Carlo Flamigni

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Carlo Flamigni (1933 – vivente), ginecologo e scrittore italiano.

Citazioni di Carlo Flamigni[modifica]

  • A me sembra che la cosa più interessante che risulta da queste ricerche è il riconoscimento della fondamentale importanza delle cellule staminali embrionali, comunque ottenute: la ricerca sulle cellule staminali embrionali è più importante di quella sulle staminali adulte.[1]
  • Gli specialisti del tempo vedevano nella fine delle mestruazioni un rapporto con l'isteria. E fino al 1980 nel Dsm, un testo autorevole di psichiatria, la menopausa era annoverata tra le cause di psicosi. Ci sono teorie psicoanalitiche che la considerano una forma di nevrosi, legata alla privazione della femminilità. Il passaggio dall'analista al ginecologo non è bastato a vincere alcune delle credenze più radicate. I disturbi della menopausa, definiti in alcuni libri «l'inferno delle donne», dalla metà del XIX secolo furono studiati, classificati, analizzati, ma anche coperti di ridicolo. Nel 1857 un medico, Edward John Tilt, che non poteva conoscere l'esistenza degli ormoni (i primi estrogeni furono isolati nel 1923 e alla struttura del progesterone si arrivò 6 anni dopo), per alleviare le poverette con sintomi prescriveva sudorazioni, salassi e sedativi, soprattutto l'oppio.[2]
  • Il corpo vivente è mio nel senso che la sua storia mi costruisce. Nel corpo è il divenire dell'io ed è in questo senso che lo chiamo mio il mio corpo. Ciò che dico mio è interamente me. L'appartenenza si identifica inevitabilmente nell'identità.[3]
  • Il Magistrato ha ritenuto che la dichiarazione della sentenza che sottolinea l'irreversibilità della condizione di Eluana sia scorretta perché esagerata in senso pessimistico. In realtà è quello che il consenso dei medici ritiene oggi di poter affermare. Il Magistrato dovrebbe ricordare che in medicina non esistono verità scientifiche, ma solo consensi, e che i consensi, per fallaci che siano, sono il risultato del massimo sforzo possibile alla luce delle conoscenze attuali. Dovrebbe anche ricordare che i consensi, in medicina, non tengono conto dei miracoli, ai quali si tende a attribuire credito solo in alcuni ospedali meridionali. Il Magistrato dovrebbe anche tener conto del fatto che alla maggior parte di noi un possibile ma assolutamente improbabile barlume di coscienza interessa poco, pochissimo. Siamo fatti così.[4]
  • Il Vaticano ha il dente avvelenato contro tutto ciò che richiama alla mente il controllo delle nascite e non credo che vada molto per il sottile se trova un pertugio per le sue critiche. Non voglio essere troppo malevolo, ma credo che sarebbe meglio se controllasse la moralità dei suoi preti invece di continuare a mettere il naso nei cicli mestruali delle ragazze.[5]
  • In termini culturali, comunque, la laicità non dovrebbe essere considerata una ideologia e non dovrebbe essere giudicata usando lo stesso metro che si usa, appunto, per le ideologie. La laicità è invece un metodo, utilizzabile per mediare tra le ideologie, ma anche per smascherarle.[6]
  • La fine delle mestruazioni e della capacità riproduttiva può mettere in crisi l'identità femminile, perché è associata alla perdità di giovinezza, bellezza e fascino. Portano in questa direzione i forti condizionamenti socioculturali.[2]
  • Laicità è anche un termine che molti interpretano in modo sbagliato, qualche volta sinceramente, qualche volta capziosamente: conosco molte persone che lo ritengono un sinonimo ipocrita di anticlericalismo.
    E la sfortuna della parola giunge al suo culmine quando la si sostituisce con un suo sinonimo, laicismo, da usare con il disprezzo che meritano tutte le posizioni oltranziste (tranne quelle religiose); in realtà nel Dizionario di Politica curato da Bobbio, Matteucci e Pasquino, la voce non è "laicità" ma proprio "laicismo", ed è a firma di Valerio Zanone, che come liberale e come laico non dovrebbe aver bisogno di presentazioni. Ma la nozione di laicità è stata disintegrata in una serie di concetti correlati ai quali è stato attribuito un significato negativo, o è stata variamente aggettivata, in modo da costruire un sistema nel quale sotto lo stesso nome si possono identificare differenti concetti, solo alcuni dei quali suscettibili di un giudizio positivo. Così al concetto di laicità si è assegnato il significato di "relativismo", o quello di "anticlericalismo"; si è cercato di identificare nel laicismo un tipo di laicità degenerata, nello stesso modo in cui si assegna al moralismo un valore negativo, dimenticando che in molti dei dizionari più consultati di filosofia e di politica – come quello di Abbagnano e quello di Bobbio, Matteucci e Pasquino, esiste solo laicismo e non c'è alcun accenno a laicità.[6]
  • Le verità di papa Benedetto XVI stanno diventando sempre più numerose, e tenendo consto dello spazio che trovano sui nostri giornali e sulle televisioni sarà sempre più difficile contestarle tutte: qualcuna finirà per sfuggirci e a quel punto sarà tutto finito, lui andrà trionfalmente a dama e a noi poveri laici resterà solo la consolazione del suo inevitabile, odioso perdono. Per il momento, però, la parola d'ordine è ancora "resistere, resistere...".[7]
  • Ma gli esempi di scarsa serietà dei medici e dei bioeticisti cattolici non finiscono qui. Continua, ad esempio, la sputtanatura della pillola abortiva, l'RU486, accusata di tutto, abigeato incluso: ho sotto gli occhi l'ultimo Up To Date della letteratura medica americana che afferma che chi fa queste accuse è evidentemente un terrorista, temo che da costoro scuse non ne arriveranno. Ed è ancora in corso una campagna assurda, che accusa la legge 194 di consentire le interruzioni di gravidanza giunte ad epoche che prevedono la sopravvivenza del feto, un'accusa stupida e ingiusta, la legge 194 è molto chiara in proposito e ammette l'interruzione solo in condizioni di emergenza, quando è a rischio la vita della madre. Mentire, per sostenere le proprie ragioni: che vergogna![8]
  • Mi stupisce invece – invecchiare evidentemente non mi ha insegnato molto – l'idea che esista qualcuno che vuol costringere le donne a comportarsi secondo i propri principi morali sottoponendole al giudizio umiliante e intimidatorio di un tribunale religioso, sgradevole e dogmatico quanto è possibile esserlo, anche se mascherato da laboratorio di buoni consigli e di buone intenzioni. Credo di sapere perché mi stupisco: in fondo, l'idea che mi sono fatto dei cattolici è molto migliore.[8]
  • Prendo ad esempio Calogero: laicità è un metodo di convivenza di tutte le ideologie e di le filosofie possibili, che debbono rispettare, come regola primaria, il principio che nessuno può pretendere di possedere la verità.[9]
  • Siamo padroni della nostra esistenza, fino al punto di decidere di non lasciarla continuare quando ci concede solo sofferenza e quando ci ha privato di tutta la dignità della quale potevamo disporre.[3]
  • Tutto sommato, dai messaggi che ci stanno arrivando da molti paesi, dalle loro esperienze e dai successi che vi ha ottenuto il processo di accettazione delle nuove acquisizioni scientifiche, credo che si possa concludere che si può aver fiducia nella scienza e si può contare sulla nostra capacità collettiva di dettarne le regole. Sinceramente non vedo, con buona pace del pontefice, alcun bisogno di dio.[9]

Diario di un laico[modifica]

Incipit[modifica]

Ho deciso di riportare in questo diario le mie impressioni su quanto avverrà in Italia dopo l'approvazione della legge sulla procreazione assistita, votata a maggioranza, proprio oggi, in Senato.
La ragione di questa scelta è legata al mio disagio di fronte alle tante scorrettezze, imprecisioni, invenzioni pronunciate (più spesso, urlate) nei vari talk show televisivi.

Citazioni[modifica]

  • Secondo me l'etica cristiana dovrebbe fondarsi sulla compassione, mentre tende a esprimersi con sempre maggior vigore come etica della verità. [...] La compassione è dentro di noi, si nutre di amore e non può essere discussa, la verità è di per sé causa di conflitti. La compassione è libera e non si può normare, la verità crea vincoli, impacci e regole, tanto da aver bisogno di stabilizzarsi alla fine delle istituzioni. (p. 35)
  • L'arroganza e l'aggressività mostrate dalla Chiesa cattolica sembrano ancora più gravi oggi, nel momento in cui si chiede perdono per le colpe del passato. La perdita di credibilità sarà drammatica, anche perché dopo il Concilio Vaticano II la Chiesa sembrava aver cambiato atteggiamento, e molti (anche tra i laici) credevano che davvero si fosse voltata pagina. Costoro si dovranno ricredere: il lupo cambia il pelo ma non il vizio. (p. 56)

Note[modifica]

  1. Da L'embrione dell'avvenire, carloflamigni.it, novembre 2007.
  2. a b Dall'intervista di Gianna Milano, Menopausa. Tutto può succedere, Panorama.it, 5 marzo 2004.
  3. a b Da La proprietà del corpo, carloflamigni.it, dicembre 2012.
  4. Da La dittatura del sacro embrione, carloflamigni.it, agosto 2008.
  5. Da Carlo Flamigni sulla pillola Diane: prudenza e libertà di giudizio, uaar.it, 4 febbraio 2013.
  6. a b Da Laicità senza aggettivi, carloflamigni.it, luglio 2012.
  7. Da Il Papa e la Verità, carloflamigni.it, settembre 2007.
  8. a b Da La pseudoscienza degli integralisti, carloflamigni.it, aprile 2008.
  9. a b Da La scienza non ha bisogno di nessun dio, il manifesto, 11 settembre 2007.

Bibliografia[modifica]

  • Carlo Flamigni, Diario di un laico, Pendragon, 2007.

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