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Federico Guglielmi

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.

Federico Guglielmi (1960 – vivente), giornalista, scrittore, critico musicale ed ex produttore discografico italiano.

Citazioni di Federico Guglielmi

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  • Oggi è reputato una pagina secondaria nella produzione della band californiana, come dimostra il fatto che ben pochi dei suoi tredici episodi [...] siano stati eseguiti dal vivo nell'ultimo paio di decenni. L'anello debole della catena, insomma? Legittimo, ma anche ingeneroso, considerando che One Hot Minute ha al suo arco molte frecce acuminate. Sicuramente, è un capitolo anomalo della saga dei RHCP, in virtù di un sound definibile in estrema sintesi come "meno funk e più hard", e al di là del valore di molti suoi brani, risulta proprio per questo più meritevole di altri dischi ben più celebrati e fortunati dal punto di vista commerciale. La sua sintesi più aggressiva e nervosa ben si addice al mood piuttosto cupo dei testi [...]. Ecco, forse la chiave migliore per inquadrare One Hot Minute è vederlo come un assaggio di quello che l'ensemble avrebbe potuto diventare: probabilmente meno da stadio/radio e più, come dire?, "interessante".[1]

Intervista di Antonio Lamorte, unita.it, 9 giugno 2026.

  • Ho avuto la grande fortuna di vivere professionalmente un lungo periodo in cui quello che si scriveva arrivava, era molto letto. I giornali avevano un valore pressoché unico, speciale, soprattutto per chi come me si occupava di cose sommerse, underground, non ancora famose. Erano un riferimento, quindi il giornalista che faceva questo tipo di lavoro acquisiva uno status che in qualche misura compensava il problema delle retribuzioni che sono sempre state ridicole. Adesso le retribuzioni sono diventate molto più che ridicole. Quando ci sono, perché in molti casi neanche ci sono. E il concetto di lettura e di approfondimento è cambiato, il pubblico si è orientato sul gratis di internet. Fondamentalmente io ancora amo scrivere soprattutto su carta e ho l'impressione che non mi legga più nessuno. Per cui non passa giorno senza che non stia lì a interrogarmi: ma ha ancora senso quello che faccio? Mi consolo e mi conforto quando, più o meno una volta alla settimana, capita qualcuno che mi contatta, mi dice che mi leggeva 40 anni fa. Che le mie recensioni gli hanno fatto scoprire la musica o i gruppi che gli hanno cambiato la vita.
  • Ho avuto sempre una certa idiosincrasia perché vedevo i miei colleghi dei quotidiani che si lamentavano: alla cultura in generale non è che venisse data grande considerazione. E gli tagliavano i pezzi. Se succedeva qualcosa, e quindi magari dovevano aggiungere un trafiletto, tagliavano la conclusione e magari uno era stato lì mezz'ora per scrivere due righe a effetto. Per cui mi sono sempre tenuto fuori.
  • [...] l'idea di comunicare l'ho sempre vissuta come una missione, già quando ero ragazzino. Non mi piaceva la musica che piaceva a tutti, quello che veniva propinato dal regime, diciamo così. Mi piaceva cercare cose diverse, un po' più nascoste, un po' più interessanti. La mia idea era legata a questa specie di missione: io vi faccio conoscere la musica bella che altrimenti non conoscereste. È quello che poi ho fatto con le varie riviste coprendo l'emergere della new wave, del punk, di tutti i vari fenomeni underground che si sono succeduti nel tempo.
  • A me piacciono le cose sincere, la musica è soprattutto una forma di espressione artistica e di comunicazione di contenuti significativi a livello sia politico che sociale ed emotivo. Apprezzo la purezza del messaggio, l'autenticità , il coraggio di cercare di fare quello in cui si crede anche se quello in cui si crede non è quello che va per la maggiore. Non mi sono mai piaciuti i fenomeni industriali. Non ho nulla ovviamente contro chi ha fatto i soldi con la musica, e infatti molti dei miei eroi sono stramilionari: ma una cosa è quel minimo di malizia che può emergere magari quando magari si va avanti con l'età per restare sul pezzo, un'altra è vedere cosa viaggia sulla cresta dell'onda e regolarsi di conseguenza. Quando scopri che milioni di canzoni che girano sono generate con l'IA ti deprimi.
  • ["Segue Sanremo?"] Alle volte sì. A volte guardo la serata delle cover. È sempre interessante vedere l'andazzo del mercato. Sarebbe bellissimo, e lo vedrei sempre, se durasse al massimo due ore per al massimo tre serate con le sole canzoni. Ma faccio fatica perché dura troppo, non me ne frega assolutamente niente di tutti i siparietti e i discorsi e i monologhi. Ci sono cose migliori da fare nella vita: come per esempio ascoltare la musica.
  • ["Consiglierebbe a qualcuno di fare il giornalista musicale?"] Assolutamente no. Un percorso come quello che ho fatto io, oggi sarebbe assolutamente impossibile. È un altro mondo, è cambiato tutto. Ci sono pochissimi giornali. Quelli che ci sono non contano come prima, si paga pochissimo se si paga. Non ci sono soddisfazioni minime. Il mio mondo è stato ucciso da internet.

Incipit di Fuori dal coro. La vera storia dei Litfiba

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Sergio Salaorni e Bruno Casini: Qualcuno potrebbe rimanere deluso, ma all'inizio degli anni Ottanta i Litfiba non si rispecchiavano affatto nella classica iconografia sesso, droga e rock'n'roll: erano, al contrario, ragazzi normali e molto precisi, che riversavano la loro enorme carica di energia in tutto ciò che facevano. Erano sinceri e umili e avevano una grandissima volontà di lavorare, sempre con metodo e rigore.

Prefazione a Il Nerkionomicon. La storia dei Prophilax, la rock band più licenziosa di sempre

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  • Non sono [...] un fan, anche se li reputo a loro modo simpatici e sono affascinato dalla loro capacità di portare avanti per decenni un progetto per molti versi assurdo, oltretutto senza abbassare l'asticella del pessimo gusto. Provateci voialtri, a essere tanto caparbiamente e brillantemente stronzi dalla post-adolescenza fino (quasi) alla terza età.

Note

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  1. Da Funky Monks, Classic Rock Lifestyle, maggio 2017, p. 41.

Bibliografia

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  • Federico Guglielmi, Fuori dal coro. La vera storia dei Litfiba, Arcana Edizioni, 2012. ISBN 9788862312295
  • Daniele Guglielmi, Il Nerkionomicon. La storia dei Prophilax, la rock band più licenziosa di sempre, prefazione di Federico Guglielmi, postfazione di Ceppaflex, Sbohr e Christian Ice, Viterbo, Sette Città, 2022, ISBN 9791255240068

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