Raffaele La Capria

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Raffaele La Capria

Raffaele La Capria (1922 – vivente), scrittore e sceneggiatore italiano.

Citazioni[modifica]

  • A Napoli, – e in questo mondo di kamikaze dove pietà l'è morta – siamo andati «molto oltre tutto quello che si poteva immaginare». Se eliminassimo tutti gli assassini che vanno in giro nelle nostre città si dovrebbe aprire una succursale dell'Inferno. (citato in Corriere della sera, 1 novembre 2009)
  • [Maschere] Arlecchino, Pinocchio e Pulcinella sono l'Italia del popolo, che si rappresenta, si denigra e si riscatta con la felicità che trasmette questo trio. Un'Italia del passato, ma che si può riconoscere oggi dovunque. (citato in Corriere della sera, 21 novembre 2009)
  • E così mentre la crisi globale si annunciava tremenda come uno tsunami, a destra e a sinistra erano immersi fino al collo in questa disputa e dimenticavano tutto il resto. Uno diceva la gallina, l'altro diceva l'uovo, uno diceva «le nostre idee sono chiare», l'altro diceva «siamo sereni», tra continue «pause di riflessione» e l'assicurazione che «stavano lavorando», il Paese ormai diventato indifferente sia alla gallina che all'uovo andava inesorabilmente chissà dove, chissà dove, chissà dove... (citato in Corriere della sera, 4 novembre 2008) –
  • In ogni caprese c'è un fondo antico e genuino che si sente nel dialetto stretto e nella scontrosa e a volte brusca natura contadina, e una realtà più sciolta e disinvolta acquisita dal rapporto con gli ospiti stranieri che hanno amato e celebrato l'isola. (citato in Corriere della sera, 28 settembre 2009)
  • Ma è l'Italia è il vero problema di Napoli.[1]
  • [Ultraottantenne] Non è stanco perché ha camminato o altro, ma stanco per il carico degli anni. Com'è giusta la parola «carico», perché la sua stanchezza è quella di chi ha portato dei pesi. Ecco perché si dice «il peso degli anni». È anche una stanchezza mentale? Certo anche quella. Gli sfuggono nomi di amici che lui ben conosce, molti di loro sono morti, la sua memoria si aggira ormai in un cimitero. (citato in Corriere della sera, 28 agosto 2009)
  • Quando lasci Roma per Capri passi in tre ore da una zona del mondo a un'altra. È come se passassi un oceano. Un salto che normalmente ti richiede dodici ore di aereo. C'è una trasformazione così radicale del paesaggio, della orografia, di tutto, che all'improvviso passi da una dimensione a un'altra. E quella in cui passi, quando arrivi a Capri, è la dimensione del mito. Poi questo mito è stato sporcato, degradato, quel che vuole. Ma nonostante tutto... (citato in Corriere della sera, 25 luglio 1996)
  • Roma è diventata la città dei mendicanti. Non ne ho mai visti tanti a Napoli, a Palermo e in nessun' altra città italiana. I mendicanti vengono tutti a Roma, come per un tacito accordo, molti vengono anche dall'estero, e occupano le vie e le piazze del centro storico, quelle più battute dai turisti. (citato in Corriere della sera, 21 agosto 2009)
  • Roma non è sporca è disordinata, e questo disordine spesso fa pensare che è sporca. (citato in Corriere della sera,26 maggio 2009)
  • Sarà perché sono napoletano e ce l'ho con lui per come ha usato Napoli, ma si sarà capito ormai che a me questo Malaparte non piace, non mi piace la sua orrificazione della realtà, soprattutto quella della Napoli del 1944 evocata ne La pelle, e non posso fare a meno di ricordare con quanta maggiore pietà e precisione, e un umanissimo sense of humour, quella stessa realtà fu descritta dall'inglese Norman Lewis (in Napoli ' 44, Adelphi). (citato in Corriere della sera, 21 aprile 2009)
  • Se è vero che ci sono nel mondo isole belle come Capri, nessuna isola, nessuna al mondo può vantare una storia come quella di Capri. (citato in Corriere della sera, 28 settembre 2009)
  • Se il nulla fosse pensabile sarebbe come cancellare l'esistenza del Dio Creatore e questo è impossibile perché la sua creazione è sotto gli occhi di tutti. (Corriere della sera, 14 dicembre 2009)
  • Un'identità forte è una finestra sul mondo, capace di includere in sé anche le altre. Se è debole, invece, si limita a glorificare se stessa, rinchiudendosi nei confini del localismo. (citato in Corriere della sera, 8 agosto 2009)

Conversazione di Raffaele La Capria con Alessandro Piperno[modifica]

  • Raffaele La Capria: Non posso sopportare quelli che si danno da fare per salvare il mondo o per le grandi cause. Diffido delle grandi e buone cause, non le nego, ma sto attentissimo perché le buone cause sono, a volte, tranelli terribili.
  • Raffaele La Capria: Hai letto Capri e non più Capri? È uno dei libri che più rivelano il mio sentimento rispetto alla natura. Quelli che hanno la mia età hanno vissuto in un'epoca in cui l'acqua del mare era chiara sempre.
  • Alessandro Piperno: In fondo quando avete scritto Mani sulla città [film di Francesco Rosi] era questo il sentimento che ti animava.
    Raffaele La Capria: Franco Rosi e io credevamo, allora, che servisse a qualcosa. Poi non ci abbiamo creduto più. Franco Rosi ha fatto un bel film. Il film è venuto bene. Lì, per esempio, la società è affrontata in maniera diretta.
    Alessandro Piperno: E di quel film cosa pensi oggi?
    Raffaele La Capria: È un film basato su un principio di onestà che va oltre l'ideologia. Napoli è stata uccisa dalla speculazione edilizia. Si combatteva contro questa speculazione... Cambiare la struttura urbanistica di una città significa cambiarne la morale. E Napoli è cambiata moltissimo dopo la speculazione edilizia: è stato allora che sono arrivate le periferie inabitabili, è stato allora che è nata la «corona di spine», così viene chiamata a Napoli la periferia, «corona di spine». Ed è allora che, come scrivevo in L'occhio di Napoli, se ti capita di sbagliare strada, vai a finire in periferia e puoi arrivare all'inferno.

[Raffaele La Capria, Conversazione di Raffaele La Capria con Alessandro Piperno, Corriere della sera, 28 novembre 2008, pag. 55]

PERCHÉ UN UOVO È SEMPRE UN UOVO, Corriere della sera, 5 gennaio 2010
  • Il sonno della ragione, cioè della logica elementare, genera mostri e mostriciattoli, e quanti ne vediamo oggi andare in giro per il mondo! Con loro meglio non averci nulla a che fare, ed è questo soprattutto che mi tiene disimpegnato. Ma ogni volta che mi accorgo che il contenitore (la concettualizzazione) diventa più importante del contenuto, mio malgrado mi impegno e sento l'irresistibile bisogno di spacchettare per vedere che cosa c'è dentro il pacco.
  • Mentre la verità si deve cercare e si può discutere, l'evidenza non si cerca e non si dovrebbe discutere, perché si vede.
  • Per un intellettuale non è ammessa per nessuna ragione la distrazione, e se proprio vuoi praticarla devi imparare l'uso della «distrazione vigilante» che ti tiene in uno stato di continua perplessità.
  • Vorrei anch'io poter dire con Rimbaud: «Volo alto sopra l'azione». No, non volo, ma mi sforzo di distinguere la verità dall'evidenza, e dico che la verità è problematica, è coperta, mentre l'evidenza è più semplice e semplicemente dovrebbe rivelarsi al solo suo apparire.

Ferito a morte[modifica]

Incipit[modifica]

La spigola, quell'ombra grigia profilata nell'azzurro, avanza verso di lui e pare immobile, sospesa, come un reattore quando lo vedi sbucare ancora silenzioso nel cerchio tranquillo del mattino. L'occhio fisso, di celluloide, il rilievo delle squame, la testa corrucciata di una maschera cinese — è vicina, vicinissima, a tiro. La Grande Occasione. L'aletta dell'arpione fa da mirino sulla linea smagliante del fucile, lo sguardo segue un punto a destra delle branchie. Sta per tirare — sarà più di dieci chili, pensa — e la Cosa Temuta si ripete: una pigrizia maledetta che costringe il corpo a disobbedire, la vita che nel momento decisivo ti abbandona. Luccica lì, sul fondo di sabbia, la freccia inutile. La spigola passa lenta, come se lui non ci fosse, quasi potrebbe toccarla, e scompare in una zona d'ombra, nel buio degli scogli. Adesso sta inseguendo la Grande Occasione Mancata. Per lunghi oscuri corridoi sottomarini, ombre come alghe viola, e gelo in tutto il corpo. Man mano che si abitua a quel morto chiarore distingue le poltrone del salotto, il lungo tavolo di legno scuro, il paralume verde, il divano, la macchia di caffè sul cuscino giallo. La spigola dev'essere scomparsa in qualche angolo buio, dietro quel cassettone o nella stanza di là, sotto il letto dove lui ora sta dormendo. Ma non importa più, ormai ci siamo, eccola La Scena. Si ripresenta sempre identica: lo sguardo di Carla che splende come un mattino tutto luce in fondo al mare, e lei così vicina — anche il battito del cuore, è pazzesco! — vicina, con l'occhio marino aspettando. E poi offesa? stupita? incredula? prontamente disinvolta comunque, eccola di nuovo seduta sul letto pettinandosi, per sempre lontanissima, che tenta di superare l'imbarazzo. Lui la guarda mentre lei si pettina i capelli raccolti sulla nuca, bionda coda di cavallo oscillante — luminosi come sulla spiaggia nella notte di Capodanno! — lui senza vita e un sorriso umiliato che copre il desiderio di morire. E i ragazzi, t'immagini le facce? le risate? le chiacchiere, se sapessero. Lui, solo, con la Grande Occasione Mancata, e tutti i loro occhi aperti sulla Scena.
[Raffaele La Capria, Ferito a morte, Milano: Club degli editori, 1969, pp. 5-6]

Note[modifica]

  1. Archiviostorico.corriere.it

Altri progetti[modifica]