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Chaïm Soutine

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Chaïm Soutine ritratto da Amedeo Modigliani nel 1917

Chaïm Soutine, nato Chaim Solomonovič Sutin (1893 – 1943), pittore russo naturalizzato francese.

Citazioni su Chaïm Soutine

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  • Aveva un'ossessione per Rembrandt, che idolatrava... ora sembra addomesticato, come se stesse cercando di riprendersi dalla vita selvaggia di altri giorni. Esita a salutarti per strada, teme che tu ti possa avvicinare troppo. Quando apre bocca è per dire quanto fa caldo o freddo. (Henry Miller)
  • In fondo Soutine non è mai entrato veramente in quello stretto manipolo di grandi che la storia ha consegnato all'esaltazione e all'adorazione dei più. E' stato sempre tenuto un po' a lato, in quelle zone non centrali, non del tutto illuminate, dove continua a bruciare lo spirito dei solitari, degli estremi, dei disperati. La sua opera infatti ha sempre prodotto un turbamento che non è facilmente, e a lungo, sostenibile: febbrile, palpitante, satura di una vita inesausta. Nessun altro fu così istintivo, così perduto e insieme così cosciente, come Soutine. E proprio qui sta il punto delicato, oscuro, generativo, della sua grandezza: punto difficile da capire, da spiegare e forse anche da accettare. (Roberto Tassi)
  • Offrire un pasto a Soutine è il regalo più bello che gli si possa fare. (Dan Franck
  • Soutine non conosce movimento artistico, poetica modernista, teoria della dissoluzione formale, dell'avanguardia o non dell'avanguardiaia. Arriva a Parigi nel 1913 in piena avventura cubista, attraversa gli anni in cui si formano i vari astrattismi, senza che né l'uno né gli altri possano minimamente appassionarlo; subito creando, e poi senza sosta perseguendo, quel suo stile in cui la materia, il colore e la forma si stringono e si fondono per esprimere qualcosa che non è solo bellezza, ma angoscia e palpitazione della vita. Ignora Dada e Surrealismo. E quando, tra il 1919 e il 1925, non c' è studio di pittore in cui non spiri, poco o tanto, l'ordine di un recupero classicista, egli dipinge, prima a Céret nei Pirenei, poi a Cagnes, poi a Parigi proprio nel 1925, il più grandioso e sublime disordine: immagine in cui la materia si depone e organizza, addensata e viva, in una estrema e tragica armonia. (Roberto Tassi)

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