Dominique Fernandez

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Dominique Fernandez (1929 – vivente), scrittore e critico letterario francese.

Citazioni di Dominique Fernandez[modifica]

  • Napoli nera e nuda. Napoli, che il baccano e la miseria fanno sembrare barbara al viaggiatore venuto da Roma, mentre non esiste, nella penisola, una città altrettanto fine, ingegnosa e colta, una città che abbia come lei l'aria di capitale, soprattutto se la si confronta con Roma; ma, dei successi che il talento dei suoi nativi avrebbe procurarle, è stata misteriosamente spogliata, da sempre. Città enigmatica, la cui popolazione è dotata delle più meravigliose risorse spirituali, senza riuscire a farle fruttare, perennemente vinta, nella lotta contro le offese; mendicante e umiliata da una continua calamità.
    Così, giungendo da Roma per la strada litoranea, tanto bella da Terracina in poi, dove inizia il Sud, abbiamo proseguito rallentando l'andatura, amando Napoli e in pari tempo temendola.[1]
  • La contraddizione fra il genio inventivo e l'insuccesso pratico, tra la fecondità intellettuale e la sfortuna, il sottosviluppo, il marasma cronico, è l'aspetto più suggestivo di Napoli. Per la mancanza di una classe dirigente adulta, questa città che aveva tutto per riuscire ha fatto costantemente fiasco. Ma ha anche prodotto spiriti bizzarri e seducenti, invece di quegli scarafaggi sicuri del fatto loro che pullulano nelle capitali borghesi.[2]
  • [L'eroicità dei personaggi operai nelle opere di Zola e Gor'kij] [...] era a quell'epoca il solo mezzo d'attirare l'attenzione della borghesia colta sulla classe operaia, il solo mezzo per far apprezzare, a questa borghesia, le virtù specifiche della classe operaia: era anche un mezzo per scuotere l'apatia di una grande parte di questa classe stessa e di farle prendere coscienza dei suoi doveri e dei suoi diritti. Gli scrittori che continueranno ai giorni nostri a fare dell'eroismo alle spalle degli operai (come avviene continuamente nell'URSS) cadranno nell'errore d'Arcadia di cui parlava Vittorini. Metello è forse il primo romanzo operaio che non sia il romanzo di un gruppo scelto di operai.[3]

Note[modifica]

  1. Da Madre Mediterranea, 1965, citato in Laure Raffaëlli-Fournel, Cécile Gall, Napoli e Pompei, traduzione di Lucia Corradini e Carlo Caspani, Touring Club, Milano, 2003, p. 107
  2. Da Madre Mediterranea, 1965, citato in Laure Raffaëlli-Fournel, Cécile Gall, Napoli e Pompei, pp. 107-108.
  3. Da Il romanzo italiano e la crisi della coscienza moderna, Lerici, Milano, 1960; citato in Gian Franco Vené, Per una storia dell'industria come contenuto narrativo, in Francesco D'Episcopo, «Le ragioni narrative» 1960-1961, Antologia di una rivista, Tullio Pironti Editore, Napoli, 2012, p. 137. ISBN 978-88-7937-408-8

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