito di padre è finito. (p. 340)

Shining[modifica]

Incipit[modifica]

Jack Torrance pensò: Piccolo stronzo intrigante.
Ullman era alto poco più di un metro e sessanta, e quando si muoveva aveva la rapidità scattante che sembra essere peculiare a tutti gli ometti grassocci. Aveva i capelli spartiti da una scriminatura impeccabile, e il completo scuro era sobrio, ma severo. Sono un uomo al quale potete tranquillamente esporre i vostri problemi, diceva quel completo alla clientela solvente.

Citazioni[modifica]

  • Amare te, piccolo mio, è come cadere da un albero.
    Ma se non posso essere la tua donna, non voglio nemmeno essere il tuo cane. (p. 53)
  • Le anime di un vero avventuriero politico e di un vero oratore non erano molto dissimili tra di loro; erano entrambe appassionatamente interessate all'occasione buona. (p. 118)
  • Non smettono mai di fare male le vecchie ferite? (p. 156)
  • L'operaio imboccò la corsia sulla sinistra, continuando a premere sul clacson, e sorpassò ruggendo la berlina che procedeva zigzagando come ubriaca. Invitò il guidatore della berlina a prodursi in un atto sessuale illecito con se stesso. A esibirsi in un amplesso orale con varie specie di roditori e uccelli. Espresse la sua personale proposta di rispedire tutti gli individui con sangue nero nelle vene nel loro continente d'origine. Manifestò la sua sincera convinzione circa il posto che avrebbe occupato nell'aldilà l'anima del guidatore della berlina. Concluse con l'asserzione di aver incontrato la madre del guidatore della berlina in una casa di tolleranza di New Orleans.
  • Il fuoco uccide qualsiasi cosa. (p. 327)
  • Le lacrime che guariscono sono anche le lacrime che scottano e feriscono. (p. 427)

Stagioni diverse[modifica]

  • Anche se avessi saputo la cosa giusta da dire, probabilmente non avrei potuto dirla. I discorsi distruggono le funzioni dell'amore, credo. [...] La parola è danno. L'amore non è quello che i poeti del cazzo vogliono farvi credere. L'amore ha i denti; i denti mordono; i morsi non guariscono mai. Nessuna parola, nessuna combinazione di parole, può chiudere le ferite d'amore. È tutto il contrario, questo è il bello. Se quelle ferite si asciugano, le parole muoiono con loro.

Il corpo[modifica]

Incipit[modifica]

Avevamo una casa su un albero, un grande olmo che sovrastava un terreno vuoto a Castel Rock. Oggi in quel lotto c'è una societa' di traslochi e l'olmo è scomparso. Progresso. Era una specie di circolo sociale, anche se non aveva nome. Eravamo cinque, forse sei, i fissi, più qualche altro di passaggio. Li facevamo salire quando c'era una partita a carte e avevamo bisogno di sangue fresco. Il gioco di solito era il blackjack e ci giocavamo solo qualche penny. Ma prendi il doppio, con blackjack e cinque carte sotto ... e il triplo con sei carte sotto, anche se solo Teddy era così pazzo da tentarlo.

Citazioni[modifica]

  • Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov'è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via. E potreste fare rivelazioni che vi costano per poi scoprire che la gente vi guarda strano, senza capire affatto quello che avete detto, senza capire perché vi sembrava tanto importante da piangere quasi mentre lo dicevate. Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare.
  • È la storia, non colui che la racconta.
  • "Voglio andarmene in qualche posto dove nessuno mi conosce e dove non ho nessuna macchia nera addosso prima di cominciare. Ma non so se ce la faccio." "Perché?" "La gente. La gente ti trascina giù." "Chi?" chiesi io, pensando si riferisse agli insegnanti, o a mostri adulti come Miss Simons, che aveva desiderato una gonna nuova, o magari a suo fratello Eyeball che se ne andava in giro con Ace e Billy e Charlie e gli altri, o magari a suo padre e sua madre. Ma lui disse "I tuoi amici, loro ti trascinano giù, Gordie. Non lo sai?" Indicò Vern e Teddy, che si erano fermati e aspettavano che li raggiungessimo. Stavano ridendo di qualcosa; Vern, anzi, era piegato in due dalle risate. "I tuoi amici. Sono come quelli che ti annegano attaccandosi alle gambe. Non puoi salvarli. Puoi solo annegare con loro."

Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank[modifica]

Incipit[modifica]

Uno come me, sono sicuro, c'è in ogni prigione d'America, statale o federale: io sono quello che vi procura la roba. Sigarette confezionate o spinelli – se è quello il vostro debole – una bottiglia di brandy per festeggiare il diploma del figlio, o della figlia, praticamente qualsiasi cosa... nei limiti del ragionevole, cioè. E non sempre è stato così.

La storia di Lisey[modifica]

Incipit[modifica]

Agli occhi del pubblico le mogli degli scrittori popolari sono quasi invisibili e nessuno lo sapeva meglio di Lisey Landon. Suo marito aveva vinto il Pulitzer e il National Book Award, ma Lisey aveva rilasciato una sola vera intervista in tutta la sua vita.

Citazioni[modifica]

  • Le argomentazioni contro l'insania sfumano con un fruscio lieve d'increspatura; questi sono i suoni di voci morte su dischi morti che fluttuano nel canale guasto della memoria. Quando mi giro a chiederti se ricordi, quando mi giro verso di te nel nostro letto.
  • E poi altre volte arrivava un giorno, uno di quelli grigi quando aveva di lui una nostalgia così struggente da sentirsi vuota, non più una donna ma un albero morto, pieno di gelido soffio novembrino. Così si sentì in quel momento, ebbe voglia di urlare il suo nome e urlargli di tornare a casa e il suo cuore soffrì al pensiero degli anni che l'attendevano e si domandò che cosa avesse di buono l'amore se il risultato era quello, anche solo dieci secondi di una sensazione così.
  • "Io mi espongo a te e tu mi vedi tutto intero", dice. "Tu mi ami lungo tutto il giro dell'equatore e non solo per qualche storia che scrivo. Quando la tua porta si chiude e il mondo resta fuori, noi siamo occhi negli occhi."
  • "Tu sei sempre stata l'acciaio nella sua spina dorsale".
    Lisey la guardò più che stupefatta. Scioccata. "Che cosa?"
    "Di Scott. E lo sapeva."
  • "Aspetta che cambi il vento, Babyluv"
  • "Babyluv: se tu hai bisogno di un'ancora per conservare il tuo posto nel mondo, non Boo'ya Moon ma quello dove siamo vissuti insieme,usa l'africano.Sai come riportarlo indietro. Baci. Almeno mille, Scott.P.S.Tutto lo stesso. Ti amo."
  • Più è la fatica che hai fatto per aprire un pacco, meno alla fine ti importa di che cosa ci trovi dentro.
  • Ci sono cose che non si dimenticano più. Era giunta a convincersi che proprio le cose che il mondo pratico archiviava come effimere – per esempio le canzoni e la luce della luna e i baci – erano in certi casi proprio le cose che duravano più a lungo. Potevano essere sciocchezze, ma sconfiggevano la dimenticanza. Ed era una bene. Era un bene.
  • Fai il bravo per quelli a cui vuoi bene. Vuoi fare il bravo per quelli a cui vuoi bene, perché sai che il tuo tempo con loro finirà per esser troppo breve, per quanto lungo sia.
  • Nessuno vuole bene ad un clown a mezzanotte.
  • Quindi, invece di dirle che finché c'è vita c'è speranza, o esortarla ad affrontare le contrarietà con un sorriso, o rammentarle che il buio era sempre più intenso prima dell'alba, o una delle altre mille cose appena cascate fuori dal culo del cane, la tenne semplicemente tra le braccia. Perché in certi momenti abbracciare una persona e basta è quanto di meglio. Era una delle cose che aveva insegnato all'uomo del quale aveva assunto il cognome: che certe volte è meglio stare zitti; certe volte era meglio chiudere l'imperitura boccaccia e resistere, resistere, resistere.

Terre desolate[modifica]

Incipit[modifica]

Era la sua terza volta con pallottole vere... e la sua prima volta estraendo dalla fondina che le aveva confezionato Roland.
Avevano una buona scorta di munizioni; Roland aveva portato più di trecento pallottole dal mondo in cui Eddie e Susannah Dean erano vissuti fino al momento della loro chiamata. Ma avere munizioni in abbondanza non significava che le si potessero sprecare, anzi, era vero il contrario. Gli sciuponi corrucciavano gli dei. Su questo credo era stato cresciuto Roland, prima da suo padre e poi da Cort, il suo più grande maestro, e a esso restava ancora fedele. Quegli dei non punivano forse all'istante, ma presto o tardi il castigo sarebbe giunto... e più lunga l'attesa, più pesante la penitenza.

Citazioni[modifica]

  • Io non miro con la mano; colei che mira con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.
    Io miro con l'occhio.
    Io non sparo con la mano; colei che spara con la mano ha dimenticato il volto di suo padre.
    Io sparo con la mente.
    Io non uccido con la pistola; colei che uccide con la pistola ha dimenticato il volto di suo padre.
    Io uccido con il cuore. (da Terre desolate)
  • Eddie e Susannah si coricarono insieme. Quando furono sicuri che il pistolero dovesse essersi addormentato, fecero l'amore. Roland li sentì nella sua lunga veglia e li udì parlare sottovoce dopo l'amore. Parlarono soprattutto di lui. In silenzio, con gli occhi aperti nell'oscurità restò ancora a lungo dopo che il loro mormorio era cessato e il loro respiro si era fuso insieme in un'unica nota regolare. Bello era essere giovani e innamorati, pensò. Anche nel cimitero a cui era stato ridotto quel mondo, era bello lo stesso. Vi sia di felicità finché vi è possibile, pensò, perché la morte ci aspetta ancora. Siamo giunti a un torrente di sangue. Esso ci porterà a un fiume di uguale fattura, non ne dubito. E più avanti ancora, a un oceano. In questo mondo le tombe sono spalancate e nessuno dei morti riposa in pace. Quando l'alba cominciava a spuntare, chiuse gli occhi. Dormì brevemente. E sognò di Jake.
  • Il pistolero si alzò in piedi, con il bicchiere nella mano alzata. Chinò la testa come immerso in meditazione. I pochi abitanti superstiti di Crocefiume lo osservavano con rispetto e, a opinione di Jake, con un certo timore. Finalmente risollevò la testa. «Berresti alla terra e ai giorni che vi sono trascorsi?» domandò. La sua voce era roca, tremava di emozione. «Berresti all'opulenza che fu e agli amici che non ci sono più? Berresti alla buona compagnia e a un incontro fortunato? Varrà questo brindisi a darci il via, Vecchia Madre?»

The Dome[modifica]

Incipit[modifica]

Mentre Claudette Sanders stava prendendo una lezione di volo, osservava la cittadina di Chester's Mill brillare nella luce del mattino come qualcosa di appena fatto e lì posato giusto ora. Le macchine che percorrevano Main Street lanciavano ammiccamenti di sole. Il campanile della chiesa congregazionalista (la Congo) sembrava abbastanza aguzzo da pungere il cielo immacolato. Nel momento in cui il Seneca V lo sorvolava, il sole scorreva sulla superficie del Prestile Stream, acqua e aereo a tagliare la cittadina sulla medesima diagonale.

Citazioni[modifica]

  • Alla fine per convivere con la paura c'erano solo due regole (era arrivato alla conclusione che DOMINARE la paura fosse una pia illusione) e le ripeté a se stesso ora che aspettava nella sua cella.
    DEVO ACCETTARE LE COSE SU CUI NON HO CONTROLLO.
    DEVO TRASFORMARE LE MIE AVVERSITÀ IN VANTAGGI.
    La seconda regola si traduceva nell'amministrare con la massima oculatezza tutte le risorse disponibili e fare progetti tenendole bene a mente.
  • Sua figlia era in preda a un attacco di convulsioni. Il piccolo Dinsmore aveva preso un proiettile di rimbalzo in un occhio e aveva un frammento conficcato nel cervello. Che cosa gli diceva tutto questo?
    Non mi dice niente. Che cosa disse lo scozzese in Lost? "Non confondere una coincidenza con il destino"?

Forse era stato così. Forse. Ma Lost era di molto tempo prima. Forse lo scozzese aveva detto: Non confondere il destino con una coincidenza.[3]

  • Mentre dormiva il mondo intero era andato a gambe all'aria ed era precipitata in un episodio di Ai confini della realtà. Non poteva essere altrimenti, nessun'altra spiegazione aveva uno straccio di senso. Da un momento all'altro avrebbero udito la voce fuori campo di Rod Serling.
  • Se non controlli la tua collera, la tua collera controllerà te.
  • Su una spiaggia in Costa Rica o in una tenuta in Namibia, Big Jim sarebbe diventato Small Jim. Perché un uomo senza uno scopo, anche se ricco sfondato, è sempre un uomo piccolo.
  • Era la ragione principale per cui non aveva mai preso in considerazione di lasciare il Mill. Nel mondo più grande avrebbe forse avuto più soldi, ma dell'esistenza, la ricchezza era la birra. Il potere era lo champagne.
  • Chiudi gli occhi e batti i tacchi tre volte, pensò Julia. Perché non c'è posto come la Cupola.[4]
  • Quelli che possono, fanno; quelli che non possono criticano le decisioni di quelli che possono.
  • Una donna disse: Portaglielo.
    Horace rialzò il muso drizzando le orecchie. Non era né la voce di Julia, né quella dell'altra donna; era una voce morta. Come tutti i cani, Horace sentiva spesso qualche voce morta e qualche volta ne vedeva persino i proprietari. I morti erano dappertutto, ma i vivi non sapevano vederli più di quanto sapessero cogliere la maggior parte dei diecimila effluvi che li circondavano in ogni minuto di ogni giorno.
  • «Posso dire che fin dal giorno in cui sono venuta qui ad assumere questo ministero – che è stata la mia aspirazione da quand'ero bambina – ho capito che Jim Rennie era un mostro in embrione. Ora, se mi passa il tono melodrammatico dell'espressione, il mostro è nato.»
  • Sweet Home Alabama, play that dead band's song.[5]
  • Prima di quegli ultimi giorni, Carolyn avrebbe dichiarato di non provare alcun desiderio di avere dei figli, avrebbe detto che le stava molto più a cuore la carriera di insegnante e scrittrice. Magari romanziera, anche se le sembrava che scrivere romanzi fosse un mestiere alquanto rischioso; e se dedicavi un mare di tempo a scrivere un racconto di mille pagine e poi faceva schifo?
  • Se fossimo più progrediti sul piano scientifico – o più progrediti su quello spirituale, forse è questo che ci vuole per andare a zonzo nel grande ignoto che ci circonda – vedremmo che c'è vita dappertutto. Tanti mondi abitati e tante forme di vita intelligenti quanti formicai ci sono in questa città.
  • Noi sappiamo che le formiche sono insetti sociali, costruttori di case e di colonie, architetti incredibili. Lavorano sodo come noi. Seppelliscono i loro morti come noi. Hanno persino le loro guerre tra razze diverse, nere contro rosse. Tutto questo noi lo sappiamo, ma non per questo presumiamo che le formiche siano intelligenti.
  • Dio ascolta. Lui spia dentro le nostre anime come l'FBI spia nei nostri telefoni.
  • Provare rimorso per una cosa sbagliata era meglio che niente, ma nessuno rimorso a posteriori poteva espiare la colpa per aver provato gusto nel far del male, fosse bruciare formiche o ammazzare prigionieri.

Explicit[modifica]

  • La pietà non è amore, pensò Barbie... ma se da bambino hai donato un indumento a chi era nudo, non può non essere un passo nella direzione giusta.

La Torre Nera[modifica]

Roland di Gilead[modifica]

  • Il Ka è una ruota.
  • Il Ka è come un vento.
  • Prima vengono i sorrisi, poi le bugie. Per ultimi gli spari.
  • La mia parola in pegno.
  • Ricorda il volto di tuo padre per l'amor degli Dei!!!

L'ultimo cavaliere[modifica]

Incipit[modifica]

L'uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.
Il deserto era l'apoteosi di tutti i deserti, sconfinato, vasto fino a traboccare nel cielo per quella che sembrava un'eternità in tutte le direzioni. Era bianco e accecante e arido, amorfo salvo che per l'abbozzo labile e nebuloso delle montagne all'orizzonte e per l'erba diavola che portava dolci sogni, incubi, morte. A indicare la via appariva di tanto in tanto una lapide, perché un tempo la pista semicancellata scavata nella spessa crosta alcalina era stata una strada importante, percorsa da carri e corriere. Da allora il mondo era andato avanti. Il mondo si era svuotato.

Citazioni[modifica]

  • Il falco è il pistolero di Dio.
  • Vai, allora, ci sono altri mondi oltre a questo. (John 'Jake' Chambers)
  • Anche amandola si era mosso in silenzio e soltanto alla fine il suo respiro si era rotto ed era rimasto sospeso per qualche istante. Sembrava uscito da una fiaba o da un mito, una creatura fantastica e pericolosa. Era un uomo da esaudire desideri? Lei pensava che la risposta fosse affermativa e che avrebbe visto accontentato il suo. (p. 38)
  • Sentì non per la prima volta il sapore lanoso di una nausea dell'animo. (p. 79)
  • Il gatto quatto si pappa il ratto/e c'è chi ride e chi non ride affatto/ma il gatto quatto si è pappato il ratto./Topo-gatto, sano-matto/tutto il mondo va rifatto/e tutto resta o bello o sciatto/ma che sia sano o mentecatto/il gatto quatto si pappa il ratto./Lo fa zitto e di soppiatto/ma il ratto matto s'è mangiato il gatto.

Dialoghi[modifica]

Più tardi Nort le si presentò stringendo un foglietto ripiegato nella mano tremante ed ingiustamente viva. «Ti ha lasciato questo. – disse – Quasi dimenticavo. Se l'avessi scordato, sarebbe tornato indietro ad ammazzarmi. Poco ma sicuro.» .

La carta era preziosa, merce rara, ma tenere in mano quella non le piaceva. La sentiva pesante, cattiva. C'era scritta una parola sola :

"Allie"

«Come fa a sapere come mi chiamo?» chiese a Nort, e Nort poté solo scuotere il capo. Allie aprì il foglio e lesse :

«Tu vuoi sapere della Morte. Gli ho lasciato una parola. Questa parola è DICIANNOVE. Se la dici a lui, la sua mente sarà aperta. Ti dirà che cosa c'è oltre. Ti dirà che cosa ha visto. La parola è DICIANNOVE. Sapere ti farà impazzire. Ma presto o tardi chiederai. Non potrai farne a meno. Buona giornata! :) Walter o'Dim

PS. La parola è DICIANNOVE. Cercherai di dimenticare ma presto o tardi ti uscirà dalla bocca come vomito. DICIANNOVE.»

E, Dio Mio, sapeva che così sarebbe stato. Già tremava sulla bocca. Diciannove, avrebbe detto. Nort ascolta : diciannove. E le si sarebbero dischiusi i segreti della Morte e dell'Aldilà. Presto o tardi chiederai.

Il giorno dopo tutto fu quasi normale, anche se nessuno dei bambini molestò Nort. Il giorno dopo ancora ripresero anche i lazzi. La vita era riscivolata nella sua vecchia piega. I bambini raccolsero il mais sradicato e una settimana dopo la resurrezione di Nort lo bruciarono al centro della strada. Per qualche momento il rogo fu accecante e quasi tutti i perdigiorno del bar uscirono più o meno vacillando a dare un'occhiata. Avevano un'aria primitiva. Le loro facce sembravano librarsi tra le fiamme e lo scintillio cristallino del cielo. Guardandoli, Alice avvertì la spina di una fugace disperazione per i tristi tempi del mondo. Non c'era colla capace di ridurre le smagliature fra le cose del mondo. Non aveva mai visto l'oceano e mai l'avrebbe visto. «Se avessi fegato», mormorò, «se avessi fegato, fegato, fegato...» Al suono della sua voce Nort sollevò la testa e dal suo inferno le rivolse un vacuo sorriso. Alice non aveva fegato. Aveva solo un bar e una cicatrice. Ed una parola. Si agitava dentro le sue labbra chiuse. «Non gli dirò mai quella parola»

Ma l'uomo che aveva riportato Nort in vita e le aveva lasciato un messaggio, le aveva lasciato una parola come una pistola armata che un giorno lei si sarebbe puntata alla tempia; sapeva che non ce l'avrebbe fatta. Diciannove avrebbe rivelato il segreto. Diciannove era il segreto. Si sorprese a scriverlo sul bancone bagnato, 19, e lo cancellò quando si accorse che Nort la guardava. Il rogo si consumò rapidamente e i suoi clienti rientrarono. Alice cominciò a somministrarsi bicchierini di Star e ora di mezzanotte era perdutamente ubriaca.

Interruppe il racconto e quando lui non commentò immediatamente, pensò che la storia lo avesse indotto al sonno. Cominciò ad assopirsi a sua volta quando lui le chiese all'improvviso: «È tutto?» «Sì, è tutto. È molto tardi.» «Mmm.» Si stava arrotolando un'altra sigaretta. «Non farmi cadere le briciole del tuo tabacco nel letto», lo ammonì lei con maggiore severità di quanto avesse inteso. «No.» Di nuovo silenzio. La brace della sua sigaretta brillava a intermittenza. «Partirai domattina», osservò lei con distacco. «Dovrei. Credo che abbia lasciato una trappola per me in questo posto. Come ha fatto con te.» «Pensi davvero che quel numero...» «Se tieni alla tua sanità, ti guarderai bene dal dire quella parola a Nort», la interruppe il Pistolero. «Toglitela dalla testa. Se ci riesci, insegna a te stessa che il numero che viene dopo il diciotto è il venti. Che la metà di trentotto è diciassette. L'uomo che si è firmato Walter o'Dim è molte cose, ma bugiardo no. Quando ti prende la voglia di dire quel numero, e ti prende forte, corri quassù e nasconditi sotto le coperte e ripetilo e ripetilo, gridalo se devi, finché ti passa.» «Verrà la volta che non passerà.» disse Allie.

Il Pistolero non rispose, perché sapeva che era vero. La trappola aveva una sua spaventosa perfezione. Se ti dicessero che a pensare di vedere tua madre nuda finisci all'inferno (così avevano detto una volta al Pistolero quando era piccolo), va a finire che lo fai. E perché? Perché non vuoi immaginare tua madre nuda. Perché non vuoi andare all'inferno. Perché avendo un coltello e una mano con cui impugnarlo, alla lunga il cervello mangia sé stesso. Non perché voglia farlo, ma perché non vuole farlo.

La sfera del buio[modifica]

Incipit[modifica]

«PROPONETEMI UN INDOVINELLO», li invitò Blaine.
«Fottiti», disse Roland. Senza alzare la voce.
«CHE COSA HAI DETTO?» Nell'evidente incrudelità, la voce del Grande Blaine somigliò di nuovo moltissimo a quella del suo insospettato gemello.
«Ho detto fottiti», ripeté con calma Roland. «Ma se non ti sono sembrato abbastanza esplicito, Blaine, vedrò di essere più chiaro. No. La risposta è no».

Citazioni[modifica]

  • Certe cose non riposano in pace nemmeno da morte. Le loro ossa gridano dalla terra.
  • "Cuthbert guardava la Luna Demone alle spalle di Susan. Lei sentì il cuore fermarsi in petto. Poi Bert abbassò gli occhi e le rivolse un sorriso così dolce da farle sprizzare nella mente un pensiero confuso ma brillante come una cometa (se avessi incontrato lui per primo, cominciava)."
  • "Così incrociamo i fantasmi che ci perseguiteranno negli anni futuri; siedono insignificanti ai bordi della strada come poveri mendicanti e, dovessimo accorgerci di loro, li scorgiamo solo con la coda dell'occhio. La possibilità che fossero lì ad aspettare proprio noi raramente ci attraversa i pensieri. Invece aspettano e quando siamo passati raccolgono i loro fagotti di ricordi e s'incamminano sulle nostre orme e piano piano, metro dopo metro, guadagnano terreno."
  • "L'amore vero, come tutte le droghe forti e che danno dipendenza è noioso. Svelato il mistero del primo incontro e della scoperta, i baci diventano presto insipidi e le carezza tediose.. salvo naturalmente per coloro che si baciano, coloro che si scambiano le carezze mentre intorno a loro tutti i suoni e i colori del mondo diventano più vivi e intensi. Come tutte le droghe forti, il vero primo amore è interessante solo per coloro che ne sono prigionieri. E, come per tutte le droghe forti e che danno assuefazione, il vero primo amore è pericoloso."
  • "Se mi ami, allora amami."
  • "Susan alzò lo sguardo e vide sfrecciare una meteora, una striscia brillante e breve nella volta celeste. Pensò di esprimere un desiderio, poi, con un moto interiore che era quasi panico, si accorse di non sapere che cosa desiderare."
  • Uomini! Non capiva proprio perché tante donne ne avessero timore. Gli dei non li avevano forse fabbricati facendogli ciondolare fuori del corpo la parte più vulnerabile del loro ventre come un budello dimenticato? (p. 114)
  • Roland era ben diverso dalla creatura indomita in cui sarebbe maturato, ma i semi di quella tenacia c'erano già, piccoli semi duri che a tempo debito sarebbero cresciuti in alberi con radici profonde... e frutti amari. In quel momento uno di quei semi si aprì e spedì verso l'alto la prima lama affilata.
    Ciò che è stato impegnato si può disimpegnare e ciò che è stato fatto si può disfare. Nulla è sicuro, ma... io la voglio.
    Sì. Tale era l'unica certezza nel suo animo e bene lo sapeva quanto bene conosceva il volto di suo padre: la voleva. Non nel modo in cui aveva voluto la prostituta quando si era sdraiata nuda sul letto con le gambe aperte e lo aveva guardato da sotto le palpebre abbassate, ma nel modo in cui desiderava cibo quando aveva fame e acqua quando aveva sete. Nel modo, pensava, in cui voleva trascinare il corpo impolverato di Marten dietro il cavallo per la Via Maestra di Gilead come ricompensa per ciò che l'incantatore aveva fatto a sua madre.
    La voleva. Voleva Susan.
    Roland si girò sul fianco, chiuse gli occhi e si addormentò. Il suo riposo fu leggero e illuminato dalla rudimentale poetica che solo i sogni di adolescenti possiedono, sogni in cui l'attrazione fisica e l'amore romantico s'incontrano e risonano come mai accadrà nella realtà. In quelle visioni di desiderio Susan Delgado posava e riposava le mani sulle spalle di Roland e baciava e ribaciava la sua bocca, gli diceva e ripeteva di andre a lei per la prima volta, stare con lei per la prima volta, vederla per la prima volta, vederla molto bene. (p. 162)
  • "Corri da sconsiderato e caschi in un buco". (p. 281)
  • "Dillo di nuovo e lo farò, Susan. Non so se è una promessa o un avvertimento o tutte e due le cose insieme, ma... dillo di nuovo e lo farò."
    Non c'era bisogno di chiedergli a che cosa alludesse. Le sembrò che il terreno si muovesse e più tardi avrebbe riflettuto che per la prima e unica volta in vita sua aveva avuto la sensazione precisa del ka, un vento che giungeva non dal cielo ma dal sottosuolo. Mi ha raggiunta, infine, pensò. Il mio ka, nel bene o nel male.
    "Roland!"
    "Sì, Susan."
    Gli appoggiò la mano sotto la fibbia della cintura e strinse, senza mai distogliere gli occhi da quelli di lui.
    "Se mi ami, amami"
    "Aye, signora. Ti amo."
    Roland si sbottonò la camicia confezionata in una parte del Medio-Mondo che lei non avrebbe mai visto e la prese tra le braccia. (p. 309)
  • Così incrociamo i fantasmi che ci perseguiteranno negli anni futuri; siedono insignificanti ai bordi della strada come poveri mendicanti e, dovessimo accorgerci di loro, li scorgiamo solo con la coda dell'occhio. La possibilità che fossero lì ad aspettare proprio noi raramente ci passa per i pensieri. Invece aspettano e quando siamo passati raccolgono i loro fagotti di ricordi e s'incamminano sulle nostre orme e piano piano, metro dopo metro, guadagnano terreno. (p. 355)
  • Come disse lo scorpione alla fanciulla morente: 'Sapevi che sono velenoso quando mi hai raccolto.' (p. 358)
  • Il panico è altamente contagioso, specialmente in situazioni dove nulla è noto e tutto è in divenire. (p. 485)
  • Non fischiare al vento se non vuoi che soffi. (p. 615)

I lupi del Calla[modifica]

Incipit[modifica]

Tian aveva la fortuna (ma pochi contadini avrebbero usato una parola come questa) di possedere tre campi: Campo del Fiume, dove da tempo immemorabile la sua famiglia aveva coltivato riso; Campo della Strada, dove ka-Jaffords aveva coltivato radici agre, zucche e mais per altrettanti lunghi anni e generazioni; e Figlio di Puttana, un podere ingrato dove crescevano soprattutto sassi e piaghe e speranze andate alla malora. Tian non era il primo Jaffords risoluto a cavare qualcosa dagli otto ettari dietro casa; il suo grand-père, perfettamente sano di mente per ogni altro aspetto, era sempre stato convinto che lì ci fosse l'oro.

Citazioni[modifica]

  • "Aye!" grida. "Aye, molto bene. Voi del castello, a me! Pistoleri, a me! A me, vi dico!"

"Quanto ai pistoleri, Roland", gli risponde Cuthbert, "io sono già qui. E noi due siamo gli ultimi." Roland lo guarda, poi lo abbraccia sotto il cielo feroce. Sente ardere il corpo di Cuthbert, sente la sua tremante magrezza suicida. Eppure ride ancora. Bert sta ancora ridendo. "Va bene", dice Roland con la voce roca, guardando lo sparuto drappello dei compagni. "Ci lanceremo all'attacco. Senza quartiere." "Sì, senza quartiere, assolutamente!" ribadisce Cuthbert. "Non accetteremo la resa se ce la offriranno." "In nessun caso!" gli fa eco Cuthbert ridendo più forte che mai. "Dovessero gettare le armi anche tutti i duemila." "Allora suona quel cazzo di corno." Cuthbert alza il corno alle labrba insanguinate e soffia uno squillo possente... l'ultimo squillo, perché quando un minuto dopo (o forse sono cinque, o dieci, il tempo non ha senso in questa battaglia finale) cadrà dalle sue dita, Roland lo lascerà nella polvere. Lo strazio e la sete di sangue gli faranno dimenticare il Corno dell'Eld. "E ora, amici miei... hile!" "Hile!" grida l'ultima dozzina sotto quel sole scorticante. È la loro fine, la fine di Gilead, la fine di tutto, e Roland non ha più niente da perdere. L'antica furia rossa, folle e feroce, gli avvolge la mente, soffoca tutti i pensieri. Un'ultima volta, allora, pensa. Che così sia. "A me!" grida Roland di Gilead. "Avanti! Per la Torre!" "La Torre!" grida accanto a lui Cuthbert, vacillando. Leva verso il cielo il Corno di Eld in una mano, la rivoltella nell'altra. "Niente prigionieri!" urla Roland. "NIENTE PRIGIONIERI!"

  • Attento a che cosa preghi di ottenere, perché potresti essere esaudito.
  • «Colui che spara con la mano ha dimenticato il volto di suo padre. Io sparo con la mente. Io non uccido con la mia pistola; colui che uccide con la pistola ha dimenticato il volto di suo padre.» Jake fece una pausa. Prese fiato. Lo esalò parlando. «Io uccido con il mio cuore.»
  • Il tempo è un volto sull'acqua.
  • Prima vengono i sorrisi, poi le bugie. Per ultimi gli spari.
  • Mister, noi trattiamo piombo.
  • Noi spalmiamo il tempo come meglio possiamo, ma alla fine il mondo se lo riprende tutto.
  • Gli chiese che cosa facesse lì fuori e si scoprì impreparata sia alla sua risposta, sia al totale candore del volto che girò verso di lei. La sua franchezza l'atterrì. "Ho paura di addormentarmi", disse. "Ho paura che vengano da me i miei amici morti e che vederli mi uccida."
  • Ci sono strade segrete in America, strade occulte. [...] È nel modo in cui i bicchierini di plastica e i pacchetti di sigarette accartocciati corrono sull'asfalto spinti dal vento che precede l'alba. È nell'adolescente dall'altra parte della strada, seduto sul gradino di una veranda alle quattro e mezzo di notte con la testa posata sulle braccia, una silenziosa immagine di dolore. Le strade segrete sono vicine e vi parlano sussurrando. "Vieni amico", dicono. "Qui è dove puoi dimenticare ogni cosa, anche il nome che ti hanno affibbiato quando non eri che un bebè nudo e urlante ancora sporco del sangue di tua madre. Ti hanno affibbiato un nome come si lega un barattolo alla coda di un cane, vero? Ma qui non c'è bisogno che te lo trascini dietro. Vieni. Avanti."

La canzone di Susannah[modifica]

Incipit[modifica]

«Quanto durerà la magia?» Nessuno rispose alla domanda di Roland. Così la pose di nuovo, questa volta volgendo lo sguardo in fondo al soggiorno della canonica, dove Henchick dei Manni sedeva con Cantab, che aveva sposato una delle sue numerose nipoti. I due uomini si tenevano per mano, secondo l'usanza della loro comunità. Quel giorno il vecchio aveva perso una nipote, ma se provava cordoglio, nella compostezza del suo volto di pietra non lo si leggeva.

Citazioni[modifica]

  • «La collera è la più inutile delle emozioni», intonò Henchick. «Distruttiva per la mente e dolorosa per il cuore.»
  • A ben riflettere, come si faceva a sapere con certezza di non essere un personaggio della storia di qualche scrittore o il pensiero in transito nella testa di un qualsiasi babbeo alla guida di un autobus, o la pagliuzza momentanea nell'occhio di Dio?
  • La gatta può fare i gattini nel forno, ragazza mia, ma non per questo sfornerà pasticcini.
  • King notò il modo in cui Roland abbassò la testa durante quella parte del racconto e gli parlò con inaspettata dolcezza. «Non è il caso di vergognarsi tanto, signor Deschain. In fondo sono stato io a farti comportare così.»
  • Perché ciò che è visto non può più essere non visto. Ciò che è conosciuto non può più essere sconosciuto.
  • «Certe monete false saltano fuori in continuazione.»
  • Nel Paese della Memoria il tempo è sempre Ora.
  • Nulla apre gli occhi della memoria come una canzone.

La torre nera[modifica]

Incipit[modifica]

Père Donald Callahan era stato un tempo il sacerdote cattolico di un borgo, Salem's Lot si chiamava, che non esisteva più su nessuna carta geografica. Gli era indifferente. Per lui concetti come «realtà» avevano perso ogni significato.
Questo ex prete aveva ora nel palmo un oggetto pagano, una tartarughina d'avorio. Le era saltato via un pezzettino del becco e aveva un graffio a forma di punto interrogativo sul becco, ma per il resto era un piccolo gioiello.
Bello e potente. Ne avvertiva la forza nella mano come energia elettrica.

Citazioni[modifica]

  • Non ci si rialza in piedi attaccandosi ai lacci dei propri stivali, per quanto forte si possa tirare.
  • Chi di noi, se non in sogno, si aspetta veramente di riunirsi con il più puro amore del nostro cuore, anche quando ci abbandona solo per qualche minuto e per la più ordinaria delle commissioni? Nessuno. Ogni volta che il nostro amore scompare alla nostra vista, nel segreto del nostro cuore lo diamo per morto. Avendo avuto un così grande dono, ragioniamo, come potremmo sperare di non essere trattati come Lucifero, colpevoli noi stessi di una presunzione pari alla sua?
  • L'amore è da sempre la più distruttiva delle armi.
  • C'è un'espressione, «l'elefante in soggiorno», che vorrebbe descrivere una situazione eclatante: droga, alcolismo, violenza. Le persone talvolta chiedono, quando la magagna è saltata fuori: «Come hai potuto lasciare che andasse avanti così per tanti anni? Non hai visto l' elefante in soggiorno?» Ed è così difficile per chi vive in una situazione più normale capire la risposta che più si avvicina alla realtà: «Mi spiace, ma quando sono arrivato io era già lì. Non sapevo che fosse un elefante; credevo che fosse parte dell'arredamento.»
  • Susannah guardò Eddie inarcando le sopracciglia. Eddie le rispose con un'espressione che significava: te lo dico dopo. Fu quel tipo di comunicazione non verbale, semplice e perfetta, che viene così naturale alle persone che si amano.
  • Roland, lentamente, con l'atteggiamento di chi sta facendo qualcosa che non gli è consueto, protese le braccia. Guardandolo con un'espressione solenne, senza mai distogliere gli occhi dal suo volto, il piccolo Jake avanzò tra quelle mani di assassino e attese che gli si posassero sulla schiena. Aveva vissuto quella scena in sogni che non avrebbe mai osato rivelare.
  • «[...] Non possiamo pretendere che vada così, naturalmente, ma possiamo sperarlo.» Sì, tanto potevano fare... ma con la speranza in una mano e la merda nell'altra: vediamo quale si riempie per prima.
  • Sorrise come facciamo tutti quando veniamo colti di sorpresa dalla felicità.
  • La parola mai è quella a cui tende l'orecchio Dio quando ha voglia di farsi una risata.
  • «Roland», disse Ted. «Quello che hanno fatto non era interamente colpa loro. Pensavo di avertelo spiegato, ma evidentemente non sono stato molto abile.»
    Roland ripose la rivoltella. «Sei stato più che abile», lo tranquillizzò.
    «È per questo che sono ancora vivi.»
  • Noi siamo ka-tet, noi siamo uno da molti.
  • Il tempo era un ladro e una delle prime cose che ti portava via era il senso dell'umorismo.
  • Chiunque pensi che l'immaginazione non può uccidere, è uno sciocco.
  • Ho conosciuto altri narratori, e sono tutti chi più e chi meno ritagli della medesima stoffa. Raccontano storie perché hanno paura della vita.
  • Se la preghiera è un fatto così spirituale, perché ti inginocchi nella stessa stanza dove ti siedi a cacare? (Finli o'Tego)
  • Jake andò a quella che di sicuro sarebbe stata la sua morte ricordando due cose che gli aveva detto Roland Deschain, il suo vero padre. Le battaglie che durano cinque minuti generano leggende che vivono mille anni. E: non è indispensabile che tu muoia felice, ma devi morire soddisfatto, perché hai vissuto la tua vita dall'inizio alla fine e sempre si serve il ka.
  • Era insieme terribile e stranamente umiliante rendersi conto della facilità con cui il disagio fisico poteva avere il sopravvento sulla mente, dilagando come gas velenoso fino a impossessarsi di ogni piccolo angolo dell'organismo. Cordoglio? Lutto? Che cos'erano mai quando sentivi il freddo in marcia dalla punta delle dita di mani e piedi su, verso il naso, Dio del cielo, e poi dove ancora? Al cervello, di grazia. E al cuore. Nella morsa di un freddo così, cordoglio e lutto erano solo parole. Ma no, nemmeno, erano suoni. Erano blablà privi di significato, quando stavi seduto a rabbrividire sotto le stelle in attesa di una mattina che non arrivava mai.
  • Non ci furono parole nel grido né potevano esserci. I nostri più esaltanti momenti di trionfo sono sempre inarticolati.
  • «E'stata una brutta vita», stava dicendo Joe. «Non la vita che mi ero aspettato, nemmeno per sbaglio, ma io ho una teoria: le persone che finiscono per vivere la vita che si erano aspettate sono il più delle volte quelle che finiscono per prendere sonniferi o ficcarsi una canna di pistola in bocca e tirare il grilletto.»
  • «ORA VIENE ROLAND ALLA TORRE NERA! HO MANTENUTO FEDE ALLA MIA PAROLA E PORTO ANCORA LA PISTOLA DI MIO PADRE E TU TI APRIRAl ALLA MIA MANO!»
    «Vengo nel nome di Steven Deschain, colui che è di Gilead!
    «Vengo nel nome di Gabrielle Deschain, colei che è di Gilead!
    «Vengo nel nome di Cortland Andrus, colui che è di Gilead!
    «Vengo nel nome di Cuthbert Allgood, colui che è di Gilead!
    «Vengo nel nome di Alain Johns, colui che è di Gilead!
    «Vengo nel nome di Jamie DeCurry, colui che è di Gilead!
    «Vengo nel nome di Vannay il Saggio, colui che è di Gilead!
    «Vengo nel nome di Hax il Cuoco, colui che è di Gilead!
    «Vengo nel nome di David il Falcone, colui che è di Gilead e del cielo!
    «Vengo nel nome di Susan Delgado, colei che è di Mejis!
    «Vengo nel nome di Sheemie Ruiz, colui che è di Mejis!
    «Vengo nel nome di Père Callahan, colui che è di Jerusalem's Lot e delle strade!
    «Vengo nel nome di Ted Brautigan, colui che è dell'America!
    «Vengo nel nome di Dinky Earnshaw, colui che è dell'America!
    «Vengo nel nome di zia Talitha, colei che è di Crocefiume, e qui poserò la sua croce, come ho giurato!
    «Vengo nel nome di Stephen King, colui che è del Maine!
    «Vengo nel nome di Oy, il coraggioso, colui che è del Medio-Mondo!
    «Vengo nel nome di Eddie Dean, colui che è di New York!
    «Vengo nel nome di Susannah Dean, colei che è di New York!
    «Vengo nel nome di Jake Chambers, colui che è di New York, colui che chiamo mio vero figlio!
    «Io sono Roland di Gilead, e vengo io stesso; tu ti aprirai per me.»
  • «ROLAND! CHE COSA STAI FACENDO! VIENI, PISTOLERO, CHE IL TRAMONTO È PROSSIMO!» (Il Re Rosso)
  • «ANCORA QUI!» urlò al vecchio Re Rosso. «ANCORA QUI, VECCHIO CIUCCIACAZZI, CHE TI SIA GRADITO!» (Roland di Gilead)

La leggenda del vento[modifica]

  • Le storie che ascoltiamo da bambini sono quelle che ricordiamo per tutta la vita. (p. 81)
  • Era un filo molto sottile, ma certe volte, se stai attento a non spezzarlo, un filo sottile lo puoi tirare fino a disfare un intero indumento. (p. 81)

La zona morta[modifica]

Incipit[modifica]

Al tempo in cui si diplomò al college, John Smith aveva scordato tutto della brutta caduta sul ghiaccio in quel giorno di gennaio del 1953. Effettivamente gli sarebbe stato difficile ricordarsene anche quando terminò le scuole secondarie. Suo padre e sua madre, poi, non ne avevano mai saputo niente.

Citazioni[modifica]

  • E ripensava a volte al suo pomeriggio con Sarah; quel lungo, lento pomeriggio. Era un ricordo che non si concedeva troppo spesso per timore che il continuo rivivere luminose esperienze le facesse appassire e scolorire per troppa esposizione alla luce, come le vecchie fotografie...
  • «Ciao, Johnny», mormorò e il vento corse leggero tra gli alberi di porpora. Una foglia rossa ondeggiò nell'aria azzurra e le si posò tra i capelli. «Sono qui. Sono venuta finalmente.» Parlare ad alta voce le sarebbe sembrato inopportuno. Parlare a un morto era un'azione stupida. Così avrebbe pensato una volta. Ma ora si sentiva presa da un'emozione talmente intensa da farle dolere la gola e stringere i pugni. Forse era giusto parlargli.
  • DIO... FATO... PROVVIDENZA... DESTINO... chiamalo come vuoi, sembra sia sempre lì in agguato, tempestivo e inflessibile, per rimettere in equilibrio i piatti della bilancia.
  • "[...] Ma volevo che tu sapessi che ti penso, Sarah. Davvero, per me non c'è mai stata qualcun'altra e quella notte fu la nostra notte più bella [...] e quella notte fu la nostra notte più bella, anche se a volte mi è difficile credere che vi sia mai stato un anno 1970 e le dimostrazioni nei campus e Nixon presidente. Senza calcolatori tascabili, senza videocassette, senza orchestre punk e rock. E altre volte mi sembra che quel tempo sia tutt'ora vicinissimo, da poterlo quasi toccare. Mi sembra che se potessi tenerti tra le braccia, o toccare la tua guancia, o la tua nuca, potrei portarti con me in un futuro diverso senza dolore o tenebre o scelte amare.
    Bene, tutti facciamo quello che possiamo e dobbiamo accontentarci... e se non ci basta, dobbiamo rassegnarci. Spero soltanto che tu mi penserai nel modo migliore che ti riesce, Sarah cara. Con tutto il cuore e tutto il mio amore. Johnny."
    Le si mozzò il respiro di colpo e restò con la schiena rigida e gli occhi sbarrati. "Johnny...?"
    Era andato.
    Si alzò, si girò e naturalmente non c'era nulla. Ma poteva vederlo, ritto lì accanto, le mani sprofondate nelle tasche, il caldo sorriso un po' obliquo sul volto più attraente che bello che si appoggiava snello e disinvolto ad una tomba o ad un pilastro dell'ingresso o forse contro un albero rosseggiante d'autunno. Bella roba, Sarah, annusi ancora quella dannata cocaina?
    Niente intorno se non Johnny, lì vicino. Forse ovunque.
    Tutti noi facciamo quello che possiamo e dobbiamo accontentarci... e se non ci basta, dobbiamo rassegnarci. Niente è perduto per sempre, Sarah. Niente che non possa esser ritrovato.
    "Sempre il vecchio Johnny", sussurrò Sarah. Uscì dal cimitero e attraversò la strada. Indugiò un attimo, voltandosi a guardare. Il tiepido vento d'ottobre alitava robusto e grandi cortine di luce e d'ombra sembravano attraversare il mondo. Gli alberi frusciavano misteriosamente.
    Sarah salì in macchina e si allontanò. (p. 458-460)

Incipit di alcune opere[modifica]

1408[modifica]

Mike Enslin si trovava ancora nella porta girevole quando vide Olin, il direttore dell'Hotel Dolphin, seduto in una delle potrone fin troppo imbottite della hall. Sentì un tuffo al cuore. Dopotutto, forse era meglio portare di nuovo l'avvocato, pensò. Be', ormai era troppo tardi. E anche se Olin aveva deciso di frapporre qualche altro ostacolo tra Mike e la camera 1408, non era poi così grave; c'erano anche dei lati positivi.

Colorado Kid[modifica]

Concluso che non avrebbe cavato nulla di interessante dai due vecchi che costituivano l'intero organico del Weekly Islander, il giornalista del Globe di Boston diede un'occhiata all'orologio, commentò che se si sbrigava faceva appena in tempo per il traghetto dell'una e mezzo, li ringraziò del tempo che gli avevano dedicato, lasciò il denaro sulla tovaglia, lo fermò con lo spargisale perché l'intensa brezza che spirava dal mare non se lo portasse via e scese frettoloso i gradini di pietra che dal patio del Grey Gull portavano in Bay Street e alla cittadina sottostante. Tolto qualche fugace passaggio degli occhi sulle sue tette, non si era praticamente accorto della presenza della giovane donna tra i due uomini anziani.

Cose preziose[modifica]

  • Sei già stato qui
    SÌ CHE ci sei stato. Sicuro. Io non dimentico mai una faccia.
    Vieni, vieni, qua la mano! Ti dirò, guarda, ti ho riconosciuto da come camminavi prima ancora di vederti in faccia. Non avresti potuto scegliere un giorno migliore per tornare a Castle Rock. Non è un bijou? Manca poco all'apertura della caccia e poi avremo i boschi invasi da quegli scemi che tirano a tutto quello che si muove e mai che mettano la giubba arancione, e poi neve e nevischio, ma a suo tempo, a suo tempo. Adesso è ottobre, e alla Rocca ce lo teniamo buono, l'ottobre, che resti pure quanto vuole.
  • Ma il vero motivo per cui era andato era quello che hanno in comune tutte le decisioni sbagliate: lì per lì gli era sembrata una buona idea.

Danse Macabre[modifica]

Per me, il terrore – il vero terrore, ben diverso da tutti i demoni e gli orchi che avrebbero potuto vivere nella mia mente – cominciò un pomeriggio di ottobre del 1957. Avevo appena compiuto dieci anni.
E, come era giusto che fosse, mi trovavo al cinema: lo Stratford Theater, nel centro di Stratford, Connecticut.
Il film che davano quel giorno era ed è uno dei miei preferiti di ogni tempo, e anche il fatto che proprio quel film – invece che un western con Randolph Scott o un film di guerra con John Wayne – fosse in programmazione era certamente appropriato.

Desperation[modifica]

«Oh! Oh, Gesù! Ma che schifo!»
«Cosa, Mary, cosa?»
«Non l'hai visto?»
«Visto che cosa?»
Mary si girò e nella luce cruda del deserto lui vide che il colorito le si era spento sul viso lasciandole solo le bruciature sulle guance e sulla fronte, dove non riuscivano a difenderla nemmeno le creme a più alto fattore protettivo. Era di carnagione molto chiara e si scottava con facilità.
«Su quel cartello. Quello del limite di velocità.»
«E allora?»

Dolores Claiborne[modifica]

Mi hai chiesto cosa, Andy Bissette? Se «capisco i diritti che mi hai spiegato»? Miseria! Com'è che certi uomini sono così gnucchi?
No, una bella calmata te la dai tu. Mettiti la lingua in saccoccia e dai retta tu a me per un po'. Ho idea che avrai da ascoltarmi per quasi tutta la notte, perciò ti consiglio di metterti il cuore in pace. Sicuro che capisco quello che mi hai letto! Credi che mi sono fatta fuori tutto il cervello da quando ti ho visto giù al mercato? È stato lunedì pomeriggio, nel caso che hai perso il conto dei giorni. Ti ho avvertito che tua moglie te ne diceva di cotte e di crude per quel pane vecchio che hai comprato. Sperperare i dollari per risparmiare i centesimi, come si suol dire. Scommetto che ci ho visto giusto, eh?

Gli occhi del drago[modifica]

Oltre i monti e oltre i mari, in un regno che si chiamava Delain, c'era una volta un re con due figli. Delain era un regno antico che aveva avuto centinaia di re, se non addirittura migliaia: quando è davvero molto il tempo trascorso, nemmeno gli storici riescono a ricordare tutto. Roland il Buono non era né il migliore né il peggiore fra i re che avevano governato quel paese. Nell'evitare eccessi di malvagità metteva un grande impegno e in questo riusciva quasi sempre. Uguale buona volontà dedicava alle grandi opere, che purtroppo non gli riuscivano altrettanto bene. Ne risultava un re decisamente mediocre, tanto che lui stesso dubitava che sarebbe stato ricordato a lungo dopo la sua morte. La quale morte sarebbe potuta giungere da un momento all'altro, ormai, perché era diventato vecchio e il suo cuore era affaticato. Gli restava forse un anno, a dir molto gliene restavano tre. Tutti coloro che lo conoscevano e coloro che notavano il grigiore del suo volto e il tremito delle sue mani quando dava udienza, erano d'accordo nel pronosticare che di lì a cinque anni al massimo nella grande piazza dominata dall'Obelisco si sarebbe incoronato un nuovo re... e volendo Iddio mancavano non più di cinque anni a quel momento. Perciò dal più ricco barona e dalla più leziosa cortigiana al più povero servo della gleba e alla più umile contadina, tutti nel regno pensavano e parlavano del re prossimo venturo, Peter, figlio primogenito di Roland.
E uno solo fra tanti pensava e architettava e rimuginava su come fare in modo che venisse incoronato in sua vece Thomas, secondogenito di Roland. Costui era Flagg, il mago di corte.

I figli del grano[modifica]

Burt accese la radio. Il volume era troppo alto, ma non lo abbassò perché erano lì lì per litigare di nuovo e lui non voleva che accadesse. Disperatamente desiderava che non accadesse.
Vicky disse qualcosa.
«Come?» gridò lui.
«Abbassala! Hai deciso di rompermi i timpani?»
Lui fece uno sforzo per trattenere quello che poteva uscire dalle sue labbra e abbassò il volume.

Il compressore[modifica]

L'agente Hunton arrivò alla lavanderia proprio mentre l'ambulanza stava partendo: lentamente senza sirene né lampeggiantori. Brutto segno. Dentro, l'ufficio era pieno zeppo di gente silenziosa, inebetita. Alcuni piangevano. L'impianto era deserto; le grandi lavatrici automatiche, all'altra estremità dello stanzone, non erano state neppure spente. Questo metteva Hunton molto in guardia. Sarebbe stato logico che la folla fosse stata sul luogo dell'incidente, non nell'ufficio. Le cose andavano così, purtroppo: l'animale umano aveva un innato bisogno di contemplare i resti. Qualcosa di molto grave, allora. Hunton avvertì un crampo allo stomaco, come sempre gli capitava quando l'incidente era molto grave. Quattordici anni passati a ripulire dai resti umani le autostrade, le strade e i marciapiedi alla base di edifici molto alti non erano serviti a cancellare quel crampo, come se qualcosa di maligno si fosse installato là per sempre.

Il gioco di Gerald[modifica]

Jessie sentiva la porta di servizio che sbatteva piano, a intervalli regolari, nella brezza d'ottobre che soffiava per la casa. In autunno lo stipite si gonfiava puntualmente e occorreva tirare la porta con forza per serrarla. Questa volta se n'erano dimenticati. Pensò di dire a Gerald di andare a chiuderla prima che fossero troppo lanciati, con il rischio che quel rumore le facesse saltare i nervi. Poi rifletté che date le circostanze era ridicolo. Avrebbe guastato l'atmosfera.
Quale atmosfera?

Insomnia[modifica]

Nessuno, e il dottor Litchfield meno ancora, dichiarò fuori dei denti a Ralph Roberts che sua moglie stava per morire, ma venne il momento in cui Ralph lo capì senza bisogno che qualcuno glielo dicesse. Nella sua testa i mesi tra marzo e giugno erano un confuso pandemonio, un periodo di colloqui con medici, corse serali all'ospedale con Carolyn, pellegrinaggi ad altri ospedali in altri stati per analisi speciali (Ralph impiegava la gran parte del tempo dedicato ai trasferimenti a ringraziare Iddio per l'assicurazione medica di Carolyn), indagini personali alla Biblioteca Pubblica di Derry, dapprima alla ricerca di risposte che gli specialisti potessero aver trascurato, in seguito a cercare solo fili di speranza a cui aggrapparsi.
[Stephen King, Insomnia, trad. di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1995]

L'incendiaria[modifica]

«Sono molto stanca, papà», si lagnò la bambina in calzoni rossi e maglietta verde. «Non possiamo fermarci solamente per un poco?»
«Non ancora tesoro.»
L'uomo era alto, aveva spalle larghe e portava una giacca di velluto a coste sopra robusti calzoni di cotone. Teneva per mano la bambina e quasi la trascinava su per la Terza Strada di New York con passo frettoloso, da fuggitivo. Furtivamente guardò indietro e vide che la macchina verde li tallonava ancora, procedendo a passo d'uomo, quasi a filo del marciapiede.

La canzone di Susannah[modifica]

«Quanto durerà la magia?»
Nessuno rispose alla domanda di Roland. Così la pose di nuovo, questa volta volgendo lo sguardo in fondo al soggiorno della canonica, dove Henchick dei Manni sedeva con Cantab, che aveva sposato una delle sue numerose nipoti. I due uomini si tenevano per mano, secondo l'usanza della loro comunità. Quel giorno il vecchio aveva perso una nipote, ma se provava cordoglio, nella compostezza del suo volto di pietra non lo si leggeva.

La scorciatoia della signora Todd[modifica]

«Ecco là quella Todd», dissi.
Homer Buckland osservò la piccola Jaguar che passava, e approvò col capo. La donna alzò la mano e salutò Homer. Homer fece un cenno di risposta con la sua grossa testa irsuta ma senza alzare la mano. La famiglia Todd aveva una grande casa per la villeggiatura sul lago Castle, e Homer era il loro guardiano da tempo immemorabile. Avevo una mezza idea che la seconda moglie di Worth Todd non gli piacesse nemmeno la metà di quanto gli era piaciuta la prima, Phelia Todd.

La tempesta del secolo[modifica]

DISSOLVENZA IN APERTURA:
1 ESTERNO: MAIN STREET, LITTLE TALL ISLAND – TARDO POMERIGGIO.

La NEVE scorre davanti all'obiettivo della TELECAMERA, dapprima così veloce e intensa che non vediamo niente. IL VENTO SIBILA. LA TELECAMERA comincia ad AVANZARE e vediamo una LUCE ARANCIONE INTERMITTENTE. È il semaforo all'angolo di Main Street con Atlantic Street, l'unico incrocio cittadino di Little Tall. Il semaforo DONDOLA VIOLENTEMENTE nel vento. Le due vie sono deserte e così è giusto che sia: è in corso una feroce tormenta. Vediamo fioche luci nelle case, ma nessun essere umano. La neve già accumulata copre per metà le vetrine.

MIKE ANDERSON parla con un lieve accento del Maine.

MIKE ANDERSON (voce fuori campo)
Mi chiamo Michael Anderson e non sono quello che si definirebbe un erudito. Non sono forte nemmeno in filosofia, ma so una cosa: in questo mondo ci si passa pagando. Di solito un bel po'. Qualche volta tutto quello che hai. È una lezione che pensavo di aver imparato nove anni fa, durante quella che da queste parti chiamano la tempesta del secolo.

Le creature del buio[modifica]

Per un punto Martin perse la cappa. A voler guardare alla sostanza, è così che recita la saggezza popolare. In fondo tutto può essere ricondotto a qualcosa di simile: così avrebbe pensato molto tempo più tardi Roberta Anderson. Delle due l'una, o puro caso... o puro destino. E la Anderson inciampò letteralmente nel suo destino ad Haven, una cittadina del Maine, il 21 giugno 1988. Il nocciolo della questione è lì: tutto il resto è storia.

Lo stretto[modifica]

Tu ami? Quella domanda aveva preso a tormentarla senza che nemmeno lei sapesse cosa significava.
Arrivò l'autunno, e tanto sull'isola quando a Capo Procione, al di là dello Stretto, fu un autunno gelido e avaro di quelle piogge che colorano gli alberi. Il vento fischiava note lunghe e fredde che risuonavano nel cuore di Stella.

Pet Sematary[modifica]

Louis Creed, che aveva perso il padre a tre anni e non aveva mai conosciuto i nonni, non si aspettava di trovare un padre quand'era ormai alle soglie della mezza età, eppure andò proprio così... sebbene egli chiamasse quell'uomo un amico, com'è logico che faccia un adulto quando l'incontro con l'uomo adatto a fargli da padre arriva relativamente tardi nella vita. Conobbe quell'uomo la sera in cui lui, sua moglie e i loro due bambini si trasferirono nella casa di Ludlow, una grande casa bianca dalle strutture in legno. Winston Churchill traslocò con loro. Church era il gatto della piccola Eileen.

Rose Madder[modifica]

Siede nell'angolo e cerca di estrarre aria da una stanza che fino a pochi minuti fa ne era piena e ora sembra non averne più. Da molto lontano le giunge un suono sottile di risucchio e sa che è aria che le scende nei polmoni e poi risale ed esce in una serie di brevi ansiti febbrili, ma non muta la sensazione che ha di annegare nell'angolo del soggiorno di casa sua, con lo sguardo sulle spoglie stracciate del romanzo in edizione economica che stava leggendo quando è rincasato suo marito.

Uomini bassi in soprabito giallo[modifica]

Il padre di Bobby Garfield era stato uno di quelli che cominciano a perdere i capelli sui vent'anni e sono completamente calvi intorno ai quarantacinque. La morte per infarto a trentasei anni aveva risparmiato a Randall Garfield quesito esito estremo. Era agente immobiliare e aveva esalato l'ultimo respiro sul pavimento di una cucina altrui. Quando era spirato il possibile acquirente era in soggiorno a cercare di chiamare un'ambulanza da un telefono scollegato. All'epoca Bobby aveva tre anni. Conservava ricordi vaghi di un uomo che gli faceva il solletico e lo baciava sulle guance e sulla fronte. Era più che sicuro che quell'uomo era suo padre. HA LASCIATO UN VUOTO COLMO DI TRISTEZZA, era scritto sulla lapide di Randall Garfield, ma sua madre non era poi così triste e quanto a Bobby... be', come si può rimpiangere una persona che non si riesce a ricordare?

Unico indizio la luna piena[modifica]

Da qualche parte, in alto in alto, la luna risplende, bella piena... ma qui, a Tarker's Mills, infuria una tormenta di neve. Il vento fischia battendo a tutta forza la strada principale deserta; gli spazzaneve municipali hanno rinunciato da un pezzo a liberare le vie.
Arnie Westrum, segnalatore della compagnia ferroviaria GS&WM, è stato colto dalla tormenta a quindici chilometri dal paese: ha dovuto fermare il carrello azionato da un motore diesel e rifugiarsi nella baracca degli attrezzi e dei segnali, dove, aspettando che finisca la nevicata, fa, con un vecchio e unto mazzo di carte, il Solitario del Ritardatario.

Citazioni su Stephen King[modifica]

  • Shining di Kubrick è un film eccezionale tratto da un romanzo di Stephen King non altrettanto bello. Dentro il libro però c'era un'idea incredibile, quella di una famiglia impossibilitata a muoversi e di un albergo che trasmette il male. King guardava più al sovrannaturale. Kubrick invece si concentrò soprattutto sugli uomini. (Niccolò Ammaniti)
  • Nel mercato italiano c'è bisogno di sfornare libri che abbiano acquirenti e lettori. Giova all'intero settore, anche perché da noi si legge poco. E avere tanti lettori non vuol dire necessariamente abbassare il livello. Non dimentichiamo che il nostro è un piccolo mercato esposto alle incursioni di scrittori popolari come Dan Brown e Stephen King che guidano sempre le classifiche di vendita ad ogni loro uscita. (Andrea Camilleri)
  • Siamo tornati | ancora più incistati, | eccoci qui, ti eravamo già mancati. | Suono il gong, parte il bip, il palco è il ring, | faccio paura come It di Stephen King... (Articolo 31)

Note[modifica]

  1. Questa è la dicitura che appare a pagina 1 del libro. In realtà l'inizio del Capitolo 1 è il seguente: "Il fenomeno che in seguito avrebbe preso il nome di Impulso ebbe inizio alle 15. 03 del 1° ottobre, ora di New York. La definizione era naturalmente imprecisa, ma a dieci ore dall'evento quasi tutti gli scienziati in grado di farlo notare erano o morti o impazziti. In tutti i casi il nome contava poco. Quello che contava era l'effetto".
  2. Prima dell'inizio del racconto vi è tuttavia un breve prologo, il cui incipit è: "Questa è la storia di un triangolo d'amore. Protagonisti: Arnie Cunningham, Leigh Cabot e, naturalmente, Christine. Vorrei tuttavia che teneste presente il fatto che Christine entrò in scena per prima. È stata il primo amore di Arnie e anche se non lo giurerei, penso tuttavia che sia stata il suo unico e vero amore. Per questo sostengo che ciò che avvenne fu una tragedia".
  3. «Non confondere la coincidenza con il destino.» (Don't mistake coincidence for fate.) La frase viene detta da John Locke nell'episodio 3x05 Il prezzo della vita.
  4. Riferimento a Il mago di Oz.
  5. Citando Play It All Night Long di Warren Zevon.

Bibliografia[modifica]

  • L'orrore secondo Stephen King, a cura di Tim Underwood e Chuck Miller, traduzione di Luca Guerneri, Arnoldo Mondadori, Editore, 1999. ISBN 8804464224
  • Stephen King, Buick 8, traduzione di Stefano Bortolussi, Sperling & Kupfer, 2003.
  • Stephen King, Carrie, traduzione di Brunella Gasperini, Bompiani, 1984. ISBN 8845210006
  • Stephen King, Cell, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2006.
  • Stephen King, Christine (Christine), traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1984.
  • Stephen King, Colorado Kid, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2005.
  • Stephen King, Cose preziose, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1992.
  • Stephen King, Cujo, traduzione di Tullio Dobner, Sperling Paperback, 1992. ISBN 8878242357
  • Stephen King, Danse Macabre, traduzione di Edoardo Nesi, Frassinelli, 2000. ISBN 8876845941
  • Stephen King, Desperation, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1997. ISBN 8820023636
  • Stephen King, Dolores Claiborne, traduzione di Tullio Dobner, Sperling Paperback, 1998. ISBN 8878248657
  • Stephen King, Duma Key, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2008. ISBN 9788820045067
  • Stephen King, Gli occhi del drago, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1988. ISBN 882000819X
  • Stephen King, I lupi del Calla, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2003. ISBN 882003574X
  • Stephen King, Il gioco di Gerald, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1998. ISBN 882001498X
  • Stephen King, Il miglio verde, traduzione di Tullio Dobner, Sperling Paperback, 1998. ISBN 8878249424
  • Stephen King, Insomnia, traduzione di Tullio Dobner, Mondadori, 2004.
  • Stephen King, It, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1986.
  • Stephen King, L'Acchiappasogni, traduzione di Maria Teresa Marenco, Sperling & Kupfer.
  • Stephen King, L'incendiaria, traduzione di Prestini M.G., Sperling Paperback, 1994. ISBN 887824418X
  • Stephen King, L'ombra dello scorpione, traduzione di Bruno Amato e Adriana Dell'Orto, Bompiani, 1991. ISBN 8845212173
  • Stephen King, L'ultimo cavaliere, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer.
  • Stephen King, La bambina che amava Tom Gordon, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1999. ISBN 8820029073
  • Stephen King, La canzone di Susannah, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2004. ISBN 8820036770
  • Stephen King, La chiamata dei tre, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1990. ISBN 8820010305
  • Stephen King, La metà oscura, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1990.
  • Stephen King, La scorciatoia della signora Todd, traduzione di Gianni Pilo, in "L'orrore del buio", a cura di Karl Edward Wagner, Newton & Compton, 1996. ISBN 8881831988
  • Stephen King, La sfera del buio, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer.
  • Stephen King, La storia di Lisey, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2006.
  • Stephen King, La torre nera, traduzione di T. Dobner, Sperling & Kupfer.
  • Stephen King, La zona morta, traduzione di A. Terzi, Sperling & Kupfer, 1979.
  • Stephen King, Le creature del buio, traduzione di Tullio Dobner, Sperling Paperback, 1993. ISBN 8878242624
  • Stephen King, Le notti di Salem, traduzione di Carlo Brera, Bompiani, 1975.
  • Stephen King, Lo stretto, traduzione di Susanna Molinari, in "Il colore del male. I capolavori dei maestri dell'horror", a cura di David G. Hartwell, Armenia Editore, 1989. ISBN 8834404068
  • Stephen King, Misery, traduzione di Tullio Dobner, Mondadori, 1987.
  • Stephen King, Mucchio d'ossa, Sperling & Kupfer, 1999. ISBN 880450806X
  • Stephen King, Notte buia, niente stelle, traduzione di Wu Ming 1, Sperling & Kupfer, 2010. ISBN
  • Stephen King, Pet Sematary, traduzione di Brinis H., Sperling & Kupfer, 1993. ISBN 8820016397
  • Stephen King, Rose Madder, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1999. ISBN 8820029359
  • Stephen King, Shining (The Shining, 1977), traduzione di Adriana Dell'Orto, Bompiani, Milano, 2005. ISBN 8845246558
  • Stephen King, Stagioni diverse, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1989. ISBN 8882743535
  • Stephen King, Stagioni diverse, con il racconto L'autunno dell'innocenza, Sperling & Kupfer, 1987.
  • Stephen King, Stagioni diverse, con il racconto Stand by me: ricordo di un'estate, Sperling & Kupfer, 1987.
  • Stephen King, Terre desolate, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 1992. ISBN 8820014424
  • Stephen King, The Dome, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2009. ISBN 9788820047665
  • Stephen King, Unico indizio la luna piena, traduzione di Carlo Brera, Salani, 1991. ISBN 8877822368
  • Stephen King, 22/11/'63, traduzione di Wu Ming 1, Sperling & Kupfer, 2011. ISBN 9788820051358

Film[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]