Associazione internazionale dei lavoratori

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Logo della Federazione spagnola dell'Associazione internazionale dei lavoratori

Citazioni sull'Associazione internazionale dei lavoratori, conosciuta anche come Prima Internazionale.

  • Se l'Internazionale fosse una di quelle sette vulgari, che, per intendimenti politici, si formano così spesso a' dì nostri, e non meno spesso cadono nella polvere tenebrosa, da cui sorsero, non varrebbe forse il pregio di occuparsene. Ma questa nuova lega e compagnia, rannodandosi al Socialismo ed al Comunismo, e, per mezzo di questi, ad un dissidio più vecchio nel mondo e più vasto, che quei due sistemi non sono, può dirsi una sintesi di tutto ciò, che, da presso un secolo, si è adoperato in Europa, a distruggimento degli ordini cristiani, sopra i quali le[1] nazioni civili erano stabilite, e, da oltre a dieci secoli, riposavano. (Carlo Maria Curci)

Tullio Martello[modifica]

  • Capaci od inetti, attivi o indolenti, economi o scialacquatori, tutti gli operai devono essere eguali di fronte alla ricchezza; uno non può sottrarsi dalla miseria coi suoi meriti personali, se un altro vi resta pei suoi demeriti; non è già il bene dell'operaio a cui mira l'Internazionale, è la punizione di colui che sa alzarsi dal livello comune.
  • I mezzi radicali che, secondo l'Internazionale, devono condurre alla felicità dell'uomo sulla terra, sono:
    abolizione della eredità: questa riforma ha per iscopo diretto l'eguaglianza nella distribuzione della ricchezza, e la proprietà collettiva degli strumenti del lavoro;
    istruzione obbligatoria, gratuita, integrale e comune ai due sessi: questa riforma ha per iscopo diretto l'eguaglianza naturale degl'individui.
    abolizione delle nazionalità: questa riforma ha per iscopo diretto la solidarietà universale degli operai.
  • Quest'associazione non vede nella società che due classi nettamente delineate e divise, senza gradazione, senza intervallo neutro, senza anello di congiunzione: gli oppressi e gli oppressori; gli uni condannati nelle bolgie dell'industria ad un lavoro senza riposo e senza ricompensa, unicamente per soddisfare le voluttà degli altri, che vivono negli ozii beati dell'opulenza; essa vede da una parte il diritto senza doveri, dall'altra il dovere senza diritti; qui gli uomini che producono senza consumare; là i sibariti che consumano senza produrre. Nella trasformazione iniziata dall'89[2] essa non vede che la successione della classe media moderna all'antica aristocrazia feudale; la potenza dell'oro sostituita alla potenza del blasone. La legge è per essa la trincea dell'ingiustizia; la religione è la tirannide dell'intelligenza, la famiglia è la catena della schiavitù; la proprietà e la coalizione del male.

Note[modifica]

  1. Nel testo "e".
  2. Dal 1789, inizio della rivoluzione francese.

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