Arno Schmidt

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Arno Otto Schmidt (1914 – 1979), scrittore tedesco.

Alessandro o Della verità[modifica]

  • Cielo azzurro di bragia e orribilmente sgombro di nubi (meglio un cielo senza dèi che senza nuvole!) (Gadir ovvero Conosci te stesso; p. 11)
  • (Anche Emilio, l'uomo della pratica — sono pronto a scommettere la testa, che Roma lo ha mandato da noi come spia: a raccogliere molte nozioni «pratiche», per il «bene dello Stato»; sopratutto nel campo delle tecniche di misurazione, affinché si apprenda come tracciare con la massima celerità strade legionarie e disegnare carte militari. Personalmente, sono troppo limitati — «nazionali», appunto — mi viene da vomitare; sterminarli bisognerebbe, questi freddi furfanti avidi di potere. Che schifo!). (Enthymesis ovvero Q.V.O.; p. 53)
  • Quanto al «naturale» – sotto tale etichetta vengono perpetrate, da che l'uomo è uomo, le più pazzesche turpitudini [...]. (Enthymesis ovvero Q.V.O.; p. 57)
  • ([...] Altra prova che il volgo, anche quando sia testimone oculare, è assolutamente incapace di connettere e quindi inattendibile. – «I dotti sono la luce delle tenebre»; verissimo!) (Alessandro o Della verità; p. 92)
  • Sì, sì: tra mille anni saranno arrivati al punto che sull'agorá di ogni città starà un congegno dotato di una leva e della seguente dicitura: Tira e polverizzerai l'orbe terrestre! (Alessandro o Della verità; p. 97)
  • «Ma Agraule!» (io; indignato): «È proprio questo il punto!: Una religione che diffama l'arte e la scienza come ‹vane presunzioni›, non può assolutamente produrre alcun risultato positivo in sede artistica! Può soltanto rivoltare i panni ai nostri grandi antichi! – Sí, nel migliore dei casi si ha un Kitsch internazionale, come il vostro villoso ‹Buon Pastore› là!». [...]
    «[...] Cristianesimo e cultura? : stanno tra loro come l'acqua e il fuoco!» (Cosma ovvero La montagna del nord; pp. 198 sg.)
  • Una raffica mi soffiò via, voltolandomi in panni or quinti or quindi (ed io arrancai oltre, ragionando inorridito, a quattro zampe, per budelli di risonanza, finché lo strepito si spense). (p. 223)
  • Eutochio disse: «Ancora una volta vincono gli eterni incurabili. I quali non sanno capire che i 100 000 anni della metafisica sono finiti e sono iniziati quelli della fisica: noi, Licofrone, sappiamo qual è il nostro posto!» – Levò alta la mano ossuta, con gesto grave, in un'ampia curva austera – e io il capo eretto: là, impietriti: menhir nella notte cristiana! – (Vento si intromise tosto; le nostre imbarcazioni sciaguattarono; vacuità dei rumori; una imprecazione mi fendette la bocca: fateli, i vostri paradisi: ma senza di me! ! (Possano un giorno i preti cristiani subire la stessa sorte! I nostri vendicatori bevono il loro kumys nell'Imao, aspettando fiduciosi i tempi a venire!). – – – (Cosma ovvero La montagna del nord; p. 250)

Dalla vita di un fauno[modifica]

  • Non c'è proprio alcun dialogo tra le generazioni! I miei bambini sono degli estranei; come lo furono sempre i miei genitori. È per questo che nelle biografie i parenti sono sempre meno importanti degli amori o degli amici. Noi stiamo gli uni intorno agli altri come camerieri. (p. 18)
  • Com'è terribilmente ignorante e dunque facile da ingannare «il popolo»!: quando ascolto 'na tirata del Führer faccio di riflesso un paragone con Agamennone, Pericle, Alessandro, Cicerone, Cesare, fino a Cromwell, Napoleone, guerre di liberazione. «Non sono dalla parte di nessuno» – ma che tipo era questo! – e me la rido delle tonanti ciarlatanerie. Mentre «il popolo» pensa che mai e in nessun luogo ci sia già stata una cosa del genere, e non conoscono il seguito: invece di riconoscersi nei turlupinati dei millenni trascorsi, e prendere a pedate nel sedere gli imbonitori in questione! – Ma in fondo l'ignoranza è una propria colpa, e da non compiangere affatto. (p. 29)
  • Le cose in cui ho più fiducia sono le bellezze naturali. Poi i libri; poi arrosto con crauti. Tutto il resto cambia e fa giochi di prestigio. (p. 33)
  • La "grande" storia non è niente: fredda, impersonale, implausibile, sommaria (falsa per giunta): io voglio solo le "antichità private": lì c'è vita e segreto. (p. 48)
  • La cecità ai colori è rara; la cecità artistica è la regola (ma devo forse considerarmi per questo degenerato o nel torto?!). Era già un adagio sànscrito che la maggior parte degli uomini dà segni di vita solo quando viene colpita con un pugno nell'occhio!: dunque dipingi pittore, scrivi poeta, con il pugno! (Perché devono pur essere svegliati in qualche modo gli omuncoli dietro il palo confinario: di ciò làsciati anche apostrofare «bruto» dai pavidi; «incendiario» dai vigili del fuoco; «scassinatore» dai dormienti: dovrebbero ringraziare ciascuno il proprio dio per il risveglio alfine arrivato!). (p. 70)
  • Nulla di più orrendo e lamentevole: di due popoli che si scagliano l'uno contro l'altro a bandiera spiegata. (L'uomo, «l'animale che grida urrà»; come definizione). (p. 81)
  • Se solo risalissimo al Medioevo, quando ogni soldato era ritenuto "disonesto", pressapoco – e a ragione: il «nemico» non gli ha mai fatto nulla! Come 'na specie di boia, e ogni cittadino rispettabile si allontanava da lui. (p. 86)
  • Dei nuovi poeti: è così raro che un uomo afferri se all'orizzonte sia una finestra d'ufficio a brillare, o se lì stia per sorgere un grande corpo celeste. (E quando quest'ultimo poi orbita in alto, essi riposano nelle loro alcove coperte, e rantolano, e sognano dei grassi zamponi delle segretarie; o che non hanno superato gli esami di maturità): per chi scrivono di fatto i poeti? Per l'unico loro simile su centomila? (Perché anche quei pochi su diecimila, che potrebbero semmai essere interessati, i contemporanei non li scoprono affatto, e sono fermi nel migliore dei casi a Stifter). – Noo!: io scrittore mai! (E il "kitsch nazionalistico" è una pecora bianca: il nazionalismo è sempre kitsch!). (p. 92)

Ateo?: altroché[modifica]

  • Ma fu precisamente questo il caso di Gesù di Nazareth: non capiva né il greco né il romano, le due lingue su cui da centinaia d'anni ogni cultura degna di nota poggiava (e poggia!). Gli erano ignoti tanto Omero e Platone quanto Fidia ed Eratostene: ciò che asserisce gente simile, è per me già in partenza inaccettabile! Onde poter giudicare qualcosa, perlomeno devo prima averlo indagato! (5, p. 21)
  • Qual maligno peculiare contrasto non offre il racconto ‹evangelico› della ‹pesca di Pietro›, che il Redentore benedice con un miracolo espresso per cui le barche vengono riempite di bottino fin quasi ad affondare – con il contegno del gran pagano Pitagora, che compra ai pescatori il loro ricavato mentre la rete si trova ancora sott'acqua: e dona la libertà a tutti gli animali impauriti!!: Chi di questi due potrebbe con più ragione venir chiamato un ‹figlio di Dio›? (5, p. 22)
  • (Protesto in questa sede solennemente contro la falsa moneta verbale, che oggi circola senza tregua, della ‹cultura cristiano-occidentale›. Una ‹cultura cristiana› è, proprio per la diffamazione di arte e scienza lì imperante, una contraddizione in termini! La nostra cultura occidentale, poggiante sul mondo antico e sul Rinascimento, è nata in asprissimo conflitto contro le forze spiccatamente anticulturali del Cristianesimo! Perciò si metta fine alla cascata di sillabe altisonanti e assurde!) (9, p. 27)

Brand's Haide[modifica]

  • Scendendo il pendio: (il pavone solare faceva la ruota nel cielo) i vasti orizzonti, conserti nei boschi, per miglia e miglia: uomini nel telescopio: l'ideale: vederli benissimo, ma senza intenderli, odorare, toccare. (I silenti, privi di tamburo, pacifici). (pp. 53 sg.)
  • Anche dirimpetto: Lore mi studiava, aruspicava dalla nuvolaglia del mio viso; infine chiese cauta, partecipe: «La musica ti prova così tanto?» Io implorai: «Tu: –» mi interruppi; : «sì» dissi amaramente: «l'arte in generale! – Sai, per me non è fronzolo della vita, un orpello da seratina, una cosa a cui guardare con simpatia dopo un giorno di duro lavoro; per me è l'inverso: è l'aria che respiro, l'unica cosa necessaria, tutto il resto è spurgo e latrina. Quand'ero ragazzo: avevo 16 anni allorché lasciai la vostra associazione. Quello che per voi è noioso: Schopenhauer, Wieland, La valle di Campan, Orfeo: fa la mia naturale felicità; ciò che a voi interessa alla follia: swing, cinema, Hemingway, politica: mi dà il voltastomaco. – Tu non puoi sapere; ma vedi bene che non sono «privo di sangue» o «arido», non più di voialtri: non m'innervosisco certo di meno, e mi entusiasmo, e conosco mostri, e detesto.» (p. 65)
Auch drüben: Lore besah mich Wolkigen, rätselte an meinem Gesicht; endlich fragte sie behutsam und teilnahmsvoll:»Nimmt Dich Musik so mit?«Ich bat flehentlich:»DU: –«brach ab;:»ja«sagte ich bitter:»Kunst überhaupt! – Weißt Du, für mich ist das keine Verzierung des Lebens, son Feierabendschnörkel, den man wohlwollend begrüßt, wenn man von der soliden Tagesarbeit ausruht; ich bin da invertiert: für mich ist das Atemluft, das einzig Nötige, und alles Andere Klo und Notdurft. Als junger Mensch: 16 war ich, bin ich aus Euerm Verein ausgetreten. Was Euch langweilig ist: Schopenhauer, Wieland, das Campanerthal, Orpheus: ist mir selbstverständliches Glück; was Euch rasend interessiert: Swing, Film, Hemingway, Politik: stinkt mich an. – Du kannst Dirs gar nicht vorstellen; aber Du siehst ja, daß ich nicht etwa»blutleerer«oder papierener bin, als Ihr: ich reg mich genau so auf und begeistere mich, und kenne Ungeheuer, und hasse.«Pause: anderes Thema:»... und liebe ...!«schloß ich galant.»Du lügst!«sagte sie entrüstet:»entweder liebst Du Wieland oder mich ...«; ich bewies ihr manuell, daß man Beides vereinen könne, bis sies erschöpft glaubte:»... und das will ein Intellektueller sein ...!«sagte sie boshaft:»außerdem darfst Du Dich rasieren.«–»Das ist der Dank!!«
  • Il vento, il vento: veniva a lunghi solchi, la testa bassa da bufalo trasvolava, sopra Brands-Haide, sopra la strada transitata, ad altezza di collina sopra nessuna foglia: poi si gettò nello spiazzo, sprizzando ghiaia fino a noi; tuttavia rimanemmo saldi, le braccia scarne avviticciate, Lore, io, Grete. (quarta di copertina)

Citazioni su Arno Schmidt[modifica]

  • Io non conosco alcuno scrittore che abbia ascoltato la pioggia in questo modo, che abbia concesso così spesso repliche al vento e assegnato alle nuvole nomi di famiglia tanto letterari. (Günter Grass)

Bibliografia[modifica]

  • Arno Schmidt, Alessandro o Della verità, traduzione di Emilio Picco, Einaudi, 1981 (1965).
  • Arno Schmidt, Dalla vita di un fauno (1953), traduzione di Domenico Pinto, Lavieri, 2006. ISBN 8889312092
  • Arno Schmidt, Ateo?: altroché (1957), traduzione di Dario Borso e Domenico Pinto, introduzione di Domenico Pinto, Ipermedium, S. Maria C.V., 2007. ISBN 9788886908726
  • Arno Schmidt, Brand's Haide (1951), a cura di Domenico Pinto, Lavieri, 2007. ISBN 9788889312384

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