Federico Raffaele

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Federico Raffaele

Federico Raffaele (1862 – 1937), zoologo, biologo e accademico italiano.

Citazioni di Federico Raffaele[modifica]

  • I fenomeni della vita, come tutti i fenomeni naturali, in quanto formano oggetto di ricerca scientifica, debbono essere studiati al di fuori d ogni credenza sacra o profana e d'ogni sistema filosofico.
    Le ipotesi e le interpretazioni provvisorie sono inevitabili, e riescono utilissime talvolta pel progresso delle scienze, ma, se vengono accettate come soluzioni definitive dei problemi, rendono impossibile ogni ulteriore progresso.
    Nel campo della fisiologia del sistema nervoso più, forse, che altrove – e non è difficile intenderne la ragione – è necessario stare in guardia contro le invasioni di siffatte tendenze antiscientifiche; e questo libro mira appunto a combatterle.[1]
  • [...] sebbene io voglia limitarmi al solo e modesto còmpito di traduttore, non so astenermi dall'esprimere qualche dubbio intorno alla validità dell'affermazione che la coscienza sia un'espressione metafisica e che essa si possa senz'altro sostituire col concetto della memoria o isteresi[2] associativa. Riconosco la grande utilità di questo concetto nell'interpetrazione dei meccanismi psicologici e l'estesa applicazione di cui è capace; ma non mi pare che esso possa mai comprendere tutto ciò che noi includiamo nel concetto di coscienza.[3]

Il concetto di specie in biologia[modifica]

I - Avanti e in Darwin[modifica]

  • Col progredire delle scienze biologiche è accaduto pel concetto di specie quello che suole accadere per tutti i nostri concetti, quando cerchiamo di determinarli con una certa precisione, sforzandoci di circoscriverli e fissarli in una definizione; che cioè il concetto, che noi credevamo di possedere chiaro e netto e semplice nella nostra mente, ci si è andato tanto più complicando e annebbiando, quanto più tentavamo di analizzarlo. (p. 67)
  • [...] Linneo non soltanto creò un sistema preciso e facile, applicandolo alla classificazione di un gran numero di piante e di animali direttamente osservati da lui; non soltanto creò una nomenclatura, che durerà quanto le scienze cui si applica; non soltanto ordinò e fece conoscere e, quel che più conta[4], rese facilmente riconoscibile una quantità di forme fin allora mal note o ignote; ma fu il primo a rendersi conto del significato d'una classificazione naturale. Sia pure che a ciò fosse condotto più da principii religiosi che da principii scientifici, certo egli pel primo esplicitamente ammise l'esistenza di gruppi naturali e dichiarò tale la specie: Naturae opus est species, e additò la via che doveva quind'innanzi seguire la sistematica: la ricerca, cioè di questi gruppi naturali. E il primo, più piccolo e più sicuramente naturale fra i gruppi di piante e di animali fu da lui dichiarato la specie, ch'egli fu anche il primo a voler nettamente definire e circoscrivere e a subordinare al genere, il quale pure era per lui un grappo naturale come le specie che lo compongono. (p. 77)
  • [...] quanto più numerosi sono gli esemplari d'una specie e le specie d'un genere, che si sottopongono ad esame, tanto più facilmente accade d'imbattersi in forme dubbie, che non si possono sicuramente far rientrare in una o in un'altra specie; spesso due specie si possono difficilmente delimitare l'una rispetto all' altra; abbondano le «forme intermedie» che collegano per gradi insensibili l'una all'altra, così da far nascere il sospetto che si tratti d'un'unica specie con limiti più estesi. Da ciò il continuo oscillare del numero di specie di certi generi. (p. 79)
  • Le dottrine trasformistiche ebbero fin dal loro inizio due diverse tendenze, che s'impersonarono rispettivamente nel Lamarck e nel Darwin.
    Il Lamarck ammise come cause della trasformazione le influenze esterne di clima, di nutrizione ecc., quali determinanti di adattamenti diversi che conducevano a modificazioni dell'organizzazione, e l'uso e il non uso degli organi; implicando la trasmissibilità ereditaria dei caratteri acquisiti.
    Il Darwin, partendo, com'è ben noto, dalle modificazioni che si ottengono per mezzo della selezione artificiale nelle piante coltivate e negli animali domestici, cercò di dimostrare che in natura esiste un processo analogo, cui egli diede il nome di selezione, o cernita naturale, conseguenza della concorrenza vitale e causa principalissima delle trasformazioni delle specie, e della conservazione delle variazioni più utili, le quali si accumulerebbero attraverso una serie di generazioni quando le condizioni di vita rimanessero immutate. (p. 88)

II - La critica post-darwiniana[modifica]

  • Tutti i problemi che si riferiscono alla specie furono messi in nuova luce dalla teoria della discendenza. Fra questi, come dissi nella prima parte di questo articolo, il problema della variabilità e quello delle leggi dell'eredità.
    Negli ultimi anni del secolo scorso e in questi primi del nostro, botanici e zoologi si sono dedicati con metodi rigorosi all'analisi di questi problemi e sono arrivati a risultati di grandissima importanza, sia dal lato teorico, che da quello pratico. (p. 237)

L'individuo e la specie[modifica]

Incipit[modifica]

Se aprite un vocabolario, troverete, alla parola individuo, questa spiegazione, o presso a poco: oggetto o essere separato dai suoi simili e non divisibile. – Infatti il significato letterale della parola è proprio: non divisibile. – Corpora individua chiama Cicerone le particelle, gli atomi, cioè i componenti non ulteriormente divisibili della materia.
E d'altra parte, dopo varie pagine di discussione, lo Spencer, a un certo punto conclude: «In verità non v'è una definizione dell'individualità, la quale non si presti a obiezioni». – E più giù: «Applicata a un oggetto animato o inanimato, la parola «individuo» indica di solito unione tra le parti d'un oggetto e separazione da altri oggetti».
Per vero, la parola individuo non rappresenta un concetto assoluto; ma la sua significazione cambia secondo il nostro punto di vista, secondo un certo presupposto tacito che ne determini i limiti.

Citazioni[modifica]

  • Per noi un uomo o una quercia rappresentano un individuo, un essere unico e indivisibile, ma la loro individualità è legata strettamente allo loro qualità di esseri viventi.
    Un uomo senza braccia e senza gambe è sempre per noi un uomo, un individuo, cui mancano alcune parti; ma un cadavere, per quanto intero, non usiamo chiamarlo individuo; così una quercia senza foglie, o anche privata di tutti i suoi rami, sarà sempre una quercia; ma un tronco di quercia segato non rappresenta per noi un individuo quercia, anche se conservi tutta la sua chioma e mentisca l'aspetto dell'albero intero. (p. 15)

Citazioni su Federico Raffaele[modifica]

  • Raffaele, ragionatore e dialettico inflessibile, sottoponeva le idee al vaglio di una critica serrata e spesso inesorabile. (Giulio Cotronei)
  • Rileggendo queste pagine [L'individuo e la specie] molte volte mi è sembrato di avere ancora di fronte la figura di Federico Raffaele e di risentire la sua voce, così bonariamente ironica, ammonirci che la verità nei problemi essenziali della vita è assai più profonda di tutte le apparenze che affiorano. E fu perciò detto, da alcuni che non lo compresero, uno scettico. Ma uno scettico non lo era, egli che così profondamente sentiva le aspirazioni più nobili e gli affetti più delicati; ma, come il suo temperamento critico lo portava a scorgere così acutamente i lati deboli o gli errori di una ricerca, così egli stesso scorgeva l'insufficienza dei dati scientifici che andava raccogliendo per la risoluzione di quanto si proponeva. (Giulio Cotronei)

Note[modifica]

  1. Da Prefazione all'edizione italiana di Jacques Loeb, Fisiologia comparata del cervello, Remo Sandron Editore, Milano-Palermo-Napoli, 1907, p. XI.
  2. Cfr. voce su Wikipedia.
  3. Da Prefazione all'edizione italiana di Jacques Loeb, Fisiologia comparata del cervello, Remo Sandron Editore, Milano-Palermo-Napoli, 1907, p. XII.
  4. Nel testo "monta".

Bibliografia[modifica]

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