Augusto Rostagni

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Augusto Rostagni (1892 – 1961), filologo classico italiano.

Lineamenti di storia della letteratura latina[modifica]

  • Come i Greci nei loro inizi usufruirono di molteplici rapporti con la cultura di civiltà anteriori, fiorite nel bacino del Mediterraneo orientale, dalle quali sia direttamente sia indirettamente attinsero elementi di ogni genere [...] così i Romani, venendo dopo, seppero svolgere una ulteriore fase di storia, ossia, non sottostare, bensì succedere ai Greci, portando innanzi a loro volta quella fiumana d'universale cultura che dall'Oriente moveva verso Occidente. Ebbero non il torto, ma il merito indiscutibile di accogliere l' Ellenismo . di assimilarlo, pure reagendo – come nessun altro popolo antico seppe fare – per mezzo delle virtù e delle attitudini proprie, in modo da inserire sul vecchio tronco una nuova fioritura. (p. 8)
  • La sua fantasia possiede una forza che non si ferma alla superficie, ma persegue le cose nell'intimo della loro essenza.
    Quindi egli ottiene l'effetto di rendere vivo e concreto tutto quel che tocca e descrive, anche se siano concetti ardui e astratti. Questi escono come per incanto dal nebuloso dell'astrazione: o che si vestano (come per lo più accade) di immagini metaforiche; o che ostentino una loro nuova e quasi primigenia nudità.
    Lucrezio è infatti un grande creatore di espressioni. Per questo egli è riuscito nella poesia della scienza, in cui tanti altri sono falliti. . d'ogni tempo e d'ogni letteratura. (p. 127)
  • Nessun greco ebbe la potenza animatrice e divulgatrice di Cicerone: perché nessun greco poteva imprimere ai concetti astratti della filosofia l'impulso dell'azione; nessun greco poteva riscaldare col calore della vita vissuta l'ideale massimo della cultura ellenistica, quello della humanitas (che era specialmente insegnato dai filosofi ellenistici, Panezio, Posidonio, ecc.) . e trasformarlo, come romanamente lo trasformò Cicerone, in principio operante su tutte le genti.
    Maestro di humanitas per il suo popolo, egli divenne maestro di tutto il mondo occidentale, operando attraverso al Cristianesimo, al Medioevo, alla Rinascenza, ininterrottamente. (p. 138)
  • Virgilio insomma ha compiuto il miracolo di far fiorire la poesia eroica dal seno di una coscienza matura, nutrita di esperienza storica e di filosofia. La differenza rispetto al modello omerico non potrebbe essere più profonda. Omero mirava, più che altro, alla rappresentazione dei fatti esterni, pur illuminandoli con un alto patetico senso di umanità; Virgilio invece rivolge l'attenzione ai moventi psicologici . ai travagli spirituali, alle leggi misteriose, eterne che governano i fatti e il divenire della storia. Perciò ritroviamo nell'Eneide il nostro poeta, ne' suoi aspetti più personali e suggestivi; lo ritroviamo tormentato dal senso del dolore, ansioso di pace, di rivelazione. (p. 166)

Bibliografia[modifica]

  • Augusto Rostagni, Lineamenti di storia della letteratura latina, edizione riveduta ed ampliata a cura di Luciano Perelli, Edizioni Scolastiche Mondadori, 196736.

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