Eihei Dōgen

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Eihei Dogen

Eihei Dogen Kigen zenji (道元禅師, Dōgen Zenji) (1200 – 1253), maestro zen giapponese.

Citazioni di Eihei Dōgen[modifica]

  • La maggior parte delle persone crede che il tempo trascorra; in realtà esso sta sempre là dov'è. Questa idea del trascorrere può essere chiamata tempo, ma è un'idea inesatta; infatti, dato che lo si può vedere solo come un trascorrere, non si può comprendere che esso sta proprio dov'è. [1]

Citato in Piccolo beviario zen[modifica]

  • Se non riesci a trovare la verità là dove sei, in quale altro luogo speri di trovarla? (p. 40)
  • L'illuminazione è come il riflesso della luna nell'acqua. La luna non si bagna né l'acqua si rompe. Sebbene la sua luce sia diffusa e grande, la luna si riflette anche in una pozzanghera di pochi centimetri. La luna tutta quanta e l'intero cielo si riflettono in una goccia di rugiada sull'erba. (p. 201)
  • Per cinquantaquattro anni | ho ornato il cielo di stelle. | Ora balzo attraverso – | che rovinio![2] (p. 303)

Shōbōgenzō[modifica]

  • Studiare la Via del Buddha è studiare se stessi. Studiare se stessi è dimenticare se stessi. E dimenticare se stessi è percepire se stessi come tutte le cose. Realizzare questo è lasciar cadere mente e corpo di se stessi e degli altri. Una volta che avete raggiunto questo stadio, sarete distaccati anche dall'illuminazione e la agirete ininterrottamente, senza pensare ad essa. (p. 2)
  • All'interno di questa vacuità una solida roccia è vacuità. (p. 18)
  • Abitualmente consideriamo gli oggetti della natura quali la terra, i fiumi, il sole, la luna e le stelle, come fossero cose esterne alla nostra mente; in realtà queste cose sono la mente stessa. Non pensate che questo significhi che ogni cosa è solo all'interno della vostra mente. Abbandonate la nozione di fuori, dentro, venire e andare. La mente indivisa non è né all'esterno né all'interno; essa viene e va liberamente, senza attaccamento. (p. 39)

Note[modifica]

  1. Citato in Fritjof Capra, Il Tao della fisica, traduzione di Giovanni Salio, Adelphi, Milano, 1998, p. 217. ISBN 8845906892
  2. Era tradizione che nell'imminenza della morte un Maestro Zen componesse una poesia che recando l'impronta del suo spirito, fosse una sintesi della sua vita e come un lascito spirituale per i discepoli. Cfr. Piccolo beviario zen, p. 302.

Bibliografia[modifica]

  • Piccolo breviario zen, a cura di David Schiller, traduzione di Francesco Saba Sardi, Sonzogno. ISBN 8845407187
  • Shōbōgenzō, a cura di Kōsen Nishiyama, traduzione dall'inglese di Sergio Oriani, Editrice Pisani, 2003. ISBN 88-87122-37-7

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