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Cosacchi

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Un cosacco

Citazioni sui cosacchi.

  • E ancora il cavallo è mezzo, strumento principe di conquista. I cosacchi del Don galoppano fino al mare di Ochotsk, recando le insegne degli Zar sul Pacifico dove sorgerà poi quella che si chiamerà Wladivostock, la «Dominatrice d'Oriente». (Carlo Picchio)
  • Fu triste lasciare così all'improvviso la bella cittadina di Novotcherkàsk, principale città della regione dei cosacchi del Don, ricca e fertile regione russa, dove i cosacchi erano vissuti tanti anni mantenendo fermamente le loro tradizioni militari e familiari; in quella zona ogni famiglia si teneva strettamente unita, raccogliendosi in occasione di grandi avvenimenti familiari, il più notevole dei quali era la partenza di un giovane membro della famiglia quando, divenuto maggiorenne, cominciava il servizio militare. In tale occasione si svolgeva una grande festa familiare. Il giovanotto doveva mostrare la sua abilità nell'equitazione e del djighitòwka[1], come avevano fatto i suoi antenati. A volte seguiva il commovente congedo dalla fidanzata e alla fine egli riceveva la solenne benedizione dei suoi genitori ed era accompagnato da suo padre, con cavallo, sella, uniforme, spada, fucile e tutto, al reggimento cosacco nel quale si arruolava. (Varvàra Dolgorouki)
  • I Cosacchi erano nella loro origine briganti, che forzati di uscire dagli Stati vicini si erano riuniti nelle isole formate dal Boristene, in oggi il Nieper, presso la sua imboccatura nel mar nero; erano eglino sempre in guerra, e vivevano soltanto di rapine. I loro abiti d'inverno consistevano in pelli di castrato non preparate.
    Questi popoli si stabilirono nell'Ucraina[2], ch'eglino rendevano fiorente; ma siccome certi signori Polacchi i cui palatinati erano vicini a questa contrada vollero trattare alcuni Cosacchi come se fossero stati loro servi; così tutta la nazione, che non aveva altro bene che la sua libertà si ribellò subito, e desolò per lungo tempo le terre Polacche. La religione Greca, che professavano fu anche una ragione, che li rendé irreconciliabili. Quindi alcuni si diedero ai Russi, ed altri ai Turchi, a condizione però di vivere nell'anarchia. Finalmente hanno perduto quasi affatto la loro libertà sotto l'impero de' Russi, che sono giunti a civilizzarli in parte. (Pierre-Jean-Baptiste Nougaret)
  • [Sulla repressione dei cosacchi nel film La corazzata Potëmkin] La rappresentazione della repressione dei cosacchi è trasformata in un vettore di pathos crescente, orchestrato attraverso un insieme di conflitti grafici e spaziali, di accensioni violente, di immagini forti di sangue, di ferite, di dolore e di morte. Queste immagini sono montate in contrappunto visivo con le inquadrature degli stivali, dei fucili e dei repressori stessi, che Ėjzenštejn distribuisce, scandendo il ritmo ossessivo e minaccioso della violenza poliziesca. Le inquadrature sono poi caratterizzate dall'estrema brevità, dal crescendo progressivo del ritmo, dalla intensificazione dei contrasti sino a produrre una vera esplosione visivo-dinamica emozionale. (Paolo Bertetto)
  • [Sulle tradizioni dei cosacchi] Un'altra occasione di riunione familiare era il congelamento del vino fatto in casa. Quando il gelo era giunto a una temperatura sufficiente, il vino, versato in vasche di legno, era messo fuori a gelare finché in superficie si formava uno strato di ghiaccio. Il ghiaccio era rimosso e il vino assaggiato da tutti. Se non lo si trovava abbastanza forte lo si lasciava gelare dell'altro tempo finché non veniva approvato da tutti e bevuto allegramente in compagnia. (Varvàra Dolgorouki)

Note

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  1. Acrobazie e virtuosismi in sella (N.d.T.)
  2. Nel testo "Ucrania".

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