Antonio del Pollaiolo

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Antonio del Pollaiolo, Ercole e Anteo, 1475 circa. Firenze, Galleria degli Uffizi.

Antonio del Pollaiolo o Antonio Benci (1431 circa – 1498), pittore, scultore, incisore e orafo italiano.

Citazioni su Antonio del Pollaiolo[modifica]

Bernard Berenson[modifica]

  • Di quanto finora abbiamo detto sul movimento, sarebbe difficile trovare esempio più valido d'una o due opere del Pollajuolo; che diversamente dalla più parte delle cose ch'egli produsse, e nelle quali è poco più che sforzo e ricerca, son veri capolavori d'un'arte che esalta il nostro senso vitale. Consideriamo per prima la stampa «Battaglia di nudi». Che cos'è che ci fa tornare a gurdarla con piacere sempre nuovo e cresciuto? Non sono i volti della maggior parte delle figure, o i corpi appena men truci dei volti. Non è l'arabesco decorativo di tutto il disegno, che ha certo grande bellezza, ma non proporzionata al fascino che l'opera esercita su di noi. Ed è ancora meno, per la maggior parte di noi, un qualsiasi interesse per la tecnica o la storia della incisione. Il piacere che ci dànno queste figure che combattono selvaggiamente, deriva da una loro facoltà di comunicarci energia ed intensificare immensamente il nostro senso vitale. (Bernard Berenson)
  • E osserviamo quel trionfo di movimento anche maggiore: «Ercole che strangola Anteo». Nel realizzare la presa dell'Ercole solidamente piantato sulla terra, il gonfiarsi dei polpacci sotto il pondo che li grava, il violento rovesciarsi del torace, la forza soffocante di quella stretta; nel realizzare il supremo sforzo d'Anteo che con una mano ricaccia addietro la testa d'Ercole e con l'altra cerca di scrollarne il braccio, è come se una fonte d'energia ci ribolla sotto ai piedi e salga per le nostre vene.
  • {{NDR|Sulla Battaglia di dieci uomini nudi I significati di questi sforzi muscolari e di queste pressioni sono resi in modo che non possiamo a meno di realizzarli; per così dire, noi ci sentiamo imitare tutti questi movimenti, con l'energia ch'essi richieggono, e senza la minima fatica da parte nostra. Se tali impressioni proviamo, senza bisogno d'alzare un dito, che cosa sarebbe a trovarci materialmente impegnati nell'azione! Mentre dura l'incanto, in una ipertesia non acquistata a mezzo di droghe, e non comperata a spese della nostra vitalità, è come se nelle vene ci corresse un elisir di vita, non già il nostro torpido sangue.

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