Anatolij Stepanovič Djatlov

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Anatolij Stepanovič Djatlov (1931 – 1995), ingegnere sovietico.

Citazioni di Djatlov[modifica]

  • Il quadro che mi si presentò era degno della penna di Dante. Parte della volta era squarciata. Quanta parte? Non so, forse 400 metri quadrati. I detriti erano caduti danneggiando le tubazioni dell'olio e del combustibile... distruzione ovunque.[1]
  • Il reattore non esisteva più: le tubature del combustibile erano bruciate provocando una crescita della pressione che scuoteva le duemila tonnellate della struttura caduta su se stessa.[1]
  • La mia squadra ha agito bene, senza badare alla propria sicurezza. Era impossibile fare di più. La versione ufficiale, che gettò tutta la colpa della catastrofe su quelli che vi persero la vita, è una menzogna.[1]
  • Non ho il minimo dubbio che coloro che progettarono il reattore di Cernobyl capirono fin dal primo momento la ragione dell'incidente, ma fecero di tutto per celarla e per far ricadere ogni colpa sugli operatori della centrale, come me.[2]
  • Se avessi saputo allora quello che so adesso sul genere di mostro che era il reattore numero quattro, non sarei mai andato a lavorare a Cernobyl.[2]

Citazioni su Djatlov[modifica]

  • Un uomo arrogante,sgradevole. Era lui al comando quella notte, lui diede gli ordini... e non aveva amici. O almeno, non ne aveva di importanti. E ora Djatlov passerà i prossimi 10 anni in un campo di detenzione. Ovviamente la sentenza è doppiamente ingiusta. C'erano criminali di gran lunga peggiori di lui al lavoro. E per quello che ha fatto Djatlov l'uomo non merita la prigione... merita la morte. (Chernobyl)

Note[modifica]

  1. a b c Citato in «Il giorno che Cernobil iniziò a uccidermi», La Stampa, 11 aprile 1996
  2. a b Citato in La strana storia di Anatolij Dyatlov l'ingegnere che sapeva troppo, la Repubblica, 24 aprile 1996

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