Angelo Mazza

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Angelo Mazza

Angelo Mazza (1741 – 1817), poeta e letterato italiano.

  • Sorgon tre fiori sul medesmo stelo, | Di vario genio e di color diverso. | Arde l'un d'ostro, e di rugiada asperso | Non par che tema impura nebbia e gelo: A sé facendo di se stesso velo | Tingesi l'altro fra l'azzurro e 'l perso. L'ultimo albeggia al vital sole avverso, | Di sua vaghezza innamorando il cielo. (da Le tre castità, in Poesie)

Dei dolori di Maria Vergine[modifica]

Incipit[modifica]

O Verità, che d'ombra esci profetica,
Del tuo splendor ti piaccia or me riempiere.
Vo' da sacra agitato alma poetica
Del settemplice Duol l'immago adempiere.
Sento destra al mio dir farsi patetica
Sin l'aura, e d'un tremor languido s'empiere.
Natura tutta a lamentar invitami
La Madre, el Figlio, ed il Calvario additami.
Vergin, del tuo Fattor Madre adorabile,
Qual altro al tuo dolor dolor somiglia?

Citazioni[modifica]

  • Ti veggo, o Donna, trangosciando ascendere; | Ed ecco, ahi vista! dall'infame stipite | Vìttima immaculata il Figlio pendere. (Canto I, p. 4)
  • E per forza d'amore incomprensibile | Nel Figlio è assorta, e quasi in lui trasanima | Tutte con lui le pene ama dividere, | E nelle pene sue se stessa ancidene. (Canto I, p. 5)
  • Se duri chiodi i nervi a lui [Gesù] disunano, | Lo spirto a lei [Maria] di trapassar non lasciano: | Se acute spine il capo al Figlio imprimano, | Acuti spasmi il sen materno fasciano; | E per fiera d'amor vicenda gli animi | Doppian l'affanno agonizzando unanimi. (Canto I, p. 5)
  • Non è, Madre, non è, credil, possibile | (E fortezza ti vesta il petto e l'anima) | Al disusato incrudelir terribile | De' perfidi Giudei starti magnanima. | Se languisti al pensier, come al visibile | Scempio durar potrai? Se amor t'inanima | Dal reo servaggio il seme uman redimere, | Perché veder tu stessa il Figlio opprimere? (Canto II, p. 12)
  • Specchiati, o Madre; e la feral tristizia | Vinca il pensier che da quel legno orrevole | Pende la speme e la cornun letizia. | Quivi affisse Pietà lo spaventevole | Decreto, che segnaro Ira e Giustizia, | Che or or vedrai con Pace in un congiungere. (Canto III, p. 25)
  • [Maria] Te cerca ei sol, te aspetta sol, te chiamano | Quanti veggon beati 'l Divin Essere: | Te del Ciel donna, te regina acclamano, | E tue belle virtuti amari ritessere. | Plaudon le Stelle gareggiando, e bramano | Folgorante al tuo crin corona intessere; | Sarà scanno al tuo piè la vaga ed emula | Del Sol, che in manto a te si volge, e tremula. (Canto III, p. 27)

Explicit[modifica]

E qui 'l mio canto di laudarti cupido
Che al segno aggiunse, d'un tuo sguardo irradia.
Di quest'uno i'm'esalto: il volgo stupido
Le fole apprezzi d'Elide e d'Arcadia.
Se 'l cammin superai solingo e rupido
Fu di te, non favor d'arte Palladia:
Da te mossero i carmi; a te ritornino,
Vergine, e sol del tuo splendor s'adornino.

Bibliografia[modifica]

  • Angelo Mazza, Dei dolori di Maria Vergine, in Poesie, tomo II, Niccolò Capurro, Pisa 1816.

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