Gabriella Greison

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Gabriella Greison nel 2017

Gabriella Greison (1974 – vivente), fisica, scrittrice, drammaturga e attrice teatrale italiana. 

Gabriella Greison, la rockstar della Fisica italiana

Intervista di Lycia Mele Ligios, olbia.it, 23 marzo 2019.

  • Quando mi sono laureata in fisica a Milano mi è venuto il desiderio grande di dire a tutti quanto è stato bello: i professori che ho seguito, con cui ho studiato, da cui mi sono fatta inebriare di racconti erano strepitosi. Loro mi hanno fatto vedere la fisica, prima – al liceo – non se ne ha minimamente la percezione di quanto sia bello. Loro mi hanno fatto conoscere i grandi fisici del XX secolo come se fossero amici con cui parlare ogni giorno. Ed erano personaggi molto interessanti. Decisi di andare a Parigi per lavorare in un gruppo di ricerca internazionale, perché l'ambiente scientifico mi attraeva parecchio: e così è stato all'Ecole Polytechnique, dove ho conosciuto fisici molto in gamba e di livello eccezionale. Con il merito che prevaleva su ogni altro aspetto. 
  • Sono tornata in Italia con l'idea di portare il racconto della fisica, come lo avevo vissuto io, in una forma leggibile per tutti. Volevo creare la narrativa della fisica: che mancava in Italia, come in Europa. Mi proposi ai grandi quotidiani, ma mi presero per una spocchiosa pivella. Io dicevo: "ma io sono laureata in fisica", insistevo con loro, dicendo che mancava questo punto di vista. Ma, niente. E così entrai nelle porte che mi si aprivano più facilmente: quindi iniziai con Radio Popolare, e anche con il manifesto. Entrambi i posti sono stati accoglienti per me. Lì potevo fiorire. E iniziai il mio percorso. 
  • Il fiuto per la notizia mi ha portato ovunque, è stato divertente. È stato un gioco, per me. Sono stata l'ultima ad aver intervistato Giulio Andreotti. Sono stata l'ultima ad aver intervistato Rita Levi-Montalcini. Sono stata l'ultima ad aver intervistato Margherita Hack.
  • I dettagli sono tutto. Ho lavorato su me stessa. Da sola. Autodidatta. Anche Einstein faceva così... L'ho fatto per tanti aspetti della mia vita. Anche quando volevo imparare ad andare su un surf da onda, guardavo ore, osservavo i più bravi, e poi emulavo.
  • Il mio racconto è sui fisici del XX secolo perché loro mi piacciono più di tutti gli altri: sono quelli che hanno creato il nostro mondo.
  • Ho lavorato molto sul mio modo di parlare in pubblico, sul linguaggio. All'inizio emulavo quelli più bravi di me. Inizio sempre così una cosa che non so fare. Per la scrittura, agli inizi, copiavo gli attacchi di Hemingway. Per il racconto orale, agli inizi ho trovato la mia ispirazione più grande in Carlo Lucarelli: sono sempre stata affascinata dai suoi libri, e dal suo modo di parlare. La gente a teatro mi diceva che gli ricordavo lui: eh certo, io a casa mi mettevo davanti allo specchio e cercavo di parlare come lui! Poi ho trovato la mia strada, ho lavorato su me stessa su come cambiare, su come trovare la personalità che mi rispecchiasse meglio. Ma continuo ad adorare Carlo Lucarelli, non ci posso fare niente, appena lo vedo in tv mi fermo e ascolto con molta attenzione cosa dice. Poche persone catalizzano la mia attenzione come lui: un'altra è Francesco De Gregori. Sogno un'ora a teatro con lui: lui che mi fa domande sulla fisica e io che gli faccio domande sulla vita, sulla sua spiritualità. 
  • Io racconto le donne del passato che hanno dato la possibilità a me e a tutte noi oggi di realizzare i nostri sogni. È come se ricevessimo un testimone da loro, e io lo porto in giro fiera nei teatri. Nel mio nuovo monologo "La leggendaria storia di Heisenberg e dei fisici di Farm Hall" c'è il racconto nella seconda parte di Lise Meitner, che potrebbe avere uno spazio tutto suo, se me lo chiedono. Le donne della scienza che racconto sono le mie eroine. E specchiandomi nelle loro vite vedo riflessa la parte di me stessa di cui prendermi cura come il più prezioso dei regali della vita.

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