Antonio Rosmini

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Antonio Rosmini

Antonio Francesco Davide Ambrogio Rosmini Serbati (1797 – 1855), presbitero e filosofo italiano. Venerato come beato dalla Chiesa cattolica.

  • Adorare, tacere, godere. (citato in Francesco Paoli, Della vita di Antonio Rosmini-Serbati: memorie, Paravia, 1880)[1]
  • Coll'economizzare il tempo si allunga la vita. (da Logica)
  • E chi siamo noi sacerdoti, se non discepoli di Cristo? Qual è la nostra forza, se non la parola di Dio? Ecco la spada a due tagli, che, come dice san Paolo, penetra le midolle, e divide l'anima dallo spirito: e quest'arma è onnipossente come Dio stesso, ma è l'unica del secerdote. (dalla lettera all'abate Félicité Robert de Lamennais, S. Michele della Chiusa, 22 marzo 1837, in Opere edite e inedite, vol. 30, Boniardi-Pogliani, 1840)
  • La persona dell'uomo è il diritto umano sussistente: quindi anco l'essenza del diritto. (da Filosofia del diritto, vol. I)

Antonio Rosmini. Calendario Spirituale.[modifica]

  • Tutto il nostro vero bene sta nella nostra santificazione, e tutto il nostro male sta nel perdere qualche grado della nostra santificazione (Domodossola, 7 agosto 1836)
  • Sulle vicende poi della Chiesa bisogna rimanersipienamente tranquilli, persuasi che vive Gesù Cristo che ha ogni potestà in cielo e in terra, che fa tutto ciò che vuole, e che nulla avviene senza che sia regolato alla sua maggior gloria, al suo più compiuto trionfo. (Milano, 9 agosto 1827)
  • L'opera della divina provvidenza nel corso dei secoli, nei quali milita sulla terra la Chiesa, consiste nel sottoporre successivamente tutte le cose, anche appartenenti alla società esterna degli uomini, a Gesù Cristo; nel farle entrare nella società cristiana, nel far sì che prendano in quella il loro posto, secondo il bell'ordine che va a compiere l'intera e perfetta organizzazione della Chiesa, germe e radice di quella pianta che si deve estendere e dilatare in tutti i suoi tronchi, e fino agli ultimi suoi ramoscelli e più piccole foglie. (Milano, 15 marzo 1826)
  • Gesù è morto per noi: ci ha conservata fin qui la vita, perché abbiamo tempo di lavarci nel suo Sangue: la penitenza nostra non importa che sia lunga, ma sia sincera. La migliore poi di tutte le penitenze è la pazienza nelle croci che egli ci manda, adattandole amorosamente alle nostre spalle, e aiutandoci a portarle. (Stresa, 14 luglio 1842)
  • Perciò non pensiamo a questo Istituto [Istituto della Carità], ma sempre alla Chiesa di Cristo, richiamando nel gaudio del nostro cuore le promesse che ci furono tramandate in eredità riguardo al regno di Cristo e l'immobilità del divino consiglio. E imitiamo la fede e la longanimità dei Patriarchi, come esorta S. Paolo che di Abramo dice: Sopportando con longanimità ottenne la promessa.Poiché nulla di ciò che accade, anche se in apparenza contrario al regno di Dio, diminuirà la nostra gioia, finché confideremo in Cristo Gesù. (Costituzioni dell'Istituto della Carità, n.° 468)
  • Il fermarsi coll'istruzione o coll'operazione nella letteratura, o nella grammatica, o nella filosofia, o in altra scienza profana, senza pervenire fino al Vangelo, in cui sta la salvezza, è somigliante a chi si trattenesse in sul viaggio a mezzo del cammino senza pervenire allo scopo del viaggio stesso. (Stresa, 4 Febbrio 1850)

Le cinque piaghe della Santa Chiesa[modifica]

  • L'Autore del Vangelo è l'Autore dell'uomo.
  • La grazia, la quale rende forte la volontà, si comunica mediante l'intelligenza.
  • Non ignoro che la voce dei semplici e degli ignoranti stessi penetra i cicli se è mossa dal divino Spirito. Povera umanità se così non fosse!

[Antonio Rosmini, Le cinque piaghe della Santa Chiesa, Paoline, 2007]

Massime di perfezione cristiana[modifica]

  • La carità perfetta (nella quale consiste la perfezione de' Cristiani tutti) portando tutto l'uomo nel suo Creatore, si può definire una totale consacrazione o sacrificio che l'uomo fa di sé a Dio, ad imitazione di quanto fece l'unigenito suo Figliuolo il nostro Redentore Gesù Cristo: per la quale consacrazione egli propone di non aver altro scopo ultimo in tutte le azioni sue, fuori che il culto di Dio, e di non far altra professione, né cercar altro bene o gusto sulla terra, fuori che in ordine a quello di piacere a Dio e di servirlo. (Lezione I)
  • Tutti i Cristiani, cioè i discepoli di Gesù Cristo, in qualunque stato e condizione si trovino, sono chiamati alla perfezione; conciossiaché tutti sono chiamati al Vangelo, che è la legge di perfezione; e a tutti egualmente fu detto dal divino Maestro: «Siate perfetti, siccome il Padre vostro celeste è perfetto» (Mt 5, 48). (Lezione I)
  • Il vero Cristiano che desidera di rivolgersi a quella perfezione a cui è chiamato, dee proporsi di seguire, in tutte le operazioni della sua vita, sempre ciò che crede più caro al suo Dio, di sua maggior gloria e volontà. (Lezione I, 8)
  • In quanto al fine, il Cristiano dee proporsi e continuamente meditare tre massime fondamentali; e tre massime pure dee proporsi e meditare in quanto ai mezzi: in tutto sei massime, le quali sono le seguenti:
    1. – Desiderare unicamente e infinitamente di piacere a Dio, cioè di essere giusto.
    2. – Rivolgere tutti i propri pensieri ed azioni all'incremento e alla gloria della Chiesa di Gesù Cristo.
    3. – Rimanersi in perfetta tranquillità circa tutto ciò che avviene per divina disposizione riguardo alla Chiesa di Gesù Cristo, operando a pro' di essa dietro la divina chiamata.
    4. – Abbandonare se stesso nella divina Provvidenza.
    5. – Riconoscere intimamente il proprio nulla.
    6. – Disporre tutte le occupazioni della propria vita con uno spirito d'intelligenza. (Lezione I, 10)
  • Il maggior ossequio che l'uomo può dare a Dio, consiste nel sottomettere la propria volontà a quella di Lui. (Lezione II, 2)
  • Non bisogna già che si smarrisca il Cristiano né punto né poco, o che s'arresti, se le cose esterne fanno la loro impressione sopra di lui. (Lezione II, 7)
  • Non può adunque il Cristiano giammai sbagliare, quando si propone tutta la santa Chiesa per oggetto de' suoi affetti, de' suoi pensieri, de' suoi desideri e delle sue azioni; perciocché egli sa di certo che la volontà di Dio è questa, che la Chiesa di Gesù Cristo sia il gran mezzo, pel quale venga pienamente glorificato il suo nome. (Lezione III, 2)
  • Il Cristiano può dubitare circa qualunque cosa particolare, se Iddio voglia o in questo o in quel modo farla strumento della sua gloria; ma riguardo a tutta la Chiesa di Gesù Cristo, egli non può dubitare, perciocché è certo che essa è stabilita sì come il grande strumento e il gran mezzo onde Egli sia glorificato innanzi a tutte le creature intelligenti. (Lezione III, 3)

Nuovo saggio sull'origine delle idee[modifica]

  • Alla cognizione della divina esistenza precedano logicamente nello spirito umano altre verità certe.
  • Iddio non è certamente un principio logico, ma quello a cui s'arriva coll'uso de' principi logici, quello ancora a cui s'applicano i principi logici quando dalla cognizione di lui si vogliono derivare altre verità.
  • L'esistenza dell'anima intelligente, e della facoltà d'intendere e di ragionare di cui essa è dotata, sono appunto condizioni meramente materiali, dalle quali per nulla dipende la verità e la forza d'ogni intuizione e dimostrazione.
  • La prima verità, forma della ragione, essendo unica e semplicissima in se medesima, dà necessariamente la più perfetta unità a tutto quel sapere che da lei si deriva; e non essendovi alcun sapere che da lei non si derivi e non si parta, necessariamente ella abbraccia il tutto in una fecondità immensa, e quindi è subbietto di una filosofia che ha il carattere della totalità.

Incipit di Breve schizzo dei sistemi di filosofia moderna e del proprio sistema[modifica]

Il Locke tolse a sciogliere il problema dell'origine delle idee. Egli disse che tutte le idee venivano dalla sensazione e dalla riflessione. Per riflessione intendeva il lavoro della facoltà dello spirito umano sulle sensazioni. Negò conseguentemente che vi fossero idee innate. Per idee innate s'intendono cognizioni che l'uomo ha in se stesso per natura.

Citazioni su Antonio Rosmini[modifica]

  • La teoria del Rosmini fu più scolastica, quella del Mamiani più civile; quella quasi sterile in politica, questa molto feconda, risolvendo i problemi più ardui e interessanti della vita sociale. Quella fu timida, questa coraggiosa; quella arrivò a rifiutare sul terreno pratico le-conseguenze de' suoi principii per un pregiudizioso rispetto di casta non evitando il disonore di una ritirata e la deformità del sofisma; questa per lo contrario tutta intrepida si sostenne colla gloria di una vittoria, colla dignità di una rigorosa coerenza, e colla bellezza di una vera argomentazione. (Candido Mamini)
  • Riguardo poi ai pregi della forma, Rosmini fu semplicemente filosofo, Mamiani un filosofo-oratore; nel primo spicca la pura meditazione, nel secondo si unisce il genio che feconda il deserto delle speculazioni metafisiche, delle avanzate astrazioni. Nel primo vi ha una ricchezza povera, cioè una stiracchiatura di poche idee in molte parole, quasi diffidi della memoria, e dell'abilità del lettore; nel secondo vi ha una povertà ricca, cioè molte idee in poche parole; il che appaga l'amor proprio del lettore, e ne fa liete tutte le potenze della ritentiva e della ragione. (Candido Mamini)
  • Nel Mamiani qualche volta all'eleganza e alla concisione della forma è sacrificala la chiarezza del pensiero filosofico, e non si arriva sempre a comprenderlo se non da chi oltre la intuizione filosofica possiede pure il maneggio dello stile, l'arte della parola ; mentre nel Rosmini la volgarità del dettato non arriva mai a licenziarne la chiarezza. La filosofia adunque di quest'ultimo non rimane umiliata dal confronto, potendo sempre dire a se stessa in un senso approprialo le parole messe da Ovidio in bocca della poetessa Saffo :
    Si mihi difficilis formam natura negavit, | Ingenio formae damna rependo meae.— Essa può dire: Mi manca la forma, ma ho però la sostanza; son rozza, ma soda; monotona, ma profonda. (Candido Mamini)

Note[modifica]

  1. Rosmini sul letto di morte recitò tali parole all'amico Alessandro Manzoni quali fondamento del suo testamento spirituale.

Bibliografia[modifica]

  • Antonio Rosmini, Breve schizzo dei sistemi di filosofia moderna e del proprio sistema, Carlo Signorelli Editore, Milano, 1942.
  • Antonio Rosmini, Massime di perfezione cristiana, Prima stesura del testo 1826, Città Nuova, 1981.
  • Antonio Rosmini, Nuovo saggio sull'origine delle idee, Città Nuova, 2004.
  • Giorgio Versini (a cura di), Antonio Rosmini. Calendario spirituale. Un pensiero per ogni giorno dell'anno, Stresa, Edizioni Rosminiane Sodalitas, 2007.

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