Bessie Smith

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Bessie Smith

Bessie Smith (1894 – 1937), cantante statunitense.

Citazioni su Bessie Smith[modifica]

  • Ecco, si fa un grande silenzio. Si sente solo il suono di un pianoforte. È un Blues. Mi sento teso. Mi chiedo: che aspetto avrà? Io non l'ho mai vista prima d'ora. Poi sento la sua voce e, accidenti, capisco che questa è la mia grande giornata. Sto ascoltando quanto c'è di meglio e per giunta la vedo. Risplendente è la parola, l'unica che possa descriverla. Non è bella, naturalmente, ma per me lo è. Una bianca, scintillante toilette, un gran donnone: domina completamente il palcoscenico e l'intero uditorio quando canta Yellow dog blues. Non si può spiegare a parole il suo canto, la sua voce. Essa non ha bisogno di un microfono, non lo usa. Non sono però sicuro che quei meledetti cosi fossero già in circolazione, quell'anno. Tutti la sentono bene, Questa donna canta con tutto il cuore. Non mi lascia distrarre per un istante. Mentre canta, cammina lentamente per il palcoscenico. La testa è leggermente inclinata. Da dove mi trovo, non riesco a capire se ha gli occhi chiusi o aperti. Avanti, un numero dopo l'altro, sempre lo stesso, una grande interpretazione, un applauso assordante. Non vorremmo che finisse mai. (Art Hodes)
  • Non facevamo nessuna prova per i dischi di Bessie. Ci recavamo insieme all studio, situato nei pressi di columbus Circle, senza che nessuno di noi avesse mai provato i pezzi che dovevamo registrare con lei. Arrivavamo allo studio, e Flatcher ci dava la tonalità. Questo, a proposito, succedeva non soltanto con Bessie, ma con quasi tutte le cantanti di Blues. Le cantanti potevano avere con sé qualcosa di scritto su un pezzo di carta, magari per ricordarsi la strofa, ma non c'era mai scritta una nota di musica... Noi suonavamo vicino all'imbuto. Sapete come si incideva in quei tempi. Ci spostavamo di qua e di la finché non trovavamo un buon equilibrio e poi suonavamo un pezzo due o tre volte, ma non incidevamo mai più di due matrici dello stesso pezzo. In una seduta realizzavamo soltanto due facce, però in quell'epoca guadagnavamo di più di quanto non si guadagni ora. (Buster Bailey)
  • Porter Grainger l'accompagnò nel mio appartamento nella 55a Strada Ovest... C'erano George Gershwin, e c'erano Merguerite d'Alvarez, Constance Collier e, mi pare, Adele Astaire. Il soggiorno era pieno di gente sofisticata. Prima di mettersi a cantare, Bessie volle bere. Chiese un bicchiere di gin puro e in una sola sorsata ne ingollò quasi una pinta. Poi, mentre una sigaretta accesa le penzolava da un angolo della bocca, si immerse, proprio si immerse, nel blues, accompagnata da Porter al piano. Io sono sicurissimo che nessuno di quelli che erano presenti quella sera la dimenticherà mai. Quella non era una attrice che imitasse le sofferenze di una donna: non c'era nessun artificio in lei. Era la realtà: una donna che si apriva il cuore con un coltello per metterlo bene in mostra davanti a tutti noi, per farci soffrire quello che soffriva lei, per trascinarci con una ferocia ritmica che si faceva fatica a sopportare. (Carl Van Vechten)


Bibliografia[modifica]

  • Arrigo Polillo, Jazz: La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana, Mondadori, 1975, ISBN 978-88-04-42733-9
  • Alberto Basso, Dizionario Enciclopedico Universale della musica e dei Musicisti: Le Biografie, Vol. 7, UTET, 1988, ISBN 88-02-04227-6
  • P. Carles, A. Clergeat, P. Comolli, Dizionario del Jazz, Mondadori, 2008, ISBN 88-04-56977-8

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