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Alberto Mario

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Alberto Mario (1825 – 1883), patriota, politico e giornalista italiano.

Citazioni di Alberto Mario[modifica]

La schiavitù e il pensiero: annotazioni[modifica]

Incipit[modifica]

Il martirio.
Come in lo specchio fiamma di doppiero
Vede colui che se ne alluma dietro [...]
E se rivolve per veder se il vetro
Gli dice il vero, e crede ch'el' si accorda
Con esso, come nota con suo metro,
(Parad. c. XXVIII).
cosi chi studia é conosce la Letteratura di un popolo, vi ravvisa l'immagine di lui fedelmente riflessa, la Letteratura essendola rivelazione più elevata e più nobile del pensiero umano. E avvegnaché la fantasia e il sentimento fiancheggiali dalla ragioae, siano lo strumento, mediante il quale essa si manifesta, ne viene che il Poeta e l'Artista, nudrendosi e fortificandosi nella scuola del passato dalle condizioni presenti, spiccano il volo anelando assiduamente all'avvenire, divinandolo e vestendolo di tutte le leggiadrie e le seduzioni del bello.

Citazioni[modifica]

  • L'impulso intellettuale dato dal Risorgimento, per cui l'Italia ebbe una Letteratura, cessa con l'Ariosto. L'Orlando Furioso è il sigillo di quell'epoca grande. Contemporanea alla pubblicazione di questo poema fu la caduta di Firenze, ultimo rifugio della libertà dei comuni italiani. Il Catolicismo erasi ricinto dello splendore che la Letteratura del Risorgimento diffondeva alla vigilia di perire. (p. 5)
  • [Torquato Tasso] La sua Gerusalemme appartiene al passato, il suo martirio all'avvenire. (p. 7)
  • Dopo il Tasso la poesia decadde rapidamente nel gonfio e nel falso, come l'arte dopo Michelangelo, nel deforme e nel'eccletico. Il poema del Marino s'imparenta per molte analogie ai marmi e ai palazzi del Bernino e alle tele del Grimaldi. Dopo di loro e poesia e arti, perduta la magnificenza che serbarono nel decadimento, si stemperarono negli infemminiti melodrammi del Metastasio, nelle smancerie degli arcadi, nei manierati dipinti del Battoni e nelle inanimate prospettive del Canaletto. Dicevole cornice del quadro furono le infangate novelle del Casti. (p. 7-8)
  • È di Bruno quella verità di Metodo che G. Reynaud attribuisce a Cartesio e dichiara irrefragabile : «Noi non conosciamo in se medesima la sostanza o l'essere che è in sé e per sé. Che dico? Noi non conosciamo alcun essere propriamente parlando. In noi non si trovano che idee, e un'idea non rappresenta mai altra cosa che l'attributo d'un essere». (p. 32)

Incipit di La camicia rossa[modifica]

Fra i grati ricordi del contatto personale col liberatore delle Due Sicilie, veruno mi si affaccia così vivido alla memoria, come le mattutine passeggiate a cavallo nelle vicinanze di Palermo sino alla battaglia di Milazzo.
Erano giornaliera occupazione del dittatore comporre l'esercito, provvedere alla cosa pubblica, aggiustare querele municipali, temperare il troppo zelo degli amici, accorciare i panni degli avversari politici, ond'egli, faticato da sì svariate cure, dalla ressa di tanta gente, dal rumore di sì diverse favelle che ponevano a severissima prova la sua natura semplice e amante di solitudine, coricavasi di buon'ora.

Bibliografia[modifica]

  • Alberto Mario, La camicia rossa, a cura di Toni Iermano, Mephite s.r.l. Editore, Atripalda, 2004. ISBN 8888655352
  • Alberto Mario, La schiavitù e il pensiero: annotazioni, Tipografia del Diritto, Torino, 1860.

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