Ariel Sharon

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Ariel Sharon

Ariel Sharon (1928 – 2014), politico e generale israeliano.

Citazioni di Ariel Sharon[modifica]

  • Abbiamo tante cose da fare, oltre che combattere. Ad esempio sviluppare la nostra educazione, la nostra cultura, la nostra agricoltura, la nostra industria, la nostra scienza. Ad esempio assorbire gli ebrei che arrivano continuamente da più di settanta paesi, fare una nazione con loro. E non partecipiamo a nessuna corsa alle armi: stiamo solo tentando di migliorare le nostre capacità di difesa per essere pronti a reagire quando ce n'è bisogno.[1]
  • Arafat dica quel che gli pare: non conta. Sono i fatti che contano, e gli sviluppi, le conseguenze che tali fatti avranno in futuro. Forse lui crede sul serio d'aver vinto politicamente, ma il tempo gli dimostrerà che la sua sconfitta è soprattutto politica.[1]
  • Arafat ha detto che continuerà come prima? Al posto suo non ci proverei nemmeno. Gli ho regalato la vita, a quegli assassini. Sono vivi perché io ho scelto di lasciarli vivi. Ma tanta fortuna non costituisce affatto una garanzia per il futuro. Guai a loro se riprenderanno le loro attività sanguinose, anche in paesi lontani da Israele. Guai a loro.[1]
  • Combattenti, soldati? Nossignora, quelli non erano combattenti e soldati. Neanche a Beirut. Chi entra nella sala chirurgica di un ospedale dove i medici stanno operando un ferito e disconnettendo i tubi dell'ossigeno ordina di buttar via il ferito, sostituirlo con quello che portano loro, non è un soldato. È un terrorista, un assassino. Chi confisca un convoglio della Croce Rossa e ruba il latte in polvere destinato ai bambini, sghignazzando, non è un soldato. È un terrorista, un ladro. Ecco come si comportava la marmaglia di Arafat a Beirut. I siriani non si comportano a quel modo, gli egiziani non si comportano a quel modo. Gli uomini di Arafat sì. Sempre, da sempre. Ai confini tra Libano e Israele avevamo decine di installazioni militari. Eppure non le attaccavano mai. Mai! Attaccavano sempre i kibbutz, uccidevano sempre la gente inerme, i bambini, i vecchi, le donne. Non sono un esercito. Sono una banda di vigliacchi, di terroristi. Mi chieda tutto ma non mi chieda di chiamarli soldati.[1]
  • Da qualsiasi parte della barricata avvenga, ogni morte è una tragedia, e la morte di un bambino è sempre una tragedia intollerabile.[1]
  • I miei rapporti con Golda erano buoni quando stavo nel suo partito, il Partito laburista. Ma quando lo lasciai per fondare il Likud, un'impresa che lei considerava politicamente infantile, non me la perdonò. Prese a odiarmi in modo incredibile, con tutta la forza di cui era capace. E Dio sa se Golda era forte, come tutti quelli della sua generazione.[1]
  • I terroristi di Arafat [...] hanno combattuto quel poco che bastava per dare l'impressione di combattere. Non hanno mai combattuto fino in fondo. Mai! Spesso non hanno combattuto per niente. [...] Per questo io non li rispetto, non rispetto Arafat. Rispetto gli egiziani per come si sono battuti in tutte le guerre contro di noi, rispetto i giordani per come si sono battuti nel 1967 a Gerusalemme, rispetto i siriani per come si sono battuti in molte occasioni e anche in questa. Ma non rispetto i terroristi di Arafat perché non si sono battuti in Libano e a Beirut.[1]
  • Io odio la guerra. Soltanto chi ha fatto tante guerre quante ne ho fatte io, soltanto chi ha visto tanti orrori quanti ne ho visti io, soltanto chi vi ha perduto amici e vi è rimasto ferito come vi sono rimasto ferito io può odiare la guerra nella misura in cui la odio io.[1]
  • Israele potrà anche avere il diritto di processare altri, ma certamente nessuno ha il diritto di portare il popolo ebraico e lo Stato di Israele davanti a un tribunale internazionale.
Israel may have the right to put others on trial, but certainly no one has the right to put the Jewish people and the State of Israel on trial.[2]
  • L'organizzazione diretta dal signor Begin non attaccava i civili. E il signor Begin faceva un punto d'onore nel raccomandare ai suoi uomini di non colpire i civili. La bomba al King David Hotel era diretta contro i militari inglesi e la colpa di quell'episodio ricade tutta sullo High Commissioner inglese che era stato avvertito mezz'ora prima ma invece di evacuare l'albergo scappò. Noi non eravamo terroristi, eravamo dei «Freedom Fighters», combattenti per la libertà. Noi ci battevamo contro l'occupazione inglese.[1]
  • La forza dell'OLP consisteva nell'essere un centro internazionale del terrorismo, e tale centro poteva esistere soltanto disponendo d'un paese dentro cui installare uno Stato nello Stato.[1]
  • La ritirata degli americani da Saigon fu un oltraggio, e quell'oltraggio io non l'ho sofferto. L'ho fatto soffrire agli altri.[1]
  • Miss Fallaci, si metta in testa che senza l'aiuto dell'Unione Sovietica i paesi arabi non avrebbero fatto la guerra a Israele nel 1948. Si scatenarono contro di noi perché alle spalle avevano l'Unione Sovietica, militarmente e politicamente. Quanto all'OLP, esso è sostenuto dall'Unione Sovietica perché l'Unione Sovietica ha capito benissimo che nell'era atomica il terrorismo è l'unico modo per fare la guerra senza rischiare il conflitto nucleare. Per sviluppare il suo espansionismo l'Unione Sovietica ha bisogno dell'OLP, di Arafat. E se lei replica che Arafat non è comunista, io le rispondo: ai sovietici che importa? A loro importa soltanto che egli sia uno strumento del gioco, che rimanga nelle loro mani. È forse comunista la Siria? No, eppure l'Unione Sovietica ha dato alla Siria milleduecento carri armati, centinaia di pezzi di artiglieria, numerosi e modernissimi jet. È forse comunista la Libia? No, eppure l'Unione Sovietica ha dato alla Libia millenovecento carri armati, artiglieria, jet. Tutti parlano degli americani, delle armi americane. Le assicuro che le armi distribuite dall'Unione Sovietica in questa parte del mondo superano mostruosamente quelle che Israele compra dagli americani.[1]
  • Noi non abbiamo fatto la guerra ai palestinesi, l'abbiamo fatta ai terroristi dell'OLP, e l'aver risolto il problema del terrorismo dell'OLP significa aver fatto soltanto una parte del lavoro.[1]
  • Non abbiamo mai bombardato per colpire la popolazione civile. Mai! La maggior parte dei bombardamenti, e dico la maggior parte perché la guerra è guerra, sono avvenuti nelle zone dove i terroristi avevano e loro basi e i loro quartieri generali, cioè a sud del Boulevard di Mazrea, nell'area di Fakhani.[1]
  • Non ci servono i protettori. Così non dico che si possa ignorare l'opinione dei nostri alleati, però dichiaro che non prendiamo ordini da nessuno.[1]
  • [Su Yasser Arafat e altri membri dell'OLP] Non ci si può mai fidare di lui, di loro. Vivono sulla furbizia, tradiscono sempre i giuramenti, gli impegni. Anche ora.[1]
  • Non dimentichi che abbiamo uno degli eserciti migliori del mondo, che da trentacinque anni non facciamo che combattere, che siamo stati in guerra con tutti i paesi arabi, che abbiamo moltissima esperienza.[1]
  • Non è nel nostro interesse governarvi. Noi vogliamo che siate voi [i palestinesi] a governarvi nella vostra nazione, uno stato democratico palestinese con contiguità territoriale in Giudea e Samaria, con un'economia stabile e che possa condurre normali relazioni di tranquillità, sicurezza e pace con Israele. Abbandonate il sentiero del terrore e fermate insieme a noi lo spargimento di sangue. Dirigiamoci insieme verso la pace.
[...] it is not in our interest to govern you. We would like you to govern yourselves in your own country. A democratic Palestinian state with territorial contiguity in Judea and Samaria and economic viability, which would conduct normal relations of tranquility, security and peace with Israel. Abandon the path of terror and let us together stop the bloodshed. Let us move forward together towards peace.'[3]
  • Non vogliamo interferire con le faccende interne del Libano ma sarebbe un'ipocrisia affermare che accetteremo un governo disposto a ospitare nuovamente i terroristi e i siriani.[1]
  • Non vogliamo neanche un centimetro quadrato del Libano![1]
  • Possiamo rassicurare i nostri compagni palestinesi che comprendiamo l'importanza della contiguità territoriale nel West Bank per uno stato palestinese che sia anche attraversabile.
We can also reassure our Palestinian partners that we understand the importance of territorial contiguity in the West Bank for a viable Palestinian state.[4]
  • Può non piacere la parola, ma quello che sta avvenendo è un'occupazione, teniamo 3.5 milioni di palestinesi sotto occupazione. Credo che sia una cosa terribile per Israele e per i palestinesi.
You cannot like the word, but what is happening is an occupation – to hold 3.5 million Palestinians under occupation. I believe that is a terrible thing for Israel and for the Palestinians.[5]
  • Quando si tratta della nostra sicurezza siamo uniti, non c'è dubbio. Non ci sono né falchi né colombe ma ebrei. Né Partito laburista né Partito Likud ma ebrei.[1]
  • Sebbene la simpatia del mondo ci interessi, quando si tratta della nostra sicurezza e della nostra esistenza possiamo farne benissimo a meno.[1]
  • [Su Moshe Dayan] Si sveglia con cento idee, di cui novantacinque pericolose, tre pessime, ma due estremamente brillanti.[6]

Citazioni su Ariel Sharon[modifica]

Bernardo Valli[modifica]

  • Acclamato nei comizi al grido di "Arik, re d'Israele", Sharon pensa probabilmente a se stesso come a un Churchill o a un De Gaulle destinato a salvare il paese dal disastro e dal disonore. Ma alla sua indubbia popolarità non corrisponde un eguale peso politico.
  • Era considerato un «criminale di guerra» dai palestinesi e un politico avventuroso da molti intellettuali israeliani. Un uomo imprevedibile, spericolato e intraprendente. Amante della guerra ma anche della quiete nella sua fattoria modello doveva faceva l'agricoltore. Interdetto come ministro della Difesa, dopo un lungo periodo di disgrazia, è diventato primo ministro. Un capo del governo capace di sorprendere, di stupire, così come aveva sorpreso e stupito come capo militare. Ha deciso la costruzione del muro fra i territori palestinesi e Israele, e al tempo stesso ha abbandonato Gaza ai palestinesi. Una concessione territoriale al momento eccezionale, rivelatasi poi insidiosa per l'autorità palestinese, dominata dall'Olp moderata, che ha perduto il controllo di quella provincia, dominata dalla più intransigente Hamas. L'iniziativa di Sharon tendeva forse a dividere gli avversari, ma era accompagnata da una politica tesa a stabilire rapporti distensivi con molti paesi arabi e con gli stessi palestinesi. Da uomo di una destra spesso estrema, che aveva favorito l'insediamento di numerose colonie israeliane in Cisgiordania, è diventato un politico aperto a soluzioni pacifiche. Ha abbandonato il Likud e ha fondato un partito di centro, Kadima per questo è stato accusato di tradimento da alcuni suoi amici. E per non pochi vecchi nemici è apparso invece come un leader capace di favorire una vera intesa. La sua energia sembrava rivolta verso una giusta direzione. Ma il suo cervello ha ceduto. È intervenuta la morte cerebrale. Otto anni dopo diventata morte totale.
  • Il piglio del capo era evidente, ma colpiva anche lo sguardo tra il cameratesco e il paterno che rivolgeva ai subalterni. Nessuna agitazione nei gesti, malgrado gli schianti dell' artiglieria e dei bombardamenti aerei. Come coloro che conoscono la vera arte del comando, poteva alzare la voce, anzi l'alzava, ma senza toni minacciosi. Intimoriva, esortava e rassicurava coloro che obbedivano. Sapeva trascinarli. La sua prepotenza si manifestava altrove, nell'offensiva contro i palestinesi, ai quali non dava tregua scaricando su di loro tutti i mezzi dell' efficace esercito israeliano.
  • Ritenuto colpevole, sia pure indiretto, da una commissione di inchiesta israeliana, della strage dei palestinesi del campo di Sabra e Shatila, fu dichiarato non adatto a comandare le forze armate, nella veste di ministro della Difesa. Fu una brutta pagina della vita di Sharon. Il massacro fu compiuto da libanesi, ma lui lasciò fare.
  • Sharon è un uomo politico che suscita applausi, approvazioni, ma che ottiene per fortuna, almeno per ora, pochi voti. E questo atteggiamento è forse rivelatore di quel che si agita negli animi di molti israeliani: da un lato l'intransigenza che spinge a rifiutare la minima concessione ai palestinesi, a non abbandonare un solo brandello della Cisgiordania occupata, dall'altro una certa esitazione ad affidare la gestione di quella intransigenza a uomini come Sharon, che la sbandierano con tracotanza e domani l'amministrerebbero pericolosamente.

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u Dall'intervista con Oriana Fallaci del settembre 1982, Intervista con il potere, Bur, 2014.
  2. (EN) Citato in Clashes mar Mid-East inquiry, BBCnews.com, 25 marzo 2001.
  3. (EN) Dal discorso alla conferenza di Herzliya; citato in Prime Minister's speech at the Herzliya Conference, Haaretz.com, 20 dicembre 2003.
  4. (EN) Citato in Transcript of speech by Sharon, CNN.com, 4 giugno 2003.
  5. (EN) Citato in Sharon: "Occupation" terrible for Israel, Palestinians, CNN.com, 26 maggio 2003.
  6. Citato in Da Rabin a Sharon una stirpe in divisa alla guida di Israele, Ilgiornale.it, 7 gennaio 2006.

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