Cesare Segre

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Cesare Segre (1928 – 2014), filologo e critico letterario italiano.

  • In Italia, lo scrittore ambisce sempre a conquistarsi un posto nella grande letteratura. Anche i critici sembrano negare che si possa scrivere in modo piacevole e divertente senza quell'impegno di rivelazione e critica della realtà assunto dalla letteratura alta; e trascurano l'esistenza di un pubblico meno sofisticato criticamente ma curioso e amante della lettura. (da La letteratura italiana del Novecento, Laterza, 1998²)
  • Informato su testi ebraici più o meno esoterici, Kafka, non avendo trovato risposta alle sue interrogazioni su Dio, usa le invenzioni e le metafore di quei testi per abbozzare una teologia negativa. Dio non appare più circonfuso di assurdo, ma s'identifica con l'assurdo stesso. In questo senso è non solo un padre terribile, ma una specie di terribile dittatore. Kafka però descrive l'assurdo in termini burocratici e giuridici. (dall'articolo Franz Kafka, Primo Levi e Carlo Emilio Gadda: tre modi diversi di confrontarsi con il potere, Corriere della sera, 28 marzo 2001)
  • L'aforisma più riuscito è quello che fa pensare: talora, perché presenta alla nostra mente idee da cui essa per istinto rifuggiva, più spesso, per la concettosità che ci fa sorridere di piacere. (da Pensieri, motti e frasi argute. Ma l'Italia non ama gli aforismi, Corriere della sera, 8 maggio 1995, p. 29)
  • [Gli studenti] Sanno poche parole, non sono capaci di costruire frasi complesse e fanno er­rori di ortografia gravissimi, insomma non sanno usare la lingua: riassumere, raccontare, riferire. Questo significa che non hanno il dominio della realtà, perché la lingua è il modo che abbiamo per metterci in contatto con il mondo: e se non sei capace di esprimerti non sei capace di giudicare. Per di più la civiltà dell'immagine in genere usa la lingua per formulare slogan e non ragionamen­ti. (da Corriere della sera, 18 dicembre 2009)
  • Se non pos­siedi la struttura della tua lingua non sei in grado di imparare le altre, per que­sto le campagne a favore dell'inglese non hanno senso se non si legano a un miglioramento dell'italiano. (da Corriere della sera, 18 dicembre 2009)

Così degrada la nostra lingua, Corriere della sera, 13 gennaio 2010[modifica]

  • Il pessimo costume di abbandonarsi al turpiloquio (a partire dal «me ne frego» fascista) si sta diffondendo ovunque, molto meno disapprovato della diffusione degli anglismi, che se non altro non feriscono il buon gusto. Forse si teme che questa disapprovazione sia considerata bacchettoneria; si dovrebbe invece formulare una condanna esclusivamente estetica. Anche qui, molti giovani si mettono alla testa del peggioramento. Pensiamo all'uso di punteggiare qualunque discorso con invocazioni al fallo maschile, naturalmente nel registro più basso, che inizia con la c. Un marziano giunto tra noi penserebbe che il fallo sia la nostra divinità, tanto ripetutamente viene nominato dai parlanti. Insomma, una vera fallolatria.
  • La nostra classe politica, che in tempi lontani annoverava ottimi parlatori e oratori, tende sempre più ad abbassare il registro, perché pensa di conquistare più facilmente il consenso ponendosi a un livello meno elevato. È la tentazione, strisciante, del populismo. Naturalmente questo implica il degrado anche delle argomentazioni, perché, ai livelli alti, il linguaggio è molto più ricco e duttile.
  • Non dimentichiamo che i cosiddetti attributi, se da un lato vengono usati a designare vigore e potenza, dall'altro sono sinonimo di stupidità: una molteplicità di significati che ci porta nell'indifferenziato, là dove la parola non è ancora stata affilata per interpretare il mondo.

Citazioni su Cesare Segre[modifica]

  • Ha ragione Segre quando dice che è importante l'appropriatezza d'uso di registri diversi. Anche i registri bassi possono essere utilizzati in certi ambiti: per esempio, se nel corso di una lezione io dico "vi state abbioccando" invece che "addormentando", lo faccio perché proprio il cambio di registro può essere efficace. (Pietro Trifone)
  • Se Segre dice che c'è un'evoluzione nella lingua italiana, avrà certo le basi scientifiche per dirlo. Ma decidere che questa evoluzione è inopportuna, questa è un'opinione. (Giulio Mozzi)
  • Segre ha scelto un esempio particolare, perché la parola "vu cumprà" è proprio brutta. E il lei al posto del tu è difficile sia da usare sia da capire. Ci sono lingue, come l'inglese e lo svedese, dove la seconda persona plurale assolve questa funzione. (Silvia Ballestra)

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