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Dino Garrone

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Dino Garrone (1904 – 1931), storico della letteratura e scrittore italiano.

Citazioni di Dino Garrone

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  • Ad Ancona bisogna arrivarci alle tre del pomeriggio, e con il sole. La città sembra allora una zebra; strisce fonde e scure di vicoli si alternano con fasce abbaglianti e trasversali. Un paio di finestre dal riflesso stralucente fanno gli occhi. Poi se passa una nube, la zebra si muta in un cammello inginocchiato, e si aspetta di vederlo alzare da un momento all'altro, col baldacchino di San Ciriaco sulla gobba, il santo che si sporge vestito di rajah. (da Sorriso degli Etruschi)
  • Per le strade non si cammina; ci si arrampica. Sono scale di corda e sartiami, sinché, è inutile, vi ritroverete sul piazzale di San Ciriaco come sulla coffa dell'albero più alto. (da Sorriso degli Etruschi)

Citato in Luigi Russo, La critica letteraria contemporanea

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  • [I romanzi giovanili di Verga] [La critica nostra] non vede in essi che effervescenze di romantici giovanilismi lirici, atteggiamenti volutamente e astrattamente satanici, senza nessun conto tenere di quella costante ironia verghiana, la quale disvelandosi sin dai primissimi lavori in prospettive acutamente amare di quello che fu creduto al contrario il mondo intimo del giovane scrittore, sta già ad indicare un superamento nei rapporti della materia presa a trattare, e quindi una proprietà tale di autocritica da far spostare di colpo il giudizio che sinora fu dato. L'autore sa della fallacia, della vana consistenza delle passioni veementi ed erotiche di Pietro Brusio, La Ferlita, Alberti, e la tensione che egli dà loro, esagerandone i tratti, è voluta, serve appunto a vieppiù estrarne rappresentazioni caricaturali, non di rado sarcastiche. (p. 682)
  • Dipanare la propria musica. Si parte dalla volontà per giungere alla ispirazione o, meglio, ad un'altra specie di volontà così senza sforzo ora, da poterla scambiare con l'ispirazione. (dalla lettera a Mario Puccini del 29 febbraio 1928; p. 683)
  • Consiglio a tutti i giovani la lettura dei Malavoglia, di Mastro don Gesualdo e di Novelle Rusticane. Non per imitare ciò che è inimitabile, ma per abituarci a quella nudità essenziale a saper ridurre la propria prosa al centro vivo del pensiero o del personaggio e raggiungere così la poesia. (dalla lettera a Nino Filiputti del 28 dicembre 1928; p. 683)

Bibliografia

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  • Dino Garrone, Mito di Ancona. Sorriso degli Etruschi, Bompiani, Milano, 1944
  • Luigi Russo, La critica letteraria contemporanea, Sansoni, Firenze, 1967.

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