Clarence W. Hall

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Clarence W. Hall (–), scrittore statunitense.

Lo scempio del Tibet[modifica]

Incipit[modifica]

Si cercherebbe invano in tutto il mondo odierno un personaggio dalla posizione più tragica di quella del Dalai Lama, il ventisettenne dio-re del Tibet. Per secoli il suo Paese è stato un «orizzonte perduto» per il resto del mondo, una terra di mistero e di pace che pochi abitanti dell'Occidente avevano mai visitata. Poi, fu brutalmente infranta. Le truppe comuniste cinesi dilagarono oltre i confini e cominciarono una campagna di terrore e di genocidio. Dal 1959 i Cinesi hanno trucidato oltre 100.000 Tibetani in uno degli episodi più truci della storia. Il Dalai Lama fu costretto dal suo popolo ad abbandonare il Paese per poter continuare la lotta, e circa 75.000 Tibetani lo seguirono, cercando rifugio in India, nel Nepal, nel Bhutan e nel Sikkim.[1]

Citazioni[modifica]

  • Dissuaso da Nehru dal compiere viaggi fuori dall'India per raccontare al mondo libero la sua storia, il Dalai Lama ha scritto un libro che illustrava vividamente le sue traversie e speranze. Egli dice: «Di fronte alla distruzione del mio popolo, mi dedico nell'esilio alla sola linea d'azione che mi è stata lasciata: ricordare al mondo per mezzo delle Nazioni Unite e di questo libro, quel che è accaduto e sta accadendo nel Tibet: e far piani per il futuro.»[1]

Note[modifica]

  1. a b Citato in Selezione dal Reader's Digest, dicembre 1962.