Antonio Girlanda

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Antonio Girlanda, biblista e presbitero italiano.

Citazioni di Antonio Girlanda[modifica]

  • Cantico dei Cantici: idillio che sotto forma dell'amore fra due giovani suggerisce il rapporto tra Israele e il suo Dio.[1]
  • Giobbe: il poema grandioso dell'innocente oppresso dalla sofferenza immeritata, ma che non cessa di cercare Dio.[1]
  • Il discorso della montagna è il compendio dell'annuncio cristiano e le otto beatitudini indicano le condizioni indispensabili per entrare nel regno di Cristo.[2]
  • Il libro di Giobbe è un capolavoro della letteratura universale, sia per l'eterno problema che agita, il dolore dell'innocente, ma anche per la smagliante veste letteraria che l'anonimo autore ebreo del V secolo ha saputo dargli.[3]
  • L'autore di Giobbe non accetta un Dio automa che garantisce disgrazie ai malvagi e successo ai buoni. Egli ha assunto il problema del dolore innocente come il caso limite per scuotere certezze che non rispondono alla realtà né stimolano quella fede che si affida a Dio, certa che la sua ultima volontà è la felicità della creatura che lo cerca. L'epilogo lo dimostra.[3]
  • L'opera [dei Numeri] risulta un insieme di leggi e narrazioni spesso vivaci e intense anche teologicamente. Il Sinai è quasi il grande sfondo costante dei primi dieci capitoli: esso è lo spartiacque che divide i due grandi versanti dell'itinerario nel deserto verso la terra della libertà: dalla schiavitù d'Egitto all'intimità con Dio al Sinai, dal Sinai all'orizzonte tanto atteso della terra promessa.[4]
  • Nel Cantico non vi è indizio di un significato simbolico, oltre il senso letterale. C'è invece tutta una tradizione ebraica e poi cristiana che, sulla scia di tante pagine profetiche, vi ha letto in trasparenza una parabola dell'amore reciproco tra Dio e Israele che, ammaestrato dalla dura prova dell'esilio, cerca senza più tentennamenti Jhwh, suo unico Dio.
    Una lettura né solo letterale né solo simbolica sembra quindi rendere meglio giustizia alla comprensione di questo gioiello poetico, di cui un grande rabbino del II secolo d.C. diceva: «L'universo intero non vale il giorno in cui Israele ebbe il Cantico dei Cantici».[5]

Note[modifica]

  1. a b Dall'introduzione ai Libri sapienziali, in La Bibbia, p. 553.
  2. Dalle note a La Bibbia, p. 1048.
  3. a b Dall'introduzione a Giobbe, in La Bibbia, p. 554.
  4. Dall'introduzione ai Numeri, in La Bibbia, p. 133.
  5. Dall'introduzione al Cantico dei cantici, in La Bibbia, p. 700.

Bibliografia[modifica]

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