Baia (Bacoli)

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Baia

Citazioni su Baia, scritto anche Baja (l'antica Baiae), frazione del comune di Bacoli.

  • Affrettati ad abbandonare il più presto possibile la corrotta Baja, e quella spiaggia che fu sempre nemica del pudore delle caste fanciulle, litora quae fuerant castis inimica puellis. (Paolo Monelli)
  • Andammo soli, fuori Grotta, a Pozzuoli, a Baja.... Che cielo! che mare!... Conosci tu il boschetto che sta dietro il lago Lucrino, sulla via della grotta della Sibilla? Il terreno è in pendenza; si procede a caso, scostando i rami che vi sfiorano il viso. Attraverso il fogliame del castagneto filtra una luce verde, fantastica, da féerie; par di nuotare in mezzo allo smeraldo fluido.... Il 20 maggio!...
    Era de maggio e te cadeano 'nzino
    A schiocche a schiocche le cerase rosse....
    .
    Le rosse, le dolci, le fresche ciriegie erano le sue labbra.... (Federico De Roberto)
  • Baja, sulla curva occidentale del golfo di Pozzuoli, a metà strada fra questo porto attivissimo e il capo Miseno, tra boschi di mirti, di elci e di quercioli, era una graziosissima città termale che si avviava a diventare sontuosissima. (Paolo Monelli)
  • Baja aveva il suo porto, vastissimo, che era poi il lago Lucrino comunicante con il mare grazie ad un canale; sulla riva orientale stavano i famosi allevamenti di ostriche creati da quel Sergio Orata che aveva avuto per il primo l'idea, un centinaio di anni prima, di allevare le ostriche gustosissime di quelle tiepide acque. (Paolo Monelli)
  • «Locu evitandu» diceva di Baja un cavaliere spagnolo, storico e retore, che si era fatta grande fama a Roma per i suoi studi e la rigidezza delle sue concezioni sociali, Lucius Annaeus Seneca. (Paolo Monelli)
  • Silla, Cesare, Pompeo, Ortensio, ogni illustre romano vi tenne ville; i bagni solforosi abbondanti in quel suolo ve li chiamavano in folla, essi che bisognavano di solfo a purgagione delle acredini d'un sangue guasto dalle libidini. Là erano teatri calcati da celebri mimi; là anfiteatri popolati di famosi gladiatori; danze, corse, banchetti quivi non rifinivano: il clima, e la naturale piacevolezza del sito, l'alitar degli zefiri, la fragranza dei fiori, l'allontanamento delle cure, ogni cosa sbandiva di là i pensamenti austeri, ed inclinava i sensi a voluttà. Il mare trasferiva entro gondole dorate dall'uno all'altro lido, dall'una all'altra villa gli effemminati patrizii, le scioperate matrone; il tuffarsi dei remi era ritmo a' canti di amore modulati al suono delle lire, e de' liuti. Mai arrivava a quella spiaggia lo squillo della tromba guerriera romoreggiante ai confini, freno dello Scita, del Parto, terrore del Datavo, del Britanno: i trionfatori si riposavano a Bajà; e mentre i Cesari vi si tuffavano in ebbrezze senza nome, il mondo schiacciato respirava. Properzio non ebbe appena visitata Baja che sospettò Cinzia d'infedeltà: Marziale scrisse di Levina che vi andò Penelope, e ne partì Elena. Fu rimproverata a Marco Tullio la villa che possedea su quel lido; e Seneca affermò essere malsano respirare un giorno solo quell'aria corrompitrice. (Tullio Dandolo)

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