Günter Grass

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la letteratura (1999)
Günter Grass

Günter Grass (1927 – vivente), scrittore, poeta, drammaturgo, saggista e scultore tedesco, premio Nobel per la Letteratura.

Citazioni di Günter Grass[modifica]

  • Dopodiché, crepuscolo dell'universo. Sopra le macerie del mondo strumentale, si arrampica il tempo universale. […] Dopodiché l'essere-alla-mano taglia i tubi nell'inafferrabilità dell'inutilizzabile e suscita il problema segreto del comando. […] Dopodiché, le ultime emissioni trasmettono il crepuscolo degli dei. In virtù di se stesso. Dopodiché non c'è più tempo per un minuto di silenzio, in virtù di se stesso. […] Dopodiché, nella zona governativa della capitale del Reich le emissioni radio si interrompono. La totalità territoriale, la nientificazione, inclini all'angoscia e da ricomporre pezzo per pezzo. La finalizzazione. La fine. Ma dopo tutto questo, sulla struttura finale il cielo non si oscurò. (da Anni di cane, pag. 350 sg.)
  • [Su Arno Schmidt] Io non conosco alcuno scrittore che abbia ascoltato la pioggia in questo modo, che abbia concesso così spesso repliche al vento e assegnato alle nuvole nomi di famiglia tanto letterari. (citato in Cronologia, a cura di Domenico Pinto, in Arno Schmidt, Brand's Haide, Lavieri, 2007, p. 111)
  • Non sono un pacifista. A chi mi desse uno schiaffo sulla guancia non porgerei mai l'altra, ma mi difenderei a denti stretti. La guerra è per metà fatta di paura e per metà di noie. I giovani del mio paese non sono per la guerra. Non sono nemmeno per il servizio militare. Gli orfani di guerra, poi, la considerano il peggiore dei mali. (citato in Ester Dinacci, Realtà della Germania)

Il tamburo di latta[modifica]

Incipit[modifica]

Bruna Bianchi[modifica]

E va bene: sono recluso in una casa di salute, il mio infermiere mi osserva, quasi non mi stacca l'occhio di dosso; difatti c'è uno spioncino nella porta, e il mio infermiere ha l'occhio di quel bruno che di scrutare me, l'occhiazzurro, è incapace.
[Günter Grass, Il tamburo di latta, traduzione di Bruna Bianchi, Feltrinelli, Milano, 2009. ISBN 8807720787]

Fruttero & Lucentini[modifica]

Sono internato in un asilo psichiatrico, certo, e un guardiano mi sorveglia. Nella porta c'è uno spioncino e lui non mi perde mai di vista.
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • Si può star seduti in eterno su una panchina di parco, fino a diventare di legno e bisognosi di comunicazione.
  • Con dolore, d'accordo, ma sorrideva e incrociando in alto le braccia ha accavallato in basso le gambe dei calzoni, ha dondolato un minuscolo stivaletto nero misura trentacinque e si è goduto la superiorità dell'abbandonato.
  • Gesù, non era così la scommessa. Ridammi subito il mio tamburo. Tu hai la tua croce e dovrebbe bastarti!
  • Non lo nego: sono ricoverato in un manicomio; il mio infermiere mi osserva di continuo, quasi non mi toglie gli occhi di dosso perché nella porta c'è uno spioncino, e lo sguardo del mio infermiere non può penetrarmi poiché lui ha gli occhi bruni, mentre i miei sono celesti… non può essermi dunque nemico.

Gatto e topo[modifica]

Incipit[modifica]

… e una volta, quando Mahlke già sapeva nuotare, ce ne stavamo sdraiati sull'erba, vicino il campo di palla a caccia. Io sarei dovuto andare dal dentista, ma loro non me l'avevano permesso, perché ero difficile da sostituire come ricevitore. Il dente rumoreggiava. Un gatto strisciò diagonalmente attraverso il prato, senza che nessuno lo bombardasse. Alcuni masticavano o sfilacciavano fili d'erba. Il gatto appartenava al guardiano del campo ed era nero.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]