Francesco Acerbi

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Francesco Acerbi

Francesco Acerbi (1988 – vivente), calciatore italiano.

Citazioni di Francesco Acerbi[modifica]

  • Al Chievo avevo iniziato a giocare a inizio febbraio. Già a metà aprile mi voleva il Milan. Appena l'ho saputo non ho voluto sentire nessun'altra offerta. Volevo solo il Milan, lo tifavo da bambino.[1]
  • Io giocavo per mio padre. Ci teneva molto, forse troppo. Sicuramente più di me. Forse a volte puntava talmente tanto su di me che volendo farmi bene arrivava a farmi male. A farmi perdere la passione. Fatto sta che una volta che lui non c'è più stato io non avevo nessuno per cui giocare. Di certo non per me.[1]
  • Non avevo la testa da professionista. Non avevo rispetto per me, non avevo rispetto per il mio lavoro, non avevo rispetto per chi mi pagava. Spesso arrivavo al campo alticcio, senza aver recuperato dai superalcolici della sera prima. Mi andava bene perché fisicamente sono sempre stato forte. Mi bastava dormire qualche ora e poi in campo rendevo comunque. Le serate non sono sbagliate a prescindere, il problema è che allora io esageravo. ... Braida mi aveva detto che sapevano del mio stile di vita e per questo mi avevano trovato casa a Gallarate e non a Milano. Ma io uscivo lo stesso.[1]
  • Il numero 13 [lasciato da Alessandro Nesta] non l'avevo scelto io. Era stato Galliani a dirmi che l'avrei dovuto prendere. A me faceva piacere ma non davo la giusta importanza a niente. Nemmeno ad essere al Milan, nemmeno al numero di maglia.[1]
  • A un anno dalla malattia[2] mi è successa una cosa. Sono andato a dormire una sera come niente fosse, la mattina mi sono svegliato assalito dal terrore. Avevo paura della mia ombra. [...] Pensavo alle preoccupazioni date ai miei, alle occasioni che avevo buttato all'aria, agli anni sprecati, alle serate di eccessi. Tutto assieme, tutto all'improvviso. [...] Dovevo andare da un analista per superare le paure. Così ho iniziato un percorso che mi ha portato a migliorare come uomo. Limando gli aspetti del mio carattere che potevano farmi naufragare, sbloccando certi miei limiti.[1]
  • Senza la malattia[2] sarei finito a fare una carriera in Serie B, o magari avrei smesso. Per fortuna lassù qualcuno mi ha voluto bene e mi ha mandato la malattia. Senza sarei finito malissimo. Nessuno mi avrebbe salvato. Oggi sono soddisfatto della persona che sono diventato, nonostante tutti i miei difetti.[1]

Note[modifica]

  1. a b c d e f Dall'intervista di Diego Guido, Dalle proprie ceneri, intervista a Francesco Acerbi, L'Ultimo Uomo.com, 24 febbraio 2020.
  2. a b Il riferimento è al tumore che lo ha colpito nel 2013.

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