Aleksandr Ivanovič Lebed'

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Lebed' nel 1996

Aleksandr Ivanovič Lebed' (1950 – 2002), generale e politico russo.

Citazioni di Aleksandr Lebed'[modifica]

  • [Sulla prima guerra cecena] Andrei a combattere in Cecenia solo alla guida di un reggimento composto dai figli di ministri e pezzi grossi del Cremlino. Ma quelli, naturalmente, se ne stanno a casa.[fonte 1]
  • Mio nonno fu una vittima delle purghe staliniane, venne imprigionato, quindi esiliato; quando tornò dall'esilio fu arruolato per combattere nella seconda guerra mondiale, dove fu ferito undici volte; finita la guerra, tornò a casa e morì, all' età di 34 anni. [...] Mio padre fu rinchiuso nel Gulag, poi venne spedito nell'Esercito nei cosiddetti battaglioni punitivi o battaglioni della morte; ha lavorato tutta la vita, non ha mai messo da parte un soldo, e anche lui è morto troppo giovane, a 56 anni.[fonte 2]
  • Sono allergico agli ex membri del Comitato centrale del pcus, Eltsin e Ziuganov inclusi.[fonte 3]
  • [Su Boris Nikolaevič El'cin] Non ho alcuna ragione per averlo in simpatia, ma rappresenta un'idea nuova, mentre i comunisti finora hanno portato solo disgrazia.[fonte 3]
  • [Sulla sua polemica contro i mormoni in Russia] Non capisco di che cosa si lamenta il presidente degli Stati Uniti. Vorrei vedere come reagirebbe se una setta russa andasse a predicare in Alabama e a insegnare agli americani come devono vivere. Io non sono contro la cultura occidentale, ma non voglio che essa rimpiazzi completamente la cultura e le tradizioni russe.[fonte 4]
  • [Sulla prima guerra cecena] Tutte le guerre, anche quelle che durano cento anni, prima o poi si concludono con trattative e colloqui di pace. Perché aspettare allora a intavolare queste trattative?[fonte 5]
  • Che Eltsin scelga: o me o Anatolij Kulikov. [...] Due uccelli non possono vivere nello stesso nido.[1][fonte 6]
  • Volete conoscere il nome di un eroe della guerra di Cecenia? Ve lo dico io, è Kulikov. E vi dico anche che un paese povero, con l' economia in sfacelo, incapace di farsi valere con la forza delle armi e che si dice democratico, non può pensare di risolvere le questioni delle nazionalità con i missili e le cannonate.[fonte 6]
  • Vi dico che questa guerra deve finire e finirà. Chiunque mi metterà i bastoni tra le ruote, sarà fatto fuori.[fonte 6]
  • [Sulla battaglia di Groznyj] Anche Berlino fu conquistata ma ciò costò la vita di decine di migliaia di persone, decine di migliaia di soldati e di abitanti. Ci serve proprio? La prima cosa da fare è separare le parti belligeranti, e io sono venuto qui per fare questo.[fonte 7]
  • Chi dice che io minaccio l'Alleanza con i missili, o che la Russia invaderebbe chiunque osa mettersi sotto la protezione della Nato, racconta favole da guerra fredda.[fonte 8]
  • Eltsin non è in grado di lavorare. Non è lui che governa il paese. La Russia sta andando in pezzi. Ecco perché dovendo scegliere tra un paese di 150 milioni di abitanti e il presidente, io ho scelto il paese.[fonte 9]
  • Non ho bisogno di un mandato dato in fretta e furia da un presidente che è già sulla via d' uscita. Io non prenderò nessuna elemosina.[fonte 10]

Da "Sono pronto a ripulire questo paese"

Intervista di Enrico Franceschini, la Repubblica, 18 giugno 1996

  • Tornare indietro è impossibile. Il nostro paese ha già percorso una strada difficile e dolorosa, costata molte vite umane e molto denaro. Quei morti e quei soldi non possono essere recuperati, perciò abbiamo l'obbligo di andare avanti
  • [«Quale è oggi il pericolo maggiore per la Russia?»] Il rischio che il paese cada in un abisso, che si divida ancora una volta in Rossi e Bianchi. Questo va assolutamente evitato. Andando alle urne, i russi hanno fatto la loro scelta. Può piacere o meno, ma tutti devono accettarla.
  • All'inizio del ventesimo secolo c'erano vari imperi: quello inglese, francese, austro-ungarico, russo. I primi sono crollati dopo la seconda guerra mondiale, infine è scoppiato anche l'impero russo. Bisognerebbe chiedersi perché negli ultimi quarant'anni nessuna potenza ha provato a ricreare un impero. Forse che gli Stati Uniti non avevano la forza per farlo? Ce l'avevano. Ma si sono resi conto che nel mondo moderno è molto più facile, produttivo, efficace, rimpiazzare l'espansione geografica e militare con l'espansione economica e culturale. Ed è quello che hanno fatto, basta guardare i programmi delle tivù o le merci nei nostri negozi. Si può piangere per la morte dell'Urss, ma non si può pensare seriamente di ricostruirla.
  • [Sulla prima guerra cecena] Nel '91 si permise a Dudaev di prendere il potere, usufruire del 100 per cento degli armamenti sovietici rimasti in Cecenia, godere di piena libertà di traffico aereo e di dogana, cosicché la regione diventò una formidabile base per il traffico di armi, droga e petrolio. Adesso che Dudaev non c'è più, la Russia si trova a combattere contro gente che se ne frega di Dudaev ma lotta per vendicare le proprie mogli e i propri figli trucidati, che è quello che un vero uomo deve fare. Per prima cosa, occorre eliminare le radici economiche del conflitto, poi pensare al resto. La guerra è una cosa brutale, che non si ferma né con lo sterminio, né con il gesto di una mano.

Da Lebed: fermiamo la Nato imperialista

Intervista di Carey Schofield sull'allargamento dell'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, la Stampa, 25 settembre 1996

  • Chiariamo le cose. Gli interessi industriali tedeschi e americani in Russia soffrirebbero gravemente in caso di un allargamento dell'Alleanza atlantica. Noi troveremo molti modi per colpire i due sostenitori di questa linea. Gli uni e gli altri hanno enormi interessi, qui, ma in ogni caso il nostro mercato è in piena espansione. Ci saranno altri investitori.
  • Adesso ci troviamo nel mezzo della campagna presidenziale americana e Bill Clinton mostra con grande cinismo di considerare più importante il voto dei polacchi di Chicago che le buone relazioni con la Russia nei prossimi 20 anni.
  • Con l'ampliamento della Nato e dell'Unione europea l'Europa centrale e orientale finiranno sotto il dominio politico ed economico della Germania. Questa sarebbe la logica della nuova generazione di politici del dopo-Muro? Costruire il Quarto Reich.
  • Un tempo eravamo alle prese con il confronto Est-Ovest. Ma adesso qual è il problema della Nato? La mentalità di creare blocchi rivali in Europa è anacronistica. Come sempre succede, gli strateghi sono rimasti legati al passato. Così, la logica della guerra fredda finirà per produrre il prossimo conflitto. Mantenete la Nato per le missioni di "peace-keeping", ma un suo ampliamento appare come un capriccioso trionfalismo da parte dell'Occidente e soprattutto degli Usa.
  • La maggior parte degli occidentali che incontro ammettono che il programma di ampliamento dell'Alleanza è un errore e che sta deteriorando i rapporti tra noi e voi. Sanno che Polonia, Repubblica Ceka e Ungheria non hanno problemi di sicurezza. Dov'è la minaccia? La verità è che la Nato si prepara ad affrontare una Russia risorgente.

Da Lebed: troppi misteri al Cremlino

Intervista di Alexndr Gamov, la Stampa, 11 novembre 1996

  • Io vado sempre all'attacco, non sono mai passato alla difensiva, non lo so fare.
  • [Su Aleksandr Koržakov] Potete pensare di lui quello che volete, ma è stato calunniato.
  • Dobbiamo studiare il problema della Nato invece di gridare con o senza motivo che siamo contrari alla sua espansione a Est. A Bruxelles non c'è nemmeno una rappresentanza russa.
  • [Sulla prima guerra cecena] Sono convinto al 95 per cento di essere riuscito a strappare la radice della guerra. Era una guerra stupida, senza idee, senza ideologia, senza scopo. Non avevamo né armi, né munizioni, i militari non venivano pagati per 3-4 mesi. Ci facevamo a pezzi a vicenda, ma in nome di che cosa?
  • Ho capito che nel nostro Paese non esiste un meccanismo di decisione nello Stato. L'ho visto ad agosto, quando ho ricevuto due ordini: il primo di fermare la guerra in Cecenia, l'altro di ricominciarla. Entrambi avevano un facsimile della firma di Eltsin.
  • Io ho combattuto contro Massud. Ma oggi sono convinto che dobbiamo aiutarlo. Ci metteremo d'accordo. Se sconfiggono i Taleban si alleeranno con l'opposizione tagika e rovesceranno il governo attuale [di Emomalī Rahmon].

Da "Eltsin è finito, andrò io al suo posto

Intervista di Enrico Franceschini, la Repubblica, 14 gennaio 1997

  • Il sistema comunista e quello democratico, o meglio pseudo-democratico, hanno già dimostrato al paese quello che sanno fare. Ora bisogna che qualcuno prenda in braccio la Russia, le dia un bello scossone, e la rimetta in piedi.
  • Non cerco appoggi fra la gente famosa: solitamente sono già fuori uso. Le persone davvero intelligenti, in Russia, non si sono ancora fatte avanti, lasciando che a occupare la scena fossero gli avventurieri.
  • La salute del presidente è un dramma umano e personale, che sta diventando una tragedia nazionale. Da sei mesi assistiamo a un triste spettacolo: trasloco di Boris Nikolaevic da una casa di cura all'altra, da un ospedale a una clinica, da una dacia a un sanatorio, mentre il paese rimane senza guida. Un paese talmente in crisi che non si pagano più le pensioni né i salari né le tasse. Oggi occorre una gestione severa, seria, ben ponderata e civilizzata. Altrimenti ci attende un' esplosione sociale. E io questo voglio evitarlo.
  • In Cecenia io sono riuscito a ottenere la cosa essenziale: dimostrare che la pace è più vantaggiosa della guerra, per tutti. Il resto viene da sé, se ne può occupare chiunque.
  • [«Allora non ci sarà più guerra in Cecenia?»] Non ci sarà, parola di Aleksandr Lebed.

Citazioni su Aleksandr Lebed'[modifica]

  • Alexandr Lebed ha compreso che per uscire dalla trappola cecena non basta più riproporre al tavolo delle trattative la consunta formula "soldi per la ricostruzione più una forte autonomia". L'ex generale dei parà potrebbe anche accarezzare l'idea di uno strappo "alla De Gaulle", la Cecenia come l'Algeria, ma deve tenere conto degli orientamenti opposti dei suoi potenti avversari al Cremlino, a cominciare dal premier Viktor Cernomyrdin. (Demetrio Volcic)
  • Avevamo preso l'abitudine, giornalisti, politici, opinione pubblica, di chiamarlo "Rambo". Un Rambo russo. Colpa della sua biografia: paracadutista, decorato in Afghanistan, militare di carriera, generale. Colpa del suo aspetto fisico: testa grossa, spalle larghe, un metro e ottantacinque di muscoli. Colpa della voce: paragonata, sempre dai giornali, al ringhio di un cane, al rombo del tuono. E siccome una volta si lasciò scappare che non gli dispiaceva Pinochet, gli è stata affibbiata l'etichetta di duce nazionalista. (Enrico Franceschini)
  • Per capirlo, serve rammentare che nell'agosto '91 la sua divisione corazzata fu la prima a venire in soccorso di Eltsin, contro i golpisti che avevano destituito Gorbaciov; e che come comandante della 14esima Armata in Moldavia ha usato, sì, la forza, ma per riportare la pace in una regione minacciata da una guerra etnica tra russi e rumeni. In campagna elettorale si è presentato come il paladino della lotta a corruzione e criminalità, l'uomo delle "mani pulite": una sorta di "Di Pietro russo". Altro che Rambo. E dalle risposte che dà ai cronisti emerge un leader ambizioso, che crede nell'ordine ma anche nella democrazia, e dotato di un suo particolare umorismo: chissà che non sia il tipo giusto per completare il viaggio della Russia verso stabilità e benessere. (Enrico Franceschini)

Zbigniew Brzezinski[modifica]

  • Lebed è stato a pranzo a casa mia a metà gennaio e in quella circostanza abbiamo parlato a lungo della NATO. Anche se non è mia intenzione mettergli delle parole in bocca, Lebed mi fece capire che la questione dell’allargamento della Nato veniva affrontata dalla elite russa in modo da creare il rischio dell’autoisolamento della Russia. A suo giudizio l’elite russa stava facendo dell’inutile allarmismo. Personalmente non riteneva un problema l’allargamento della NATO. Scherzosamente lasciò intendere che il modo migliore per affrontare la questione consisteva nel dare un nuovo nome alla Nato per poi procedere al suo allargamento. Ai russi non sarebbe restato altro che accettare la nuova realtà in quanto a molti russi è solamente il nome che da fastidio in quanto riporta alla memoria i giorni della guerra fredda quando erano tutti condizionati dalla propaganda sovietica e indotti a considerare la Nato un nemico.
  • Lebed è una persona molto franca. Non si perde in inutili giri di parole e ovviamente non si lascia influenzare dagli slogan di facile presa. E ciò che più conta, rifiuta in modo categorico l’intera tradizione imperiale. Dice con chiarezza che la sua idea di una Russia moderna coincide con l’idea di una Russia che non sia più uno Stato imperiale.
  • Se Lebed non verrà assassinato, è l’uomo più forte e probabilmente il candidato più credibile nella corsa alla presidenza della Russia.

Note[modifica]

  1. Lebed' significa "cigno", Kulikov "beccaccia".

Fonti[modifica]

  1. Citato in Un generale-eroe sfida Eltsin, la Repubblica, 16 giugno 1996.
  2. Citato in Lebed story, la Repubblica, 20 febbraio 1996.
  3. a b Citato in Lebed: sarò io il Presidente, e presto, la Stampa, 23 giugno 1996.
  4. Citato in Il nazionalismo di Eltsin per fermare Zjuganov, la Repubblica, 1 luglio 1996.
  5. Citato in Cecenia, la pace di Lebed, la Repubblica, 13 agosto 1996.
  6. a b c Citato in Lebed: "Via il Ministro degli interni", la Repubblica, 17 agosto 1996.
  7. Citato in Lebed ferma le bombe di Mosca, la Repubblica, 22 agosto 1996.
  8. Citato in Lebed: La Nato a est, ma non abbiate fretta, la Repubblica, 8 ottobre 1996.
  9. Citato in Lebed lancia la sua coalizione. "Toglieremo il potere a Eltsin", la Repubblica, 2 marzo 1997.
  10. Citato in Il grand rifiuto di Lebed. Non voglio elemosine, la Repubblica, 20 settembre 1999.

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