Michele Rosi

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Michele Rosi (1864 – 1934), storico e docente italiano.

L'Italia odierna[modifica]

  • Ricerca diligente di documenti, esame spassionato di essi, nessuna preoccupazione di sistemi preconcetti, di idee fisse, di tesi da sostenere, di grandi opere d'arte da costruire, sono i criteri ai quali il Muratori dedica opere molteplici, che sembrano il lavoro non di un uomo soltanto, ma di una generazione di eletti studiosi. (vol. 1, libro primo, parte seconda, cap. 2, p. 111)
  • Egli [Giuseppe Baretti] venne costretto spesso a mutare dimora in Italia ed all'estero, più che non richiedesse il suo spirito avventuroso, non tanto per la sostanza delle sue critiche, quanto per la forma acre ed aggressiva di esse, forma dovuta ad un carattere bizzarro e violento che talvolta si manifestava pure in maniere non letterarie. (vol. 1, libro primo, parte seconda, cap. 2, p. 112)
  • Del valore artistico dell'opera [la Storia della letteratura italiana di Girolamo Tiraboschi] si è discusso molto, dell'esattezza di alcuni fatti si è dubitato, della eccessiva abbondanza di dettagli a danno delle linee principali del lavoro si è parlato assai, ma con tutto ciò la Storia riesce utile anche oggi. Anzi in un tempo, in cui le monografie erudite abbondano e grossi volumi e molteplici articoli si scrivono in Italia e si traducono dall'estero per illustrare cose non sempre difficili e grandi, fa più che mai impressione uno scrittore, che come il Tiraboschi, modestamente e quasi senza farsene accorgere, studia e documenta tante cose. (vol. 1, libro primo, parte seconda, cap. 2, p. 112)
  • Non è il caso di immaginare nel secolo XVIII una libera opinione in cose attinenti alla politica ed alla religione, e supporre come reale in tempi lontani quello che non può dirsi raggiunto neppure ai giorni nostri. Ma la coltura, per opera dei più forti, si affina pure in mezzo alla indifferenza od alle persecuzioni dei Governi, ed anche quegli studiosi che piegano la schiena ai potenti fanno del bene amando il sapere ed il sapere facendo amare agli altri. (vol. 1, libro primo, parte seconda, cap. 2, p. 120)
  • La costituzione [francese] del 1791 sembra l'opera di idealisti e tale è certo per quanto concerne la proclamazione di principi astratti, ma nella sostanza delle sue disposizioni, dato che si possano applicare, è un abile coordinamento di provvedimenti destinati a dare alla borghesia ricca e colta una assoluta prevalenza su tutti. (vol. 1, libro secondo, parte prima, cap. 1, p. 147)
  • Carlo Felice, rigido osservatore delle leggi, tenace nel respingere le novità, continuò a lasciar lontani i profughi del 1821, e solo provvide al disagio delle loro famiglie restituendo a queste i beni confiscati, quando si fu convinto che le rendite non avrebbero servito ai ribelli. (vol. 2, tomo primo, parte prima, cap. 1, p. 3)
  • Il Saluzzo, figlio del dotto e geniale patrizio[1], che aveva contribuito alla fondazione della Società privata, divenuta poi Regia Accademia delle Scienze, somigliava al padre per il vivo sentimento religioso, per l'amore allo studio e per la cieca fedeltà ai principi conservatori della Casa regnante[2].
    Era quindi un convinto esecutore degli ordini di questa e sentivasi onorato di sostenere i sacerdoti che costituivano il dicastero ecclesiastico e tutti gli addetti all'Accademia per quanto riguardava l'educazione dell'ufficiale che si voleva fedele al trono ed all'altare. (vol. 2, tomo primo, parte prima, cap. 1, p. 5)
  • Politica bonaria, e quasi diremmo più degna di un buon signore amante non di governare ma di divertirsi seguiva nel Ducato di Lucca Carlo Lodovico di Borbone. Spesso assente per i frequenti viaggi, lasciava il potere ai Ministri coll'ordine di applicare le leggi e di evitare a lui ogni molestia, persino quella derivante dal diritto di graziare i condannati, giacché egli credeva che le sentenze dei magistrati dovessero essere rispettate anche dal Sovrano, il quale, a suo giudizio, poteva mutarle solo quando le avesse riconosciute ingiuste. (vol. 2, tomo primo, parte prima, cap. 1, p. 27)
  • [Carlo Lodovico di Borbone] Spendeva un po' troppo, per sé e per le persone che l'avvicinavano, e della spesa, cui non bastavano le entrate proprie e quelle della buona Duchessa[3], spesso sopportava aggravî il Paese, con danno di questo e del Granduca di Toscana, al quale il Ducato era riversibile: donde malcontento dei cittadini lucchesi e del vicino Governo di Firenze.
    Ma in compenso Carlo Lodovico non dava noia a nessuno, ed anzi attiravasi simpatie col suo fare bonario, coll'assoluta contrarietà a persecuzioni politiche e col vivo desiderio di giovare ai cittadini. (vol. 2, tomo primo, parte prima, cap. 1, p. 27)

Note[modifica]

  1. Giuseppe Angelo Saluzzo di Monesiglio (1734–1810), generale e chimico italiano.
  2. Casa Savoia.
  3. Maria Teresa di Savoia (1803-1879).

Bibliografia[modifica]

  • Michele Rosi, L'Italia odierna, vol. 1, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1918.
  • Michele Rosi, L'Italia odierna, vol. 2, tomo primo, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino, 1923.

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