Anatolij Borisovič Čubajs

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Čubajs nel 2017

Anatolij Borisovič Čubajs (1955 – vivente), economista e politico russo

Citazioni su Anatolij Čubajs[modifica]

  • L'Occidente è confuso sulla situazione in Russia perché Čubajs, la cui popolarità in Russia è al 2%, parla la lingua dell'Occidente quando va all'estero. Descrive un modello di riforma che sa essere efficace in America. Agisce come sostenitore dell'ideologia occidentale. Ma il popolo russo non crede a Čubajs; e non saranno guidati con la forza. (Aleksandr Ivanovič Lebed')
  • Odio [...] Chubais e tutto il resto della famiglia di venduti che ha messo Putin al potere. (Aleksej Naval'nyj)

Aleksandr Goldfarb[modifica]

  • Čubajs, l'adoratore del libero mercato, continuava a ripetere che alla fine la proprietà privata avrebbe risolto tutti i problemi politici e sociali; che la democrazia e la libertà, la morale sociale, il diritto e un sistema di governo sarebbero sgorgati dal capitalismo con la stessa certezza con cui i prezzi effettivi sgorgavano dalla mano invisibile di Adam Smith.
  • In quattro anni di terapia d'urto [...] Anatolij Čubajs, il trentottenne ragazzo prodigio dell'economia russa, fece l'impossibile: mise all'asta e privatizzò decine di migliaia di imprese, spostò più della metà della forza lavoro nel settore privato e in qualche modo impedì all'economia di scivolare nell'inflazione incontrollata.
  • In poco più di tre anni, il giovane primo vicepremier aveva completamente ribaltato la rivoluzione bolscevica, la stessa che settant'anni prima aveva versato fiumi di sangue espropriando proprietà private. Čubajs aveva riportato gran parte di quelle proprietà di Stato in mani private, senza quasi spargere una goccia di sangue, se si escludevano l'attacco al Soviet supremo nel 1993 e le centinaia di vittime di tutti i «conflitti d'affari» in tutto il Paese.
    Tuttavia, secondo Soros, Čubajs non stava facendo le cose nel modo in cui lui avrebbe voluto. L'arrogante e irritante primo vicepremier non era solo un arcinemico dei comunisti. Era un liberista e pensava che, una volta instaurato il libero mercato, il diritto lo avrebbe seguito automaticamente nella scia della libertà economica.

Elena Tregubova[modifica]

Citazioni in ordine temporale.

  • Una figura altrettanto carismatica e leggendaria, per la Russia, di quello che può essere per gli Stati Uniti Bill Gates.
  • I mutanti del Cremlino non arrossiscono mai. La maggior parte, anzi, è del tutto priva delle normali emozioni e sentimenti umani. Se sei un mutante, insomma, sei organicamente incapace di agitarti e tanto più di arrossire per il fallimento delle tue riforme. Per questo, in quanto esperta cacciatrice di quelle creature, sospettai subito in Cubajs qualcosa di poco chiaro. [...] Cubajs era anche lui un mutante. Ma di un tipo particolare, non ancora molto studiato: «Il mutante dal volto umano».
  • Il Cremlino continuava a bloccare tutti i suoi progetti, apparentemente per il puro gusto di farlo. O meglio, giusto per fargli perdere quell'aria di superiorità da riformista all'occidentale che voleva introdurre il mercato nella vecchia Russia. Continuava a essere dicasa al Cremlino, ma a mano a mano che il potere di Putin si rafforzava, le sue opinioni erano sempre meno ascoltate.
  • Cubajs era l'unico politico del Paese con cui potessi parlare normalmente in modo umano, senza concessioni all'idiozia, agli effetti della mutazione o agli interessi più o meno mafiosi dell'interlocutore. Non avevo dubbi che mi capisse perfettamente (per quanto strano possa sembrare, questa è un'impressione estremamente rara quando sia ha a che fare con i politici-mutanti russi, il cui orizzonte intellettuale normalmente è rigorosamente limitato al piccolo mondo dei loro intrighi), ed ero anche certa che mi avrebbe detto la verità (un altro fenomeno decisamente insolito per un politico), anche se magari mi avrebbe chiesto di non pubblicarla. E quando per qualche motivo non mi poteva dire la verità, invece di cominciare a mentire, Cubajs mi spiegava francamente come stavano le cose. Che per l'ambiente politico russo era semplicemente una soluzione innimaginabile.
    E soprattutto io ero a mia volta convinta che mai Cubajs avrebbe sfruttato la nostra amicizia a fini corporativi.
  • Prima, all'inizio delle riforme, Eltsin aveva sempre scaricato su Cubajs la colpa di tutto quello che non funzionava nel Paese, e poi l'aveva cacciato dal governo senza dargli la possibilità di portare a termine le riforme assolutamente necessarie, per quanto certamente impopolari. Quelle stesse riforme per le quali, come un asino davanti alla carota, aveva sopportato tutte quelle umiliazioni. Non appena la situazione politica del Paese si era fatta difficile, Eltsin, pressato dal suo entourage, lo aveva eliminato come si fa con un peso inutile, e per di più indicandolo a gran voce come il responsabile di tutti i problemi della Russia.
  • Per quanto dolce, aperto e addirittura vulnerabile in privato, in pubblico Cubajs si trasformava in un leader assoluto dotato di grande carisma naturale. In qualsiasi stato fisico o morale fosse, nel giro di un paio di minuti era come se dentro di lui si accendesse una misteriosa centrale elettrica da cui fluiva senza sforzo una grande, irresistibile energia. Ho visto con i miei occhi amministratori regionali duri ed esperti trasformati istantaneamente in timidi coniglietti da un'occhiata di Cubajs. E direttori delle centrali regionali che, sotto l'influsso dell'appassionata retorica di Cubajs, lo ascoltavano incantati, a bocca aperta, fissandolo con occhi entusiasti, evidentemente pronti, a una sua parola, a rovesicare l'amministrazione regionale, a lasciare al buio il Cremlino, o a organizzare una dimostrazione sulla Piazza Rossa per mandare a casa Putin.
  • Negli ultimi anni Cubajs ha avuto una grandissima, rara occasione di influenzare la situazione del nostro Paese: grazie all'autorevolezza che la sua figura di riformatore si era conquistata in Occidente, poteva tranquillamente permettersi di porre pubblicamente il presidente davanti a un ultimatum: o reintroduceva immediatamente nel Paese la libertà di informazione e cessava le persecuzioni nei confronti degli oligarchi, o lui avrebbe dato le dimissioni. Cubajs era probabilmente l'unica persona nel nostro Paese ad avere ome "riserva straordinaria per i casi di emergenza" una simile colossale possibilità di influenzare.
    Le "riserve straordinarie" però, hanno una brutta caratteristica: se non si usano al momento giusto, marciscono.
  • Per quanto mi riguarda, ho vissuto il caso di Cubajs come una tragedia personale. Per me era un cacciatore di fantasmi che aveva tradito la sua missione, dimenticato tutte le parole d'ordine, perso l'equipaggiamento e alla fine si era identificato con i mutanti che avrebbe dovuto cacciare.
    O forse ero io che mi ero sbagliata, dopo quella lunga permanenza nelle paludi del Cremlino? Forse Cubajs non era mai stato "uno dei nostri"?

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