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Bernardo Dovizi da Bibbiena

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Bernardo Dovizi da Bibbiena

Bernardo Dovizi da Bibbiena (1470 – 1520), cardinale e drammaturgo italiano.

La Calandria[modifica]

Incipit[modifica]

Prologo: Voi sarete oggi spettatori d'una nova commedia intitulata Calandria: in prosa, non in versi; moderna, non antiqua; vulgare, non latina. Calandria detta è da Calandro, el quale voi troverrete sí sciocco che forse difficil vi fia a credere che Natura omo sí sciocco creasse già mai. Ma, se viste o udite avete le cose di molti simili, e precipue quelle di Martino da Amelia (el quale credeva la stella Diana essere suo moglie, lui essere lo Amen, diventare donna, dio, pesce e arbore a posta sua), maraviglia non vi fia che Calandro creda e faccia le scioccheze che vedrete.

Citazioni[modifica]

  • Bene è di sé inimico chi l'altrui lingua stima più che la sua propria. So io bene che la mia mi è sì cara che non la darei per quante lingue oggi si trovano. (prologo)
  • L'uomo mai un disegno non fa che la Fortuna un altro non ne faccia. (Fessenio: atto I, scena I)
  • Un buon servo non dee mai avere ozio. (Fessenio: atto I, scena I)
  • Un padrone quanti ha più servi tanti più ha inimici. (Polinico: atto I, scena II)
  • Che bisogna dir tanto? non sappiam noi, che le donne sono si degne, che oggi non è alcuno, che non le vada imitando, e che volentieri con l'animo, e col corpo femmina non diventi? (Fessenio: atto I, scena II)
  • Fessenio: Fermati, o Polinico. Sai tu che effetti fa amore?
    Polinico: Che? bestia!
    Fessenio: Quelli del tartufo, che a' giovani fa rizzar la ventura e a' vecchi tirar coregge. (atto I, scena II)
  • Chi ha amore in seno sempre ha i sproni in fianco. (Samia: atto II, scena VII)
  • Chi scappa d'un punto ne schifa cento. (Fannio: atto IV, scena IV)

Bibliografia[modifica]

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