Arlecchino

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Arlecchino, maschera bergamasca della commedia dell'arte.

La maschera di Arlecchino

Citazioni su Arlecchino[modifica]

  • A letto senza letto | a cena senza cena | i colori m'han rubato | mo mi sento scolorato | la mia vita in bianco e nero | non è un film, è tutto vero | Sono un grigio arlecchino | un grigio arlecchino | mi si storce il bacino | oddio mio che casino. (Maccio Capatonda)
  • Arlecchino nasce [...] sotto il segno della stupidità: una stupidità insolente, famelica che si addipana nei fili dell'intrigo dai quali si libera con salti acrobatici e botte alla cieca; così ce lo rappresentano sul finire del [XVI°] secolo due Arlecchini famosi: il Gavazzi e il Martinelli. Nel Seicento, Domenico Biancolelli ne raggentilisce i modi e il costume; i frammenti multicolori si ordinano a losanga, appare il gran colletto bianco e, in egual tempo, la grossolanità facchinesca diventa brio indiavolato, i salti scomposti acquistano ritmo di danza.
    Il Goldoni accolse questo tipo già incivilito: il suo Arlecchino ha sempre il desinare come sommo bene, ma se lo sa guadagnare con una arguzia popolare non priva di eleganza.
    Nell'Ottocento romantico la nota predominante di Arlecchino non è più il suo appetito ma il suo costume policromo che si allea per contrasto all'idealismo monocorde e sospiroso dei tanti altri personaggi. Il Romanticismo sembra vedere in Arlecchino una possibilità di evadere da se stesso e per questo lo ama, vedendo in lui un bizzarro simbolo di tutte quelle infinite possibilità di essere, di cui con tanta ansia cercava di realizzarne almeno una. (Ugo Dettore)
  • Arlecchino, Pinocchio e Pulcinella sono l'Italia del popolo, che si rappresenta, si denigra e si riscatta con la felicità che trasmette questo trio. Un'Italia del passato, ma che si può riconoscere oggi dovunque. (Raffaele La Capria)

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