Vai al contenuto

Franjo Tuđman

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Franjo Tuđman nel 1996

Franjo Tuđman (1922 – 1999), politico e militare croato.

Citazioni di Franjo Tuđman

[modifica]

Citazioni in ordine temporale.

  • Puoi venire qui e prendere la libertà e la vita, ma non il pensiero, non la verità, non il mio contributo alla storia della gente a cui appartengo. (estratto del diario, 14 agosto 1984)
Možete mi evo, uzeti i slobodu, pa i život, ali ne i misao, ne i istinu, ne i moj prilog povijesti naroda kojemu pripadam.[1]
  • Con la vigorosa vittoria della democrazia, che ha permesso la formazione di una tale composizione del Parlamento croato, è stato creato un tale clima spirituale per chiedere quasi le grandi parole della cerimonia. Tuttavia, le circostanze in cui viviamo, le circostanze che ci circondano e in particolare i compiti che ci attendono, non ci permettono il trionfalismo scintillante, né il grande e la promessa di promessa. Eppure, invocando la massima prudenza e discernimento, siamo lontani da ogni potere e indulgenza pessimista.
Velebnom pobjedom demokracije, koja je omogućila saziv i ovakav sastav Hrvatskoga sabora, stvorena je takva duhovna klima da gotovo zahtijeva svečarske velike riječi. Međutim, prilike u kojima živimo, okolnosti koje nas okružuju i osobito zadaće što su pred nama ne dopuštaju nam blještavi trijumfalizam, niti velika i olaka obećanja. Ipak, pozivajući na krajnju razboritost i promišljenost, daleko smo od svake zdvojnosti i pesimističkog malodušja.[2]
  • È chiaro che i sostenitori della politica della grande Serbia vogliono provocare la guerra civile e l'intervento militare. Per questo chiederemo sia alla presidenza federale, sia al comando supremo dell'Esercito di dichiararsi apertamente sulla legittimità della Repubblica croata e di cooperare con il suo potere legale per ristabilire l'ordine. (da un discorso alla nazione, 2 maggio 1991)[3]
  • Gli ebrei pensano che, in quanto popolo eletto, a loro sia concesso ciò che ad altri è negato. S'immaginano di poter ingannare il mondo intero.[4]
  • Dopo la guerra, lo sport è la prima cosa che permette di distinguere le nazioni.[5]

Teletrasmesso su Rai 3, 1999

  • [Nel 1990, durante la rivoluzione dei tronchi] Mi trovavo a Spalato, in occasione dei Campionati europei di atletica, e fu allora che ordinai di inviare a Knin un distaccamento di forze speciali, per sedare la rivolta della polizia serba. (prima puntata)
  • [Sulla rivoluzione dei tronchi] A Belgrado erano consapevoli delle loro azioni: appoggiavano una rivolta contro il mio governo croato, eletto democraticamente. (prima puntata)
  • [Sulla rivoluzione dei tronchi] Belgrado negò ogni coinvolgimento e cercò mille scuse - non erano stati loro a ordinare il rientro degli elicotteri, bensì la torre di controllo e solo per motivi tecnici - ma sapevamo che erano menzogne. (prima puntata)
  • Come nostra roccaforte scegliemmo Vukovar al fine di proteggere le città alle sue spalle. Se avessimo lasciato entrare i serbi a Vukovar sarebbe stato un disastro per tutta la Croazia, così gettammo tutte le nostre forze nella sua difesa. (seconda puntata)
  • [Nel 1991] La Croazia era isolata nel mondo e cercava il riconoscimento internazionale. Il problema durò fino a quando i serbi non circondarono Vukovar. (seconda puntata)
  • Dissi che i tre popoli della Bosnia potevano formare una confederazione, tutti e tre sarebbero stati felici. In caso contrario la Bosnia andava divisa. (seconda puntata)
  • Ordinai alle mie truppe di non entrare nel cuore della Bosnia. Inviai il nostro esercito solo a proteggere tutte qyelle parti della Bosnia che sono popolate dai croati. (terza puntata)
  • Sembra che la maggioranza dei serbi [di Krajina] facesse parte della loro milizia. Gli altri si erano lasciati convincere che noi eravamo fascisti, quindi sono fuggiti. (terza puntata)
  • Credevo che il 70% dei serbi sarebbe rimasto: avrebbe visto che la democratica Croazia tutela i diritti civili. I serbi possono dare la colpa di quanto è avvenuto solo a se stessi. (terza puntata)

Citazioni su Franjo Tuđman

[modifica]
  • Franjo Tudjman è stato il nostro Garibaldi, con i suoi errori, certo, e le sue debolezze. Però sempre funzionali al bene supremo del Paese, della Croazia. (Zvonimir Boban)
  • [Sui campi d'internamento durante la guerra croato-musulmana in Bosnia ed Erzegovina] Il presidente Tuđman doveva per forza essere al corrente dei campi. Gli chiesi chi li avesse organizzati. Mi disse: «Noi croati non dobbiamo vergognarci. Forse ci possono essere dei campi, ma li hanno anche gli altri». Non era una buona scusa. (Stjepan Mesić)
  • Tudjman era un politico di vecchio stampo, forse poco flessibile, però credo che questa sua durezza sia stata anche la sua forza. Tudjman non era un dittatore ed il giudizio migliore su di lui lo sta dando il suo popolo, in coda con un'attesa di sette-otto ore soltanto per sfiorare la sua bara e le rose che la ricoprono. (Zvonimir Boban)
  • In Croazia il senso della morale non è completamente scomparso, ma si mescola con l'imbarazzante senso di liberazione da un grosso peso. La biologia sta facendo ora ciò che i croati non sono riusciti a fare negli ultimi dieci anni: ridurre Tudjman alla sua misura umana.
  • In Croazia, sotto il regime di Tudjman, si rovesciano gli schemi. Gli esponenti del movimento ustascia, fino all'altro ieri gettati alla gogna, sono esaltati, mitizzati. S'intitolano piazze e scuole a coloro che furono i più stretti collaboratori di Pavelic, come l'ex-ministro dell'educazione nazional-fascista Milo Bubak. Anche questa è una mistificazione e io mi rifiuto di soggiacere a questo inganno.
  • Incarna un regime autoritario, egli è il regime. La sua fine chiuderà un capitolo della storia croata e, speriamo, di un datato modello di potere. Si potrebbe anche dire che Tudjman, come persona, è scomparsa molto tempo fa, nel momento stesso in cui si è identificato con la sua funzione. Da allora, egli si è trasformato in un monumento vivente. E quando i monumenti cadono, nessuno piange.

Note

[modifica]
  1. (HR) Citato in dr. Franjo Tuđman, 14 agosto 1984.
  2. (HR) Da Govor Franje Tuđmana u Saboru, 30 maggio 1990.
  3. Citato in «La Serbia ci ha dichiarato guerra», La Stampa, 4 maggio 1991
  4. Citato in Muore il signore della guerra che sfasciò la Jugoslavia, Repubblica.it, 11 dicembre 1999.
  5. Citato in Per la Croazia il calcio non è solo un gioco, Leonid Bershidsky, Bloomberg View, Stati Uniti; tradotto da Federico Ferrone in Internazionale.it, 14 luglio 2018.

Voci correlate

[modifica]

Altri progetti

[modifica]