Danila Comastri Montanari

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Danila Comastri Montanari (1948 — vivente), scrittrice italiana.

Incipit di alcune opere[modifica]

Cave canem[modifica]

Roma, anno 772 ab Urbe condita
(anno 19 dopo Cristo)

Le torce erano già state spente da un pezzo, e la grande domus sul Viminale giaceva immersa nel buio.
Appiattito contro la parete del peristilio, l'uomo si guardò attorno furtivo e avanzò all'ombra del colonnato, attento a non far scricchiolare i sandali. Giunto davanti all'ingresso, trasse un lungo sospiro e occhieggiò attraverso il traforo della porta intagliata. Come aveva previsto, il tablino era deserto: in assenza del padrone, che si trovava ad Anzio per un banchetto, nessun altro si sarebbe azzardato a metter piede in quella stanza. Scivolò dentro e si chiuse la porta alle spalle.

Cui prodest?[modifica]

Roma, anno 799 ab Urbe condita
(anno 46 dopo Cristo, inverno)
Quarto giorno primo delle Idi di gennaio

Un lungo applauso segnò la fine dell'interminabile seduta, e i trecento padri coscritti si riversarono in fretta sui gradini della Curia come uccelli bianchi e rossi all'assalto del becchime.
Publio Aurelio Stazio era di pessimo umore: a Roma faceva molto freddo quell'inverno, e quattro ore di immobilità sulle austere panche di marmo del Senato lo avevano ridotto a un pezzo di ghiaccio. La veste di rappresentanza, tunica col laticlavio e toga drappeggiata sul braccio scoperto, offriva un ben magro riparo ai morsi del gelo; gli inverni dovevano essere più miti nei secoli addietro, quando Catone il Censore tacciava di rammollito chiunque rifiutasse di andar nudo sotto la toga, considerò il patrizio rabbrividendo.

La campana dell'arciprete[modifica]

«Ego absolvo te peccatis tuis, in nomine Patris et filii et Spiritus Sancti. Amen. Cinque Pater, Ave e Gloria», sentenziò Monsignor Gasparri con un frettoloso segno della croce.
La Sandra si immerse in un plateale atto di contrizione.
Speriamo che serva a renderla più paziente coi bimbi del catechismo, si augurò l'arciprete, senza farci molto conto: la maestra era troppo occupata a collezionare indulgenze e Paternostri per godere della compagnia dei contadinelli che istruiva nella dottrina cristiana, e si sarebbe di certo stupita se qualcuno le avesse consigliato di includere gli scappellotti nella confessione quotidiana.

Morituri te salutant[modifica]

Roma, anno 798 ab Urbe condita
(anno 45 dopo Cristo, estate)
Vigilia delle Calende di giugno

Il senatore Publio Aurelio Stazio sedeva un po' rigido, accanto a Tito Servilio, nella tribuna coperta dietro al palco imperiale.
L'anfiteatro di Statilio Tauro, al Campo Marzio, era già pieno da scoppiare, ma altra gente continuava a riversarsi dai vomitoria, i larghi corridoi di accesso per la plebe. I giochi di quel giorno sarebbero stati memorabili: Claudio, grande appassionato di ludi, non aveva badato a spese per offrire al popolo romano quanto di meglio si fosse visto fino a quel momento in fatto di combattimenti di gladiatori.

Parce sepulto[modifica]

Roma, anno 798 ab Urbe condita
(anno 45 dopo Cristo, autunno)
Nono giorno prima delle Calende di novembre

Comodamente sdraiato su un divano del tablino, il senatore Publio Aurelio Stazio sorbiva a piccoli sorsi il Falerno caldo dalla sua coppa, annuendo di tanto in tanto. Pomponia parlava da quasi un'ora, e il patrizio era già stato pienamente edotto su tutti gli scandali dell'Urbe, a partire da quelli che coinvolgevano la bellissima e disinvolta imperatrice Valeria Messalina. Cullata dall'ininterrotto cicaleccio della matrona, l'attenzione di Aurelio scivolava impercettibilmente verso altri lidi: le ceramiche attiche della sua collezione, il trattato di Columella sui giardini, le grazie della cortigiana Cinzia...

Tabula rasa[modifica]

L'ombra si chinò verso il corpo che giaceva ai suoi piedi con un misto di pietà e di disgusto. Quando provò a sollevarne la massa inerte, sentì le forze venir meno. Non restava che trascinarlo nella fossa afferrandolo per i piedi, ma era necessario andare cauti per evitare di scomporlo.
Ecco, la testa ciondolava e si doveva appoggiarla sul fondo, come se giacesse su un guanciale. Ecco, le gambe si piegavano e bisognava raddrizzarle. Ecco, le braccia pendevano inerti e occorreva incrociarle. Ma prima c'era da fare la cosa più difficile, più difficile ancora che uccidere.
Le dita scesero sul busto, ad allargare la ferita che, tra le tante, era arrivata al cuore. Poi, stringendo il monile annasparono giù sotto lo sterno e risalirono verso il coagulo rosso che giaceva immobile, un muscolo come un altro, un brandello qualsiasi di una qualsiasi carogna. Infine, pollice e indice si ritrassero vuoti e appicicosi: ora sarebbe stato compito degli Dei offrire in un'altra vita ciò che non avevano concesso in questa.
La prima zolla di terra calò a coprire il viso, con gli occhi che non ne volevano sapere di restare chiuso. Quando il volto scolparve alla vista, tutto divenne semplice.
Pochi istanti più tardi, l'ombra si dileguava nella notte.

Ludus in fabula[modifica]

Roma, anno 800 ab Urbe condita
(47 d.C.)

Stava albeggiando quando Pomponia, seguita da due ancelle fidate, si fece lasciare dalla lettiga ai portici di Ottavia. Era determinata ad arrivare prima che vi aprissero le numerose tabernae, che le miriadi di ragazzini delle scuole all'aperto sciamassero sotto il teatro di Marcello e che venissero spalancate le porte dei templi di Giunone Regina e di Giove Statore.
Un risveglio così precoce, per una matrona che amava indugiare tra le coltri ben oltre l'ora considerata decente nell'Urbe, doveva poggiare su una ragione sostanziosa. Tale era infatti quella che aveva indotto la brava signora a lasciare anzitempo il tepore del giaciglio, ingollare in fretta e furia uno ientaculum improvvisato a base di avanzi della cena precedente, indossare una veste purpurea ma piuttosto sobria - ovvero con un numero straordinariamente parco di Amorini e Ninfe ricamati sul bordo - e precipitarsi giù dal colle Quirinale come se avesse alle spalle Annibale con tutte le sue schiere puniche.

Bibliografia[modifica]

  • Danila Comastri Montanari, Cave canem, Hobby & Work, 1999.
  • Danila Comastri Montanari, Cui prodest?, Hobby & Work, 1999.
  • Danila Comastri Montanari, La campana dell'arciprete. Saga contadina con delitto. Garzanti, 2001. ISBN 8811685141
  • Danila Comastri Montanari, Morituri te salutant, Hobby & Work, 1999.
  • Danila Comastri Montanari, Parce sepulto, Hobby & Work, 1999.
  • Danila Comastri Montanari, Tabula rasa, Mondadori, 2011.
  • Danila Comastri Montanari, Ludus in fabula, Mondadori, 2017.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]