Bhāgavata Purāṇa

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Krishna incontra Sudama, il povero: illustrazione dal Bhāgavatam

Bhāgavata Purāṇa, anche noto come Śrīmad Bhāgavatam, o Bhāgavatam, testo centrale nel Vaishnavismo.

Citazioni[modifica]

  • Krishna è l'Essere supremo stesso. (da 1, 3, 28)[1]
  • In questo mondo a che serve vivere molti anni di confusa insipienza? Meglio un istante cosciente grazie al quale raggiungere la consapevolezza suprema. (II, 1, 12; 1999)
  • Si dovrebbe adorare il Signore Vishnu o un suo devoto per il progresso spirituale nella conoscenza, e gli altri semidei per la protezione dell'eredità e la promozione di una dinastia. (2, 3, 8)[1]
  • Come il ragno tesse con faciltà la sua ragnatela e manifesta il suo potere di creazione senza essere sconfitto da altri, così anche voi stessi fate, impiegando la vostra energia autosufficiente per creare senza l'aiuto altrui. (2, 5, 5)[1]
  • L'uomo che si preoccupa insensatamente dell'identità del proprio essere è come quell'uomo che si turba perché sta sognando che gli tagliano la testa. (III, 7, 10; 1999)
  • Sono felici soltanto il più sciocco degli sciocchi e il più elevato tra i mistici; ma a coloro che si trovano fra questi due limiti tocca godere e soffrire. (III, 7, 17; 1999)
  • Il dubbio, la memoria, la consapevolezza conseguente all'errore e perfino il riposo sono funzioni di vario genere, ma tutte tipiche dell'intelligenza. (III, 26, 30; 1999)
  • L'anima, pur risiedendo nel corpo, distaccandosi dagli efflussi della materia può rimanere libera da appetiti carnali, dal senso del possesso, dalla paura della morte, così come il sole, pur riflettendosi nell'acqua, ne è distaccato. (III, 27, 1; 1999)
  • [Śiva] Vive in luoghi sporchi come i forni crematori, suoi compagni sono i fantasmi e i demoni. Nudo come un pazzo, a volte ride a volte piange, si cosparge l'intero corpo di ceneri crematorie. Non fa il bagno regolarmente, e ha per ornamento una ghirlanda di teschi e ossa. Pertanto, solo nel nome è Śiva, il ben augurante, anzi, egli è la creatura più folle e nefasta. Così egli è molto caro ai pazzi lordi di ignoranza, e lui è il loro condottiero. (4, 2, 14-15)[1]
  • In verità le persone consapevoli che seguono la via di Dio, non debbono comportarsi come animali uccidendo altri esseri viventi. (IV, 11, 10; 1999)
  • L'identificazione di "io" e "tu" derivata dall'errato concetto di identità personale, è vana come un sogno, ma causa un'errata interpretazione della vita e conduce alla schiavitù e alla sofferenza. (IV, 12, 4; 1999)
  • Quando la mente è attratta dagli oggetti dei sensi e di continuo vi pensa, la coscienza si perde come l'acqua di un lago fra l'erba alta. (IV, 22, 30; 1999)
  • Nella grande corrente dei flussi materiali, che possono essere mai un bene, un male, la felicità, l'infelicità, il paradiso, l'inferno? (VI, 17, 20; 1999)
  • Dio non predilige o respinge, non ha parenti o amici, nulla Gli è eguale ed Egli è ovunque, non è toccato dalla materia e quindi dall'attaccamento, dalla felicità o dalla collera. (VI, 17, 22; 1999)
  • Quando un uomo non invidia gli altri né nuoce agli altri, ha raggiunto l'equilibrio che gli permette di evolvere in tutte le direzioni. (IX, 19, 15; 1999)
  • Colui che non sa distinguere la differenza fra il Sé e il suo corpo pensa di essere solo un corpo, e così non capisce che la vita del Sé continua in differenti corpi. (X, 4, 20; 1999)
  • Come i legnetti sull'acqua vengono separati dalle onde, così per la forza delle azioni passate noi veniamo separati da parenti e amici. (X, 5, 25; 1999)
  • Solo chi uccide gli animali non può provare piacere nel messaggio della verità assoluta. (Parīkṣit: X, 1, 4)[2]
  • Le immagini sono di otto tipi: in pietra, legno, metallo, terracotta e pietre preziose. Possono anche essere dipinte o soltanto mentali. (11, 28, 12)[3]
  • [Nel Kali-yuga] Uomini e donne vivranno insieme per la sola attrazione superficiale, e il successo negli affari dipenderà dall'inganno. Si giudicheranno le persone femminili e virili in base alla loro esperienza nel sesso, e un uomo sarà riconosciuto come un brāhmaṇa soltanto per il fatto di indossare il cordone. (12, 2, 3)[1]
  • Il Signore Śiva rispose: Sicuramente questo santo brāhmaṇa non desidera alcuna benedizione, nemmeno la stessa liberazione, perché egli ha raggiunto la pura devozione nella inesauribile Persona della Divinità. (12, 10, 6)[1]
  • Lo Śrīmad-Bhāgavatam è dichiarato essere l'essenza di tutta la filosofia Vedanta. Chi ha provato la soddisfazione del suo dolce nettare, non sarà mai attratto da alcun'altra. (12, 13, 15)[1]

Citazioni sul Bhāgavata Purāṇa[modifica]

  • Il prologo del Bhāgavata identifica quindi Vyāsa quale narratore, sebbene non come narratore specifico di questo testo. (Wendy Doniger)

Note[modifica]

  1. a b c d e f g Citato in Bhaktivedanta VedaBase: Śrīmad Bhāgavatam.
  2. Citato in Steven Rosen, Il vegetarismo e le religioni del mondo, traduzione di Giulia Amici, Gruppo Futura – Jackson Libri, 1995, p. 106. ISBN 88-256-0826-8
  3. Citato in Alain Daniélou, Miti e dèi dell'India, traduzione di Verena Hefti, BUR, 2008.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]