Erich Auerbach

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Erich Auerbach (1892 – 1957), scrittore e filosofo tedesco.

Mimesis[modifica]

Incipit[modifica]

I lettori dell'Odissea ricordano la scena ben preparata e commovente del canto XIX, in cui la vecchia dispensiera Euriclea riconosce Ulisse, di cui era stata nutrice, da una ferita alla coscia. Lo straniero ha conquistato la benevolenza di Penelope, che secondo il desiderio di lui comanda alla massima di lavargli i piedi; in tutti i racconti antichi è questo il primo dovere dell'ospite verso il viandante. Euriclea, affaccendandosi a prendere l'acqua e a mescolare la fredda con la calda, parla intanto dell'eroe scomparso, che potrebbe avere la stessa età dell'ospite, e che adesso forse va anche lui per il mondo ramingo, e viene anche notando, stupita, quanto i due si assomigliano.

Citazioni[modifica]

  • I poemi omerici danno un determinato ciclo degli avvenimenti, spazialmente e temporalmente delimitato; prima, accanto e dopo sono pensabili senza conflitto e difficoltà altri cicli d'avvenimenti da esso indipendenti. Il Vecchio Testamento dà la storia universale, incomincia con il principale dei tempi e vuol terminare con l'adempimento della promessa con cui il mondo deve aver fine. (p. 18)
  • La composizione del Vecchio Testamento è incomparabilmente meno unitaria di quelle dei poemi omerici, è molto più evidentemente tappezzata; ma i frammenti singoli appartengono tutti a un'unità storica universale e a una cosmologia. (p. 19-20)
  • Per la letteratura realistica antica, la società non esiste come problema storico, ma tutt'al più come problema moralistico, e inoltre il moralismo si rivolge più all'individuo che alla società. (p. 38)
  • Da una vita qualunque Pietro viene chiamato a un compito enorme. (p. 49)
  • Petronio vede dall'alto il mondo che dipinge: il suo libro è una testimonianza d'altissima civiltà, ed egli attende lettori di tale levatura sociale e cultura letteraria da poter subito intendere tutte le sfumature del mal comportamento sociale e dell'abbassamento della lingua e del gusto. (p. 55)
  • Francesco d'Assisi. L'essenza della sua natura e il vigore del suo comportamento si fondano sulla volontà di un'imitazione radicale e pratica di Cristo. (p. 178)
  • Anche il grande santo del secolo XII, Bernardo di Chiaravalle, era un pescatore di uomini e la sua eloquenza era travolgente, anch'egli era un avversario della sapienza umana, della «sapienza secundum carnem»; e tuttavia quanto più aristocratico, quanto più dottamente retorico è il suo modo d'esprimersi! (p. 178)
  • Mentre Bernardo si dava agli affari del mondo come un grande uomo politico della Chiesa e da essi si ritirava nella contemplazione per fare la grande esperienza dell'imitazione di Cristo, per san Francesco gli affari del mondo costituiscono l'ambiente vero e proprio per l'imitazione. (p. 183)
  • L'opera più celebre, pubblicata in molte antologie, è di Jacopone da Todi, che nella sua età matura appartenne all'ordine francescano e precisamente alla parte radicale, agli spirituali. La poesia della Passione è dialogata; vi parlano un nunzio, la Vergine Maria, la «turba» e infine Cristo stesso. (p. 186)

Bibliografia[modifica]

  • Erich Auerbach, Mimesis, il realismo nella letteratura occidentale, traduzione di Alberto Romagnoli e Hans Hinterhäuser, Einaudi, Torino 1997.

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