Arnaldo Bonaventura

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Arnaldo Bonaventura fotografato da Mario Nunes Vais

Arnaldo Bonaventura (1862 – 1952), musicologo e saggista italiano.

Incipit di I Bagni di Lucca, Coreglia e Barga[modifica]

Le abitazioni dei Bagni di Lucca «sono situate in un villaggio circondato da alte montagne, o sono assise su l'una di queste montagne, non lungi dalla sorgente principale [...]»

La vita musicale in Toscana nel secolo XIX[modifica]

  • Teodulo Mabellini fiorì nel momento in cui la corrente tumultuosa del genio Verdiano, nelle irruente gagliarde manifestazioni della sua prima maniera si riversava per le terre d'Italia risvegliandole e fecondandole. Il maestro Pistoiese si sentì soffocato e travolto: onde ben presto intuì che sarebbe stato necessario possedere ali più robuste per gareggiare col volo di quell'aquila e prudentemente si ritirò dall'arringo teatrale. (p. 278)
  • Così [Teodulo Mabellini] crebbe sempre più in fama: la quale fu tanta che poté, sebbene con paragone esagerato, aver corso per lungo tempo la nota freddura: Bellini è morto, Ma-bellini è vivo! (p. 279)
  • Anima innamorata del Bello e dolorosamente costretta entro un fragile corpo, Alfredo Catalani, come musicista, ignorò i deliri spasmodici, gli scatti violenti, le inebrianti passioni: egli amò nell'arte la delicatezza pura e soave, la grazia elegante, la gentilezza squisita, la sentimentale mestizia. (p. 279)
  • [Alfredo Catalani] Cantò più d'una volta il dolore ed il pianto; ma non era il pianto disperato, non era il dolore angoscioso; era il dolore rassegnato, erano le lagrime silenziose e cocenti. Assorto nella sua visione contemplativa, intento a perseguire col volo della immaginazione i suoi cari ideali fantastici, pareva astrarre da quanto accadeva all'intorno, pareva non ascoltare il turbinìo della vita che romoreggiava a' suoi piedi come mare in tempesta a piè d'uno scoglio. (pp. 279-280)
  • Ingegno versatile e vario, giacché egli fu avvocato, musicista, letterato, scienziato, poeta, disegnatore e meccanico, il Casamorata ha una certa importanza nella storia della musica sacra segnatamente perché in un'epoca in cui essa era degenerata nella teatralità più volgare con patente infrazione e delle leggi liturgiche e delle leggi estetiche, seppe serbarsi immune dai vizi del tempo e combatté per l'elevamento, per la restaurazione di questa forma dell'arte, sia coll'esempio sia cogli scritti [...]. (p. 281)
  • [Luigi Gordigiani] I suoi canti popolari toscani, composti in buona parte verso il 1836, riuscirono cosa tutta nuova e sotto ogni aspetto ammirabile. In quelle cantilene semplici e snelle, or passionate or vivaci, piene di schietta spontaneità e rivestite d'ingenua eleganza, passa e trasvola coi suoi palpiti, coi suoi sentimenti, col suo riso e colle sue arguzie, l'anima del popolo toscano, senza che la mano dell'artista si industri a imbellettarla e a sformarla. (p. 285)
  • [...] Luigi Gordigiani occupa un posto principalissimo nella storia musicale della nostra regione durante il secolo XIX, come quegli che, se così posso esprimermi, ritrasse più di ogni altro in musica la toscanità nelle sue forme più caratteristiche e nel suo tipo più schietto. (pp. 285-286)

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