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Friedrich Julius Stahl

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Friedrich Julius Stahl

Friedrich Julius Stahl (1802 – 1861), religioso, filosofo e politico tedesco.

Storia della filosofia del diritto

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Il nostro occhio riceve la luce e rende testimonianza che la luce esiste; ma esso non è la luce e non ha fatto la luce. Il sole spande la luce, dona i colori alle cose e le rende visibili all'occhio che altrimenti non potrebbe vederle. Nello stesso modo l'idea è la causa del bene. Essa è la regina del mondo spirituale, come il sole è il re del mondo sensibile. Anzi essa è quella che sola ha prodotto anche questo mondo sensibile, e vi ha posto la luce ed il sole come una sua immagine. Essa sola ci fa distinguere il bene dal male, il vero dal falso; come la luce ci fa distinguere i colori. Il nostro spirito ci attesta l'esistenza dell'Idea; ma esso non è l'Idea; dalla quale unicamente gli è venuta la capacità di conoscere quelle differenze. Se l'Idea si ritirasse dal mondo, l' uomo non avrebbe più cognizione del bene e del male; nella stessa guisa che quando il sole è tramontato, l'occhio non può più distinguere i colori e gli oggetti, sebbene sia evidente che egli ha in sé stesso la facoltà di vedere e discernere. Questa è la similitudine di Platone.

Citazioni

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  • Sogliono spesso gli uomini nascondere le loro convinzioni nella parte più intima dell'animo, come in propria sede, e contentarsi solamente di difenderle da coloro che le assaliscono; ci vuol coraggio per manifestarle in una maniera positiva e confermarle in un sistema scientifico. (in introduzione alla prima edizione, p. XXV)
  • Il sistema della libertà, come Schelling chiama il suo, considerato nella sua essenza non può essere veramente amato ed onorato che dagli spiriti indipendenti; da costoro solamente può promettersi di essere coltivato come esso richiede e come esso solo comporta. (in introduzione alla prima edizione, p. XXVI)
  • Gli uomini, a' quali il dono felice dell'intuito concede di fare a meno dell'analisi minuta de' concetti, sono pochi; a costoro si appartiene l'autorità; ma non possono né debbono essere imitati. (in introduzione alla prima edizione, p. XXVII)
  • Savigny potea andare orgoglioso delle sue ricerche sulle ultime ragioni del giusto: il suo retto senso gli è guida sicura, e una potenza artistica che è in lui, figura del tutto e finisce quelle cose, alle quali la più rigorosa investigazione filosofica non conduce che lentamente e a poco a poco. Egli metteva innanzi una sua idea sulla origine del diritto, — e quindi tosto nascevano delle esigenze pratiche, — la quale, come è esposta da lui, ti presenta una imagine chiara e vivace, e per la interna verità si apprende alla intelligenza. (in introduzione alla prima edizione, p. XXVII)
  • È destino dello spirito umano di non poter risolvere da sé le più alte questioni, e non si riesce a nulla di buono, quando si vuol fare contro questa legge. (in introduzione alla prima edizione, p. XXVIII)
  • Chi non si è mai occupato d'una questione, non può attendersi che gli riescano tosto intelligibili i concetti, che a quella appartengono. (in introduzione alla prima edizione, p. XXXI-XXXII)
  • Noi ci lasciamo andare in un punto allo stesso spirito che combattiamo in un altro. Noi facciamo uso di concetti e credenze, senza essere a noi stessi consapevoli del sistema, o di tutta la maniera di vedere a cui appartengono. (in introduzione alla prima edizione, p. XXIX)
  • La parola sia non il serbatoio del senso, ma il suo corpo vivente. (in introduzione alla prima edizione, p. XXXII)
  • Il corso della storia e la natura reale degli uomini, sono il vero tribunale che decide circa i motivi di ogni sistema filosofico, e però circa lo stesso sistema. La scienza, come il santo della leggenda, deve cercare il padrone più forte. (in Introduzione all'opera, p. XXIII)
  • L'Idea sola eccita in noi la facoltà che vede il bene e il male; ella sola genera l'intuito dello spirito. (Libro I, p. 2)
  • La intelligenza deve deliberare, il valore eseguire. (Libro I, sezione I, p. 11)
  • Ciò che Platone chiama giustizia dello Stato, è piuttosto la bellezza di quello; poiché ciò che distingue il Giusto dal Bello è questo: nel Bello si aduna la ricchezza d'una esistenza varia e molteplice, ma priva di coscienza e senza che le parti siano soddisfatte. Il Giusto invece conferisce ad ogni essere una sussistenza propria, una interna soddisfazione e un movimento indipendente, acciocché anch'esso a sua volta entri come un tutto, e si attui liberamente nel tutto maggiore. Ma ciò non si trova nello Stato di Platone. Egli sacrifica l'uomo, la sua felicità, la sua libertà, la stessa sua morale perfezione; infatti questo Stato non esiste che per sé stesso, perché appaia la sua nobiltà e magnificenza, e i cittadini non sono ad altro destinati che a servire, come semplici membri alla bellezza della sua costruzione. Quindi egli ha il carattere rappresentativo, come tutte le cose belle; è un'opera artistica che sembra di esistere meno per le sue proprie parti, che per chi la contempla. (Libro I, sezione I, p. 12)
  • Ugo Grozio è l'autore di quel sistema di filosofia del dritto che si distingue col nome di «Dritto naturale» e che per più di un secolo prevalse nella teoria e nella pratica, anzi era reputato siccome l'unico possibile ; perocché ciò che durante questo periodo suolsi distinguere come una serie di diversi sistemi (sistema socialista, sistema del timore, della pace esterna, ecc.), altro non è che i modi particolari di sviluppo di quest'unico sistema. La sua opera sul dritto della guerra e della pace, in cui è esposto questo sistema, ha per oggetto principale anzi unico il gius delle genti. (Libro III, sezione III, cap. I, pp. 177-178)
  • Era mestieri a Grozio di dimostrare in via preliminare che il diritto in generale ci è dato dalla natura (jus naturale), ed ha valore indipendentemente da qualunque legislazione positiva; che esso non fu trovato e introdotto dagli uomini per cagione d'utilità e di egoismo, per modo che possa eludersi quando l'utilità e l'egoismo così consigliano, ma ha per fondamento un principio etico, il quale obbliga assolutamente gli uomini. Confutare quella teoria dell' utile e della prudenza, difesa nell'antichità specialmente da Carneade, e stabilire un principio etico del dritto; tale è lo scopo di tutte le sue ricerche nei prolegomeni della sua opera, coi quali comincia principalmente la nuova èra della filosofia del dritto. Egli fonda questo dritto moralmente obbligatorio per sé stesso, nella natura sociale o l'istinto sociale dell'uomo (socìalis natura, appettimi socialis). L'uomo, egli dice, ha l'istinto di far comunanza cogli altri e veramente una comunanza pacifica e razionalmente ordinata. (Libro III, sezione III, cap. I, p. 178)
  • Grozio muove da un principio etico ed universale del dritto, nello stesso modo e conforme a questo principio attribuisce anche allo Stato un significato della medesima natura. Lo Stato è la perfetta riunione di uomini liberi, per mezzo dei quali deve essere attuata la legge di natura: cioè, una società pacifica ed ordinata. (Libro III, sezione III, pp. 181-182)
  • [Lo Stato] Grozio lo considera come una medesima cosa col popolo, con gli associati tra loro; e però non intende per cosa pubblica se non quello che è utile a tutti, e non già quello che è maggiormente necessario sopra tutti. È vero che egli non considera il popolo come identico allo Stato, se non in quanto è animato da un solo e medesimo spirito, cioè, appunto dallo spirito della piena ed intiera associazione nella vita civile (vìtae civilis consociatio plena); il cui primo prodotto è il potere supremo. (Libro III, sezione III, cap. I, pp. 182-183)
  • Il processo del sistema di Kant, come ognuno sa, è questo: Noi formiamo tutte le nostre cognizioni per mezzo di certe forme e concetti che non ci vengono dall'esperienza; ma debbono già essere in noi prima di qualunque esperienza, p. e., il rapporto fra causa ed effetto. Noi non considereremmo mai le cause e gli effetti reali in questo rapporto, ma come manifestazioni isolate, se esso non fosse originariamente in noi prima di ogni percezione. La somma o sistema di queste forme e leggi del pensiero costituisce l'essenza della ragione. (Libro III, sezione III, Cap. III, p. 209)
  • Kant determinava compiutamente il carattere razionalista dell'etica e del Dritto naturale e lo sviluppava con coscienza. Egli separa anche nella sfera pratica tutto ciò che è empirico, tutto ciò che deriva da altri oggetti fuori della legge del pensiero stesso, e cerca unicamente in questa tutta la somma degli elementi morali. Questo è il grado che egli tiene nello sviluppo della filosofia morale e della filosofia del dritto. (Libro III, sezione III, cap. IV, p. 227)
  • L'esistenza di due principî del dritto – della ragione e dell'io – è nel sistema di Kant affatto conseguente, dacché essi corrispondono ai suoi due mondi opposti. Quando si considera questo sistema nella sua universalità, non gli si può imputare a colpa di essere caduto in quelle contraddizioni che informano, per così dire, il Dritto naturale; del quale egli deve esser stimato il vero rappresentante. Così si spiega come incontrasse da per tutto favore e partigiani, e acquistasse quell'autorità che ancora non ha perduto presso tutti coloro che applicano al dritto i principî della filosofia astratta. La sua teoria del dritto rassomiglia al momentaneo equilibrio d'una massa corporea che è per rovesciare, il quale ritarda la caduta e pare un vero stato di fermezza e riposo. (Libro III, sezione III, cap. IV, p. 235)
  • Lo scrittore del liberalismo nel senso eminente della parola è Rousseau. Per opera sua il principio dell'antico Dritto naturale è stato logicamente sviluppato sino al punto, che ci dà per risultato la teoria compiuta della rivoluzione, e di niente altro più abbisognava se non se d'essere ridotto a realtà. Perciò egli precede la rivoluzione francese, come la spiegazione del fisico precede l'esperimento. Pure egli sì mostrò un cattivo fisico; perciocché l'esperimento andò fallito. (Libro III, sezione V, cap. I, p. 318)
  • Sidney fu il primo, e dopo di lui Locke[1], a collegare insieme questa dottrina pratica della ribellione, e quella teoria scientifica del Diritto naturale; e con ciò fondarono il sistema della rivoluzione, che poi fu recato a compimento da Rousseau. (Libro III, sezione V, cap. I, p. 322)
  • Sidney segue le tracce di quegli scrittori, in ispecie di Milton, combatte la teoria del potere regio illimitato e della obbedienza assoluta, specialmente contro a Filmer, prova dalla natura della cosa la superiorità de' popoli sui principi, la libertà degli uomini nello stabilire le loro costituzioni e nello scegliere i loro governanti. A tal uopo fa sua la deduzione dello Stato, secondo la teoria del Diritto naturale, ed anzi la espone nella stessa forma datale dal suo concittadino Hobbes: come gli uomini in origine si trovino in uno stato naturale di assoluta indipendenza, e per reciproco timore fondino col patto lo stato sociale. Ma conforme a quella energica tendenza di sottomettere la monarchia al popolo, egli modifica questa teoria del Dritto naturale, e di una teoria contemplativa, ne fa una rivoluzionaria. E ciò fa nel modo più reciso, togliendo di mezzo il patto tacito, che fino allora il Diritto naturale ponea generalmente come base della sussistenza degli Stati. Egli ammette il primo principio del Diritto naturale, che i sudditi non possano essere altrimenti obbligati al potere dello Stato, se non per mezzo del loro consenso; ma nega il secondo principio, che questo consenso abbia luogo da per tutto, e specialmente nella costituzione dispotica; e nega perciò che i sudditi siano realmente obbligati. (Libro III, sezione V, cap. I, pp. 322-323)

Citazioni sull'opera

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  • Il pregio principalissimo di quest'opera è appunto la sincerità e la indipendenza nella ricerca del vero: l'autore è mosso non da interesse particolare, non da studio di parte; ma unicamente dall'amore della scienza. (Raffaele Conforti)

Citazioni su Friedrich Julius Stahl

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  • II merito che bisogna riconoscere nell'opera di Stahl si è di avere sottoposto ad una critica vigorosa le dottrine anteriori che si fondavano sopra principj astratti, formali o subbiettivi, e di avere fatto comprendere la necessità che il diritto, per essere un principio sociale e rispondere al bisogno del sociale ordinamento, debb'essere un principio obbiettivo, conforme alla natura delle cose e delle diverse istituzioni, essendo in sé stesso non già nn prodotto della volontà o della convenzione, ma la regola o la legge superiore della volontà individuale e sociale. (Heinrich Ahrens)
  • Secondo la mente dell'autore, non è possibile tra gli uomini la verità senza l'errore, né si può avere la coscienza dell'una senza la coscienza dell'altro; quando questo precede, la verità susseguente è più splendida ed efficace, siccome è più viva la fede dopo il dubbio e più forte il vigore della sanità dopo il morbo. (Raffaele Conforti)
  • L'importanza della filosofia di Stahl consiste senza dubbio nel suo tentativo di adattare l'autoritarismo antirazionalistico allo sviluppo sociale della classe media. Per esempio, Stahl riallaccia la teoria della proprietà basata sul lavoro con la dottrina feudale secondo cui ogni proprietà è, in ultima analisi, dovuta a una assegnazione da parte delle autorità. Egli propone il Rechtsstaat, ma subordina la sua garanzia dei diritti civili all'autorità sovrana del monarca. Stahl era antiliberale, tuttavia non era il portavoce solo del passato feudale, ma anche di quel periodo storico a venire in cui la stessa classe media divenne antiliberale. Il suo nemico principale non era la classe media, ma la rivoluzione che minacciava tale classe, la nobiltà, e lo stato monarchico allo stesso tempo. Il suo antirazionalismo servì la causa di un'aristocrazia al potere che ostacolava il progresso razionale, così come servì gli interessi di ogni forma di potere che non potesse essere giustificata su base razionale.
  • La filosofia di Stahl propose un compromesso a coloro che erano in favore dell'assolutismo individuale e alle blande richieste della classe media tedesca; propose, cioè, un sistema costituzionale basato sulla rappresentanza (sebbene non del popolo nel suo insieme, ma solo degli stati provinciali), garanzie legali dei diritti civili, l'inalienabilità della libertà personale, l'eguaglianza dinnanzi alla legge, e un sistema giuridico razionale. Stahl si sforzò in tutti i modi di distinguere con cura il suo conservatorismo monarchico da ogni tentativo di difesa dell'assolutismo basato sull'arbitrio.
  • La rivoluzione, ebbe a dichiarare Stahl, è «l'infamia della storia mondiale del nostro tempo. Essa vorrebbe fondare tutto lo stato sulla volontà dell'uomo anzi che sul comandamento e sull'ordine di Dio». È molto significativo che il principio secondo cui lo stato si basa sulla volontà degli uomini era proprio quello asserito dalla classe media in ascesa nella sua lotta contro l'assolutismo feudale. La dottrina di Stahl respinse tutta la filosofia del razionalismo occidentale che si accompagnò a tale lotta. Egli condannò il razionalismo moderno come la matrice della rivoluzione: tale filosofia, egli disse, è nella «sfera interiore e religiosa ciò che la rivoluzione è nella sfera esterna e politica», cioè «l'allontanarsi dell'uomo da Dio».

Note

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  1. Nel testo "Loke".

Bibliografia

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Altri progetti

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