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Alfredo Rocco

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Alfredo Rocco (1925)

Alfredo Rocco (1875 – 1935), politico e giurista italiano.

Citazioni di Alfredo Rocco

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  • [A proposito del reato di falso in bilancio] La straordinaria mitezza del codice (quello del 1882 che veniva abbandonato, ndr) non trova spiegazione che nella concezione nettamente individualistica che ne informa le disposizioni. Questa concezione non fa vedere, in materia di società, oltre la cerchia più o meno ristretta dei singoli individui, azionisti e creditori, e negli abusi... commessi dai dirigenti non sa ravvisare se non i fatti i quali incidono esclusivamente su interessi privati... questi fatti si presentano come gravemente lesivi dell'economia pubblica, in quanto, facendo venir meno la fiducia del Paese sull'attività delle società commerciali, scuotono uno dei cardini fondamentali su cui poggia la struttura economica del Paese.[1]
  • Mussolini va sempre avanti, ma non in linea retta. Va avanti a zig-zag, dando ai più opposti, successivamente, l'impressione di avvicinarsi a loro; e invece fa la sua strada.[2]

Emanuele Gianturco

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  • Emanuele Gianturco iniziò la sua carriera di studioso proprio nel momento in cui i giuristi italiani si avviavano verso la nuova via ad essi segnata dalla scienza tedesca, e in cui più viva ferveva la polemica fra i fautori del vecchio e del nuovo metodo. Egli prese subito posizione. Era laureato da due anni appena, e, disputando sulla questione del metodo, delineò con molta precisione e chiarezza il compito della scuola italiana di diritto civile: trarre dalle nuove correnti della vita politica e sociale gli elementi vivificatori dell'indagine giuridica, e questa condurre con metodo sistematico, sostituendo alla pura casistica e al pedestre commentario, la ricerca delle linee generali e direttive degli istituti. Col giusto equilibrio del suo lucido intelletto egli vide i pericoli di ogni imitazione straniera, sia francese sia tedesca, e l'una e l'altra combatté strenuamente, iniziando la formazione di quella scuola italiana di diritto privato, che doveva alcuni anni dopo affermarsi superbamente, e che all'aprirsi del grande conflitto mondiale teneva, specialmente nel campo del diritto romano, il primato in Europa. (pp. 407-408)
  • [...] l'opera di Emanuele Gianturco giureconsulto non si esaurì nella scuola. Parte cospicua di essa è nell'attività forense di lui, che fu grandissima e insigne.
    Come aveva iniziato la sua carriera di insegnante quasi sconosciuto in una stanza modesta e con pochi uditori, così ugualmente cominciò la sua vita forense senza aiuti di alcun genere, con scarsa e modesta clientela. Ma anche qui le doti di un ingegno privilegiato, la forza di un carattere adamantino superarono ogni ostacolo, e giovanissimo Emanuele Gianturco prese posto rapidamente fra i più grandi avvocati di un Foro, che come quello napoletano, contava campioni insigni. Il suo patrocinio venne sollecitato, in Napoli e altrove, per le cause più gravi, e le aule giudiziarie si affollavano, quando Egli perorava. (p. 409)
  • [...] mai, come da Lui, la toga del difensore fu indossata con maggiore dignità e decoro. Mai come da Lui la professione forense fu esercitata quale puro apostolato. L'avidità del guadagno non lo punse mai; mai volle accettare la difesa di cause, che non gli sembrassero giuste, anche se ritenesse sostenibile in astratto una tesi giuridica, l'applicazione della quale al caso concreto riuscisse non conforme ad equità. Sempre fu pronto a prestare il suo patrocinio gratuito in difesa degli umili, e più volte rifiutò ogni compenso per la difesa di cause interessanti istituzioni di previdenza o di beneficenza, ovvero Comuni piccoli e poveri. (p. 409)

Citazioni su Alfredo Rocco

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  • Secondo Rocco lo Stato è l'unica forma possibile di organizzazione della nazione, da lui concepita a sua volta come unica forma naturale di società umana in perpetua lotta con le altre nazioni. Tutta la società civile deve pertanto essere assorbita e regolata dallo Stato, unica forza capace di dominare i conflitti tra le classi, i ceti, le categorie produttive, i gruppi sociali. I sindacati, le associazioni di ogni genere e lo stesso partito fascista dovevano quindi divenire organi dello Stato ed essere guidati da questo alla realizzazione dei fini generali della nazione, cioè alla sempre maggiore potenza di questa. (Giorgio Candeloro)
  • Succedo a due indimenticabili amici – per nominare soltanto gli ultimi che onorarono questo seggio – ad Enrico De Nicola ed Alfredo Rocco, che sono il vanto della terra dove io nacqui, e che qui, a questo posto, diedero prova costante di rettitudine politica, di acume giuridico, di fervida operosità. Ad essi mando il memore saluto dell'Assemblea, orgoglioso, se mi sarà possibile, di seguirne l'esempio. (Antonio Casertano)

Note

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  1. Dalla relazione alla legge del 1930 con cui si approvava il nuovo codice penale; citato in Bruno Tinti, Toghe rotte, p. 130.
  2. Citato in Denis Mack Smith, Mussolini, traduzione di Giovanni Ferrara Degli Uberti, Rizzoli Editore, Milano, 1981, p. 261.

Bibliografia

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  • Alfredo Rocco, Emanuele Gianturco, in Nuova Antologia rivista di lettere, scienze ed arti, vol. 249, fascicolo 1310, 16 ottobre 1926.
  • Bruno Tinti (a cura di), Toghe rotte, Chiarelettere, Milano, 2007. ISBN 9788861900301

Altri progetti

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