Carlo Felice di Savoia

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Carlo Felice di Savoia

Carlo Felice di Savoia (1765 – 1831), re di Sardegna e duca di Savoia.

Citazioni di Carlo Felice di Savoia[modifica]

  • Tutti quelli che hanno studiato all'Università sono del tutto corrotti:[1] i professori sono da detestare, ma non c'è modo di sostituirli perché tutti coloro che sanno qualcosa non valgono più di loro. Insomma, i cattivi sono tutti istruiti e i buoni sono tutti ignoranti. (da una lettera al fratello Vittorio Emanuele I; citato in Corrado Vivanti, Età Contemporanea, p. 41)
  • Sono mendicanti perché non hanno ben accolto un uomo prezioso come Voi. Ho intenzione di inviare l'ordine di demolire l'intero paese, che non ne resti pietra su pietra, e che tutti gli abitanti siano passati a fil di spada.
Ce sont des gueux parce qu'il n'ont pas bien recu un homme aussì precieux que toi. Je compte d'envoyer d'ordre qu'on demolisse tout le village, qu'il ne reste plus pierre sur pierre et tous les abitants passés au fil de l'epée. (da una lettera dell'8 ottobre 1799[2], al fratello Placido Benedetto duca di Moriena, governatore di Sassari; citato in Felice Cherchi Paba, Don Michele Obino e i Moti antifeudali lussurgesi, p. 135)

Citazioni su Carlo Felice di Savoia[modifica]

  • Carlo Felice era certamente uomo di retti intendimenti, di facili costumi e assai del popolo amante; ma per nulla egli avea alle vecchie magagne riparato; né pensava che gli Stati e le repubbliche debbono secondo i tempi, gli ordini e le leggi variare affinché abbiano stabilità, e che dovere è del principe operar con prudenza, giustizia e integrità, e promuovere e secondare quelle riforme in cui è la pace, il bene e la salute pubblica. Pertanto le cause che funestarono il regno di Vittorio Emanuele I durarono in gran parte, se non si accrebbero sotto Carlo Felice, e men belli riuscirono i primi anni del regnar di Carlo Alberto, a cui fu giuocoforza obbedire a una ferrea necessità, ineluttabile, come del fato favoleggiarono gli antichi. (Felice Daneo)
  • Carlo Felice, rigido osservatore delle leggi, tenace nel respingere le novità, continuò a lasciar lontani i profughi del 1821, e solo provvide al disagio delle loro famiglie restituendo a queste i beni confiscati, quando si fu convinto che le rendite non avrebbero servito ai ribelli. (Michele Rosi)

Note[modifica]

  1. Guastati da idee liberali
  2. Dal 1794 si ebbero in Sardegna le rivolte antifeudali: moti di ribellione contro l'autorità piemontese accesi dall'illuminismo francese e inglese e pienamente inseriti nel moto riformista Europeo iniziato nella seconda metà del XVIII secolo. Fra i paesi maggiormente avversi ai Savoia figurano Santu Lussurgiu, paese al quale si riferisce Carlo Felice nella lettera, e Thiesi.

Bibliografia[modifica]

  • Corrado Vivanti, Età Contemporanea, Marietti Scuola, Casale Monferrato, 1988. ISBN 88-393-3870-5
  • Felice Cherchi Paba, Don Michele Obino e i moti antifeudali lussurgesi, Editrice Sarda Fossataro, Cagliari, 1969.

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