Amalia Guglielminetti

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Amalia Guglielminetti

Amalia Guglielminetti (1881 – 1941), scrittrice e poetessa italiana.

Gli occhi cerchiati d'azzurro[modifica]

Incipit[modifica]

L'automobile si fermò in mezzo al cortile e Livio Moltesi-Dauri balzò a terra. Subito in cima alla breve gradinata di marmo a chiazze verdi, fiangheggiata da due ringhiere di ferro arrugginito apparve un uomo cinquantenne, qualcosa d'incerto fra il servitore e il contadino il quale lo esaminò un momento ad occhi socchiusi, curiosamente, prima di scendere ad incontrarlo. Ma quando si risolvette Livio era già presso di lui e gli chiedeva con un tono alquanto impaziente:
– Sono in casa le signore?

Citazioni[modifica]

  • – Baldina, – esclamò Livio precipitandosi su di lei, soffocando coi baci un suo piccolo grido di paura e di piacere.
    L'afferrò alla vita, la sollevò di peso come una bimba e premendola incontro al suo petto, nell'atteggiamento cupido geloso e contesa, uscì dalla sala da pranzo, attraversò quasi correndo il salone Luigi decimosesto, quindi uno studio appena illuminato dove inciampò in alcune poltrone di cuoio, quindi un gabinetto da bagno dalle pareti coperte di specchi nei quali egli si vide passare rapidamente curvo sul suo tesoro, con le labbra pallide e un volto contratto da ladro inseguito, e penetrò finalmente nella camera nunziale.
    Allora sul letto coperto d'una gran pelle di ermellino egli depose con delicatezza la sua preziosa conquista e la chiamò dolcemente per nome due, tre, molte volte, tentando di sorriderle ancora.
    Ella non sorrise più e non rispose. Guardò coi suoi grandi occhi dilatati cerchiati d'azzurro a una a una le luci che si spegnevano, guardò le pupille di Livio che s'intorbidivano.
    Udì ch'egli le parlava sulla bocca con una voce mutata, con parole sconnesse, con le sue membra calde e veementi di maschio avvinghiate alla sua tenera carne di bambina. Udì il battito confuso dei loro due cuori premuti l'uno sull'altro, confusi nel loro irrompente palpitare, e s'abbandonò spasimando a quell'avidità meravigliosa e brutale che la torturava come un divino martirio. (pp. 151-152)

Incipit di Le ore inutili[modifica]

Ritratto a pastello[modifica]

Discutevano da quasi mezz'ora, il giovine schermendosi con parole vaghe e perplesse, la donna indagando con una ostinazione che diveniva a grado a grado impaziente.

I mughetti del professore[modifica]

Il professore Biagio Valenzi, dottore in lettere e filosofia, vide un giorno nella vetrina d'una fioraia un leggiadro cestello di mughetti di serra e si fermò ad osservarli con raccolta ammirazione pensando alla sua giovane allieva, la signorina Diana Vallebella.

Datemi soccorso[modifica]

— Lo sapevi pure ch'ero venuta per salutarti. Tutti ormai lasciano la città e mio marito doman l'altro mi accompagnerà egli stesso col bimbo, lassù, nella nostra villa sul lago.

Scherzi di guerra[modifica]

Ieri l'altro la mia amica Rosalba Tranesi mi chiamò al telefono e mi pregò con la sua voce più ansiosa:
— Vieni un momento a casa mia. Debbo parlarti.

La verità[modifica]

Ella volle conoscere finalmente la verità.
Rimasta sola discese a gran fatica dal letto, indossò una vestaglia e a piccoli passi, reggendosi ai mobili, andò a spalancare le imposte, quindi si pose dinanzi allo specchio.

Per un bacio[modifica]

Il giorno che Albertino Farri ebbe compiuto il suo ventunesimo anno di età fu visto passeggiare per le strette vie della città provinciale con un viso raggiante di allegrezza.

“Il soprappiù„[modifica]

Il gobbetto posò la tazza vuota sul tavolino del caffè, s'accomodò sul divano e aperse un giornale.

La via ritrovata[modifica]

— Aprite le finestre, — ordinò il medico con voce sommessa ma imperiosa alla cameriera in cuffietta bianca che pregava piangendo, inutile e desolata presso il letto della sua signora.

Il bell'Arturo[modifica]

La prima volta che l'ingegnere Arturo Derni si sentì chiamare il “bell'Arturo„ fu ai bagni di mare, una sera di plenilunio.

La salvatrice[modifica]

Il giovane, disteso bocconi sulla spiaggia con le gambe affondate e nascoste nella sabbia calda, teneva il volto chino su le braccia ripiegate e pareva dormire o meditare al canto lungo ed eguale delle onde.

L'intrusa[modifica]

Nello scompartimento “signore sole„ le due donne viaggiavano d'oltre un'ora senza dirsi una parola, quasi senza guardarsi, immersa ognuna nei propri oscuri pensieri.

L'uomo tinto[modifica]

— Eccolo! Eccolo! — annunziò la giovine signora sporgendo il busto dalla balaustrata dell'alta terrazza. E con la mano sottile, dalle unghie molto rosee, additò qualcosa di nero che camminava con lentezza per la strada bianca, laggiù.

Il gioiello dell'ava[modifica]

Allorchè Giorgio Sanminiato entrò nel salotto di donna Lucilla De-Renzi sentì nell'aria qualcosa di diverso e d'insolito. Non languiva più nelle alte coppe di cristallo la bellezza morente delle rose d'autunno, erano scomparsi dalle cornici d'argento i ritratti degli amici e delle amiche, e dalla finestra aperta sul giardino entrava la luce scialba d'una giornata novembrina, non più attenuata nè ammorbidita dalle cortine di merletto.

Bibliografia[modifica]

  • Amalia Guglielminetti, Gli occhi cerchiati d'azzurro, 1920.
  • Amalia Guglielminetti, Le ore inutili, Treves, 1919.

Altri progetti[modifica]