Constantine Fitzgibbon

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Constantine Fitzgibbon o FitzGibbon (1919 – 1983), storico e scrittore irlandese.

Il Reich brutale[modifica]

  • Alla base del partito nazionale tedesco c'era un'idea assai semplice: la massa tedesca era stata allontanata, e lo era tuttora, da quel senso naturale di patriottismo che l'aveva sempre animata, per opera di agitatori di sinistra spesso stranieri e di origine ebraica. Per guadagnarsi la sua fedeltà bisognava usare i metodi del nemico: conquistare anzitutto i lavoratori, non i borghesi, e far leva sul loro cuore anziché sul loro cervello. Hitler fece sue queste idee e, sin dall'inizio, concepì il partito nazista come partito di massa fatto di slogans, anziché di idee. (p. 3)
  • [...] la macchina militare tedesca era stata costruita per combattere una guerra su vasta scala e tenendo conto di enormi distanze: tutto questo non significava altro che una guerra contro l'Oriente. E Hitler si preoccupò che gli inglesi avessero ben chiaro questo suo piano. Sapeva che in Gran Bretagna, tra i conservatori più eminenti e i portavoce dell'opinione pubblica, il timore e l'odio per il comunismo e per la Russia erano superiori al timore e all'odio per il nazismo e per la Germania. Sapeva anche che molti francesi erano della stessa idea e ad ogni modo la Francia senza la Gran Bretagna non costituiva nessuna minaccia ai suoi disegni ambiziosi. (p. 9)
  • Non è eccessivo dire che, in definitiva, a Hitler non importava altro che imporre la propria volontà. È indiscutibile che era un uomo estremamente intelligente, ma è anche vero che questo culto della propria personalità era una forma di follia. Una volta Tolstoj osservò che quello che veramente temeva in futuro era un Gengis Khan col telefono. Questo timore era diventato una realtà. (p. 12)
  • Nel 1932 mentre la Germania scivolava verso i caos e il nazismo, il generale von Schleicher pensò persino a una dittatura militare per tenere Hitler lontano dal potere. Ma Schleicher non era Bonaparte; la sua posizione come soldato e politico era aliena alla tradizione dell'esercito tedesco; e la situazione richiamava il detto di Bismarck, che si può fare qualsiasi cosa con le baionette, ma non sedervisi sopra. Egli se ne andò e Hitler divenne cancelliere, ma l'esercito tedesco restò la forza più potente della Germania e si considerò sempre l'unico arbitro dei suoi destini. (p. 16)

Bibliografia[modifica]

  • Constantine FitzGibbon, Il Reich brutale, in Storia della seconda guerra mondiale, diretta da sir Basil Liddell Hart e Barrie Pitt, edizione italiana Rizzoli-Purnell diretta da Angelo Solmi, Rizzoli editore, Milano, 1967, vol. I, pp. 1-17.

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