Exodus

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Exodus

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Poster di Saul Bass.

Titolo originale

Exodus

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1960
Genere drammatico, storico
Regia Otto Preminger
Soggetto Leon Uris
Sceneggiatura Dalton Trumbo
Produttore Otto Preminger
Interpreti e personaggi

Exodus, film statunitense del 1960 con Paul Newman e Eva Marie Saint, regia di Otto Preminger.

Frasi[modifica]

  • [Gli ebrei] sono già stretti abbastanza, a corto di letti, di rifornimenti, d'infermiere, di... pazienza. A corto di tutto! (Caldwell)
  • Il servizio informazioni è efficientissimo nello spiare gli'innocenti. (Gen. Sutherland)
  • I posti non contano, solo gli esseri umani sono importanti. (Gen. Sutherland)
  • Noi li [gli ebrei] lasceremmo andare tutti, purché non vadano a finire in Palestina (Gen. Sutherland)
  • Lei deve comprendere che noi inglesi abbiamo dimostrato, in tutta la nostra storia, uno straordinario talento per gl'incarichi poco piacevoli. La Palestina è un mandato britannico che c'è stato imposto dalla Società delle Nazioni, quindi siamo responsabili della pace là. (Gen. Sutherland)
  • Questo è Taha, mukhtar di Abu Yesha. E questa è Karen, segretaria della commissione alloggi baracca 11, Gan Dafna. Non abbiamo un cadì che preghi per l'anima di Taha. Né abbiamo un rabbino che preghi per Karen. Taha meritava di vivere una lunga vita, circondato dalla sua famiglia e dalla sua gente, che la morte l'avrebbe incontrato come una vecchia amica, offrendogli il dono del sonno. È venuta invece da nemica. E Karen, che amava così tanto la vita, che la viveva con la purezza di una fiamma, perché Dio l'ha dimenticata? Perché ha dovuto incontrare la morte alla sua età, e tutta sola e al buoi. Noi tra tutti i popoli non dovremmo più sorprenderci quando la morte ci raggiunge, con il mondo impazzito e le stragi di massa dovremmo essere abituati a queste uccisioni senza senso. Ma io non ci sono abituato, né riuscirò mai ad abituarmici. Io guardo questi due esseri umani e ho ho voglia di ululare come un cane. Vorrei gridare al mondoche altri 2 innocenti sono stati assassinati. È giusto che questi due esseri riposino vicini nella tomba, perché essi se la divideranno in pace. Ma i morti si dividono sempre la terra in pace. E non è sufficiente. A poche miglia da qui c'è chi combatte e muore, e noi dobbiamo andare a raggiungerli. Ma io giuro sul corpo di queste due persone che verrà il giorno in cui arabo ed ebreo divideranno in pace e in vita questa terra che hanno sempre condiviso nella morte. Taha, vecchio amico e carissimo fratello; Karen, creatura di luce, figlia d'Israele; shalom. (Ari Ben Canaan)

Dialoghi[modifica]

  • Fremont: Vede, dopo la perdita del bambino...
    Gen. Sutherland: Che bambino?!
    Fremont: [Tom] non le aveva detto che aspettavo un bambino?
    Gen. Sutherland: No, perché gli uomini come suo marito non parlano mai delle cose che più gli stanno a cuore.
    Fremont: Lo so.
  • Caldwell: C'è quasi da credere alla storia che si racconta in giro, forse è inventata.
    Fremont: Quale storia.
    Caldwell: Che a scuotere bene il suo [del gen. Sutherland] albero genealogico, ne cade qualche ebreo.
  • Caldwell: Bene generale. Ma, scusi, non è un po' irregolare?
    Gen. Sutherland: Oh, assolutamente! Per questo viglio la sua firma sul permesso anziché la mia.
  • Caldwell: E [gli ebrei] hanno anche un aria buffa. Li individuo lontano un miglio!
    Ari Ben Canaan [che è ebreo, ma è travestito da soldato inglese]: Può aiutarmi, colonnello? Devo averci [nell'occhio] un bruscolo.
    Caldwell [mentre gli guarda nell'occhio]: [...] ma basta guardarli in faccia e si riconoscono.
  • Uomo dell'Irgun 1: Acri è una fortezza oltre che una prigione. Non è stata espugnata dai tempi delle crociate.
    Uomo dell'Irgun 2: Lui indica un posto in mezzo a una città araba, circondata dall'esercito inglese e viene a dirci "Andate a combattere".
  • Akiva Ben Canaan: Le ferite mortali non fanno soffrire; sono già impegnato a morire.
    Ari Ben Canaan: Vivrai ancora tanto, zio Akiva.
    Akiva Ben Canaan: In questo tuo fatale ottimismo sei dell'Haganah, praticamente sei dell'Irgun, ma nel cuore sei d'Israele.

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