Fra Dolcino

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Fra Dolcino in una litografia ottocentesca di Michele Doyen

Dolcino da Novara, o fra Dolcino (1250 circa – 1307), predicatore millenarista italiano.

Citazioni su fra Dolcino[modifica]

  • Effettivamente la figura di fra Dolcino si trova sulla linea di confine tra verità storica e proliferazione leggendaria.
    Anzi, non solo di leggenda si tratta, ma addirittura di agiografia e di mito, ché non da ora egli è stato assunto come simbolo ed esempio di lotta di classe, o, quanto meno, di lotta fra il libero pensiero e un non ben precisato oscurantismo, secondo ben noti e frusti schemi di polemica; egli è stato e vien tuttora usato come una sorta di «falso scopo», per battere ben altri obbiettivi, il che non ha nulla a che vedere con le esigenze della verità storica. (Eugenio Dupré Theseider)
  • Posto su di un carro tirato da bovi, fu trascinato per le strade. I carnefici forniti di tanaglie e perfino del braciere, per adoperarle roventi, gli strappavano le carni a brandelli, mutilandolo nel modo più sconcio e compassionevole. Uno de' nostri narratori aggiunge che codesti strappi lo lasciassero quasi impassibile, in apparenza, salvo una o due volte, e che allora lo si vedesse accusare il dolore con un ristringimento delle spalle e delle narici, ovvero con un gemito profondo. Il rogo segnò per lui il termine sospirato di un'infernale agonia, e fu il colpo di grazia alla sua protesta, se anche riconosceremo che gli sopravvisse per alcun tempo. (Emilio Comba)
  • Sul conto di Dolcino come persona non sappiamo quasi nulla. Le poche notizie biografiche che ci dà Benvenuto da Imola non convincono troppo, ma non abbiamo altro. Tutto lo fa credere persona di una certa cultura. Conosceva certamente gli scritti di Gioacchino da Fiore o a lui attribuiti, e forse anche quelli di Gerardo da Borgo S. Donnino e di Pietro di Giovanni Olivi, suoi contemporanei. Doveva avere una discreta conoscenza della S. Scrittura e anche della storia della Chiesa: affermava di essere mandato da Dio a spiegare quei testi e interpretare quelle vicende, nonché a profetare le future. (Eugenio Dupré Theseider)

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