Costituzione degli Ateniesi (Pseudo-Senofonte)

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La Costituzione degli ateniesi, opera saggistica attribuita dagli antichi a Senofonte.

Citazioni[modifica]

  • Ora, se si intende stabilire il buongoverno, il regime perfetto (eunomia), bisogna anzitutto che siano i nobili, uomini abilissimi, a imporre le leggi al popolo, e che siano gli aristocratici (chrêstoi) a punire il volgo (ponēroi) e a deliberare nei pubblici affari, e che non si permetta in alcun modo che dei pazzoidi (mainomenoi) seggano nel Consiglio, parlino e partecipino all'assemblea. Solo in seguito a queste energiche misure, i democratici, nel minor tempo possibile, sarebbero ridotti alla schiavitù. (I, 5-9[1])
  • Se alcuno si stupisca anche del fatto che gli schiavi conducano un tenore di vita liberale e taluni addirittura sfarzoso, dovrà pur convenire che gli ateniesi ciò permettono con deliberato proposito. Dove c'è infatti una potenza navale da mantenere, necessità di ordine finanziario impongono di essere schiavi degli schiavi, al fine di esigere la percentuale sul frutto delle loro fatiche, e, quindi, di lasciarli liberi. E dove appunto vi sono schiavi ricchi, non più conviene al mio schiavo di temerti. A Sparta invece il mio schiavo ti teme: e se il tuo schiavo ha paura di me, si sobbarcherà a consegnarmi il suo denaro in modo da non mettere a repentaglio la vita. (I, 10-12[2])

Note[modifica]

  1. In Austin e Vidal-Naquet, p. 188.
  2. In Austin e Vidal-Naquet, p. 275.

Bibliografia[modifica]

  • Michel Austin e Pierre Vidal-Naquet Economie e società nella Grecia Antica, Boringheri, 1982.

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