Alberto De Capitani d'Arzago

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Alberto De Capitani d'Arzago (1909 – 1948), archeologo e storico dell'arte italiano.

La "grande pittura" greca dei secoli V e IV a. Cr.[modifica]

  • Durante tutto il cosidetto periodo arcaico la pittura dei Greci non fu che disegno colorato: solo coll'avvento della prima generazione seguita a quella delle guerre persiane nacque una pittura nel senso moderno della parola. (Introduzione, p. 10)
  • La storia della pittura greca può legittimamente trovare l'inizio nel momento in cui Kimon di Cleone, erede forse di tentativi e di esperienze altrui, inventò o perfezionò lo scorcio, introducendo le «obliquae imagines» di cui parla Plinio. Questa grande conquista abolì il valore reale della linea disegnativa dando ad essa, per la prima volta, un valore illusivo. Fu il primo passo per rendere col disegno la corporeità delle figure, e per dare l'impressione che quanto si comprendeva entro il contorno delle linee s'immergeva obliquamente nello spazio. (Introduzione, pp. 12-13)
  • Bisogna attendere [...] l'inizio del secolo IV, e meglio ancora la sua piena maturità, per trovare la pittura greca quasi padrona di tutti i mezzi per rappresentare la corporeità, capace anzi di valersene per effetti di virtuosismo. Linee e colori, perduto ogni loro valore reale per il valore illusivo, divennero coefficienti della consapevole distruzione della realtà del piano pittorico, ed insieme cooperarono a creare spazio attorno alla figura, in piena gara con la statuaria.
    Ma scorcio, colore e chiaroscuro non sono altro che mezzi tecnici con cui la pittura del secolo IV giunse al suo equilibrio: altri elementi sostanziali la determinarono, quali il ritmo di posizione e la proporzione. (Introduzione, pp. 12-13)
  • Non potremmo avvicinarci alla spiritualità di Polygnotos se non ammettessimo, in quest'uomo che conobbe la generazione di Maratona e che fu contemporaneo di Eschilo, senso tragico della vita, rispetto pel divino, non disgiunti da un ottimismo grave e sano. (cap. II, p. 35)
  • Una grande importanza ebbe [...] in Polygnotos il concetto quasi statuario di gruppo: e la ricerca conseguente di motivi tipici, di forme e profili puri, di pause larghe e sapienti. Nella sua arte pittorica, sempre fedele all'ispirazione omerica, la musicalità era forse sopratutto resa da questo plastico equilibrio fra pause e masse. L'espressione, intesa come tentativo dell'artista di dare un'interpretazione psicologica alle figure del suo dramma, fu certamente un'altra caratteristica ben individualizzabile nella sua pittura. La massima gloria di Polygnotos fu appunto riassunta in una sola parola: ethos. (cap. II, p. 39)

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