Filologia

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Citazioni sulla filologia e sui filologi.

  • È proprio della consapevolezza filologica, di aver parte in fenomeni che la trascendono. (Karl Reinhardt)
  • Filologia, infatti, è quella onorevole arte che esige dal suo cultore soprattutto una cosa, trarsi da parte, lasciarsi tempo, divenire silenzioso, divenire lento, essendo un'arte e una perizia di orafi della parola, che deve compiere un finissimo attento lavoro e non raggiunge nulla se non lo raggiunge lento. (Friedrich Nietzsche)
  • La dissertazione stabilisce fatti storici, ma questo è solo un mezzo in vista del fine. L'arte di questa filologia depura le opere scritte; è certo qualche cosa di grande, un presupposto indispensabile, ma per questo esse non diventano ancora vive. Perché diventino vive nel senso voluto dagli autori, la ricerca storica deve evocare per la nostra fantasia la vita intera del loro ambiente. (Ulrich von Wilamowitz-Moellendorff)
  • La filologia è come la seppia. Essa, in un travaglio oramai secolare, ha accumulato un prodigioso tesoro di parole tecniche, di segni convenzionali, formule, abbreviazioni, sigle, riferimenti, ed anche peculiari stranissimi atteggiamenti di pensiero: tutto un gergo ostico ed incomprensibile ai profani. Provate a toccarla con la punta d'un dito, ed essa schizza intorno a sé nero e nero, senza parsimonia. Nessuno ci capisce piú nulla; e appena i filologi si mettono a discutere, i non filologi scappano. (Ettore Romagnoli)
  • La filosofia contempla la ragione, onde viene la scienza del vero; la filologia osserva l'autorità dell'umano arbitrio, onde viene la coscienza del certo. (Giambattista Vico)
  • La matematica è un'ostentazione di audacia della pura ratio; uno dei pochi lussi oggi ancora possibili. Anche i filologi si dedicano spesso ad attività nelle quali essi per primi non intravedono il minimo utile, e i collezionisti di francobolli o di cravatte ancora peggio. Ma questi sono passatempi inoffensivi, ben lontani dalle cose serie della vita. (Robert Musil)
  • Per il vero umanista, l'autore classico non è certo uno la cui opera si possa comprendere meglio di quanto egli stesso l'abbia compresa. Per l'umanista, cosa che non bisogna mai dimenticare, lo scopo supremo non è, originariamente, quello di "comprendere" i modelli classici, ma di uguagliarli o di superarli. Il filologo non è dunque legato ai suoi modelli anzitutto solo come interprete, ma come imitatore, quando non addirittura come rivale. (Hans-Georg Gadamer)

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