Paolo Bertetto
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Paolo Bertetto (1944 – vivente), storico del cinema italiano.
Enciclopedia del cinema
[modifica]- [Su Maria Adriana Prolo] La P. può essere legittimamente considerata come una delle prime persone (con Einar Lauritzen e Henri Langlois) ad avere avuto l'idea di costituire non solo cineteche, per conservare i film, ma anche musei del cinema, per raccogliere un patrimonio legato al cinema in tutte le sue manifestazioni. Di notevole rilievo anche la sua attività di storico del cinema muto italiano. [...] Tutto il lavoro della P. dedicato al Museo fu sviluppato, incrementato e difeso con una straordinaria energia. Fin dall'inizio fu chiaro nel suo progetto museale la sintesi forte tra raccolta, conservazione ed esibizione dei materiali del cinema. Diversamente dalle posizioni dominanti nella FIAF (cui il Museo allora itinerante venne ammesso nel 1953), la studiosa pensava la conservazione dei materiali non come un fine in sé, ma come un'attività che implica il correlato necessario della proiezione e dell'esibizione dei film e dei materiali raccolti. In questa opzione si trovò schierata con Langlois attestando una capacità indubbia di intuire e di anticipare quelli che sarebbero stati gli sviluppi delle più importanti istituzioni internazionali. (PROLO, Maria Adriana)
- [Su Bernardo Bertolucci] Per B. il cinema rappresenta insieme un'estensione della vita e una profonda avventura nell'immaginario, un modo di innervarsi nella soggettività e un'esperienza complessa nell'orizzonte simbolico. Fare un film per lui è al contempo un radicamento nell'esistenza e una relazione con i film già fatti, ossia con l'enorme patrimonio di immagini che costituisce la storia della produzione cinematografica. (BERTOLUCCI, Bernardo)
- [Su Luigi Chiarini] Uomo di cinema completo attraversò la cultura italiana, con la sua personalità difficile, dagli anni Trenta agli anni Settanta. Nel suo percorso esistenziale seppe ricoprire ruoli diversi nel mondo del cinema, con notevoli capacità creative e costruttive. A uno sguardo retrospettivo la sua qualità di organizzatore e di diffusore della cultura cinematografica sembra prevalere sulle altre funzioni svolte, anche se l'impegno critico e teorico è stato nella situazione italiana non privo di rilevanza. (CHIARINI, Luigi)
Introduzione alla storia del cinema
[modifica]- [Su Nosferatu il vampiro] Il castello del conte Orlok è una reggia dell'incubo, fatta di architetture ogivali, di passaggi oscuri, d arredi inquietanti. È uno spazio dove si nasconde il mistero e si realizzano riti demoniaci. La nave invasa dal vampiro è una sorta di veliero fantasma in cui le vele e gli alberi sono lo scenario allucinato della presenza del male. La città quasi deserta, invasa dalla peste, è un ossario architettonico, un cimitero urbano di rara suggestione. Sono spazi segnati dall'esistenza del male, che domina poi attraverso l'estensione minacciosa delle tenebre che invadono tutto l'orizzonte visivo. Il lavoro di regia potenzia in modo straordinario la suggestione dei contrasti di luce ed ombra e la lotta del male per affermarsi ovunque. (p. 36)
- Mabuse è una sorta di Superuomo negativo, che riprende esplicitamente il modello nietzschiano e ne cita apertamente il concetto di «volontà di potenza». Mabuse è un personaggio polimorfo che assume identità e fattezze diverse: la sua moltiplicazione di personalità riflette la crisi, la divisione e la proliferazione del soggetto, che costituiscono uno dei temi essenziali della cultura e dell'arte del Novecento. (p. 39)
- La ricchezza di tecniche e di invenzioni dispiegate nel lavoro di regia, fa di Napoléon uno dei vertici della sperimentazione nella storia del cinema e una sorta di compimento linguistico delle intrinseche potenzialità del cinema muto. (p. 52)
- La sequenza dell'esperimento fantascientifico di Futurismo, che consente la resurrezione della protagonista, è una sintesi efficace dello spirito e del progetto artistico e immaginario del film. Da un lato il montaggio accelerato da l'idea dell'ipermodernità dei procedimenti tecnologici impiegati per far rivivere Claire Lescot, l'inhumaine. [...] La diversificazione delle immagini, uso dei dettagli, variazioni luministiche, il ricorso alla tintura e al viraggio, mostrano la forza espressiva e dinamica del cinema. Dall'altro il laboratorio fantascientifico, progettato da Léger, costituisce un concentrato di gusto modernistico e meccanomorfo e rappresenta la prospettiva futuribile del film. (p. 53)
- [Su La corazzata Potëmkin] La sequenza della scalinata è giustamente famosa per la maestria drammatica dell'organizzazione del visibile e della tensione emotiva, realizzata grazie a straordinarie tecniche di montaggio e di ripresa. [...] Coordina punti di ripresa diversi, dettagli di grande forza visiva, gesti di differente intensità drammatica e piani diversi delle immagini per costruire un'esplosione di pathos che non può lasciare indifferente le spettatore. La rappresentazione della repressione dei cosacchi è trasformata in un vettore di pathos crescente, orchestrato attraverso un insieme di conflitti grafici e spaziali, di accensioni violente, di immagini forti di sangue, di ferite, di dolore e di morte. Queste immagini sono montate in contrappunto visivo con le inquadrature degli stivali, dei fucili e dei repressori stessi, che Ėjzenštejn distribuisce, scandendo il ritmo ossessivo e minaccioso della violenza poliziesca. Le inquadrature sono poi caratterizzate dall'estrema brevità, dal crescendo progressivo del ritmo, dalla intensificazione dei contrasti sino a produrre una vera esplosione visivo-dinamica emozionale. (p. 63)
- [Su La stregoneria attraverso i secoli] [...] il film è insieme un documento forte, ispirato a un'ottica di tolleranza, ma è anche un percorso che sa usare a volte l'ironia, altre volte il paradosso per descrivere e interpretare un capitolo di oscura e pesante repressione esercitata soprattutto contro le donne meno soggette alle leggi e al potere ufficiale, gestito dagli uomini. (p. 68)
- [Su Vampyr - Il vampiro] Dreyer realizza poi un horror assolutamente atipico, che rinuncia ai caratteri abituali del genere per inseguire un'idea di pazzia e di orrore del tutto personale. L'immagine della donna vampiro da un lato, e la famosa inquadratura effettuata dall'interno della tomba, con la donna vampiro che si affaccia a guardare dentro, costituiscono nuclei di tensione profonda e di inquietudine che attraversano tutto il film e investono lo spettatore come una sottile minaccia. (p. 69)
Bibliografia
[modifica]- Enciclopedia del cinema, Istituto della Enciclopedia italiana, Roma, 2003-2004.
- Paolo Bertetto, Il cinema europeo degli anni Venti, in Introduzione alla storia del cinema, UTET, Torino, 2012. ISBN 978-88-6008-362-3
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