Antonio Meo

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Antonio Meo (–), scrittore, critico e traduttore italiano.

William Shakespeare: profilo storico-critico dell'autore e dell'opera[modifica]

  • [Giulio Cesare di William Shakespeare] La tragedia secondo il Chambers, venne probabilmente rappresentata per la prima volta nel 1599 o 1600, e divenne immediatamente popolare. La fonte principale è Plutarco nella traduzione di Sir Thomas North, pubblicata nel 1576. La vita di Cesare del biografo greco, già in sé opera di notevole pregio, è seguita nei dettagli, anche se Shakespeare allarga o restringe i tempi dell'azione secondo le esigenze della sua concezione dramattica, e inserisce in essa del materiale delle Vite di Bruto e di Antonio.
  • [Giulio Cesare di William Shakespeare] Tutto il dramma, come anche il Coriolano, è improntato ad una severa austerità stilistica, senza alcun elemento comico. L'opera è artisticamente completa in sé poiché termina là dove era cominciata cioè con il trionfo di Cesare, dopo aver dato una fuggevole visione dell'avventura repubblicana, e inoltre conserva l'unità d'azione, facendo convergere le scene ad un punto: l'uccisione del dittatore.
  • Per la prima volta, nel Giulio Cesare Shakespeare, facendo di Bruto l'apostolo della libertà e di Cesare il tiranno, rovescerebbe la visione gerarchica e sacrale dello stato tipica del Medioevo, per cui, così com'è nella Commedia di Dante, Bruto è il traditore e Cesare il capo sacrale.
  • La tragedia del Giulio Cesare sta anche nell'urto di due istanze ugualmente imperiose e corrispondenti al conflitto che proprio allora avveniva sia in Shakespeare sia nel suo mondo tra Medioevo e mondo moderno: Cesare è il capo sacrale che è delitto uccidere in ogni caso, e Bruto il portatore del principio della libertà, che tuttavia lo spinge a turbare l'armonia cosmica, e quindi a scontare questa colpa.
  • Il Coriolano non ha avuto fortuna sulla scena, forse anche per il fatto che le passioni che danno vita al dramma non emergono dal quotidiano, o comunque non sono universalmente estensibili, ma sono piuttosto connesse alla particolare condizione di uomo politico del protagonista. La sorte del dramma fu talmente infelice che neppure i rifacimenti secenteschi ebbero successo.
  • Più fortunato fu il dramma sulle scene italiane, dove recitarono la parte di Coriolano attori famosi come il Rossi, il Salvini, il Tumiati e il Carraro.
  • Secondo alcuni critici, il Coriolano più che una tragedia ha le caratteristiche del dramma storico.
  • Perfino i critici favorevoli hanno trovato, in realtà, il Coriolano una tragedia fredda e piuttosto stanca, in cui la figura dell'eroe appare rigida e a volte grottesca, mentre addirittura inconsistente e incomprensibile può sembrare il comportamento del suo antagonista Aufidio.
  • Critici come Derek Traversi hanno fatto notare che l'opera è in fondo più articolata e ricca di sensibilità di quanto non appia ad una lettura che trascuri il gioco dell'ironia e i significati impliciti nei punti di vista che l'autore esprime tutto attraverso lo stile.
  • Antonio e Cleopatra si presenta, nella produzione di Shakeaspeare, al culmine della sua complessità, come opera quanto mai polivalente e quindi aperta a numerosissime possibilità di lettura e di interpretazione.
  • [Antonio e Cleopatra] Il Seicento l'ha considerato opera esemplare di un genio sregolato ed istintivo, e si è provato in tutti i modi, a cominciare dal Dryden (col suo famoso rifacimento Tutto per amore) a ridurre quel caos a ordine.
  • Antonio e Cleopatra è apparso ai critici come la tragedia dell'uomo d'azione la cui volontà è corrotta dal mondo delle sensazioni e delle emozioni. Di questo mondo, che Shakespeare ha sempre considerato con riserbo morale e intellettuale, Cleopatra, in tutto il suo fasto e il suo fascino, appare come il simbolo.

Bibliografia[modifica]

  • Antonio Meo, Profilo storico-critico dell'autore e dell'opera, prefazione a William Shakespeare, Giulio Cesare, Antonio e Cleopatra, Coriolano, Garzanti Editore, 1974.