Gabrio Casati

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Gabrio Casati

Gabrio Casati, Conte e Barone di Pendivasca (1798 – 1873), politico italiano.

Citazioni di Gabrio Casati[modifica]

  • [Riferendosi a Giovanni Battista Cassinis] Basti dire che egli era uno dei primi giureconsulti, e che per sapienza, per onestà e per carattere meritava la stima di tutti i suoi concittadini e di quanti lo conoscevano.[1]
  • Il barone Giuseppe Natoli possedeva il dono di ingegno vivace, d'animo intraprendente, amante della patria e perciò dell'indipendenza di lei; né per essa intendeva la sola bellissima isola sua, nato essendo in Messina nel marzo 1815, ma abbracciava Italia tutta. Abborrente dal tristissimo Governo borbonico, lo combattè sino dal 1848 e tali diè prove di valore e di saggezza, che giovane inviato venne rappresentante de' cittadini suoi al Parlamento Siciliano. Le sorti non volgendo favorevoli, preferse raccogliersi in quell'angolo di terra italiana ove il fuoco della libertà era mantenuto vivo dalla fede di un Re e dall'amore di un popolo. Ma appena rifulse stella propizia alla liberazione totale d'Italia, non si ristette dall'associarsi all'ardita impresa che tolse dal gioco Sicilia e il mezzodì d'Italia. Occupò cariche a lui dal Dittatore conferite, ma, lorquando differenze insursero fra questi ed il Governo del Re, si dimise. Fu sempre sua bandiera l'unità nazionale colla costituzionale Monarchia. Prefetto a Brescia, Ministro della Pubblica Istruzione, poi per gli affari interni, Senatore, in tutte queste cariche dimostrò energia, zelo, intelligenza. Libero ultimamente di sè ed assalita la sua città natia dal morbo asiatico vi accorse per rendere ai suoi concittadini tutti quei sussidi che per lui si potesse. Il suo zelo, la sua carità operarono molto, ma superato pure il grave attacco del male, soccombette a malattia che ne fu conseguenza il 24 settembre. Il suo sacrificio fu veramente spontaneo, nessuno speciale dovere ve lo invitava, fu impeto di carità patria che ve lo condusse.[2]
  • Infelice sì ma sventurata Polonia.[3]
  • [Su Lorenzo Pareto] Un ardente patriota cui il pensiero dell’italiana indipendenza divorava. Uomo in cui s’accoppiava lo studio ad un vivo amore di patria. Geologo pregiato nel consesso dei dotti, non trascurò giammai, in mezzo ai suoi studi, quanto potesse giudicare utile alla patria, ed animoso vi porgeva opera. Ministro, Deputato, Presidente della Camera elettiva, poi Senatore, non ismentì mai se medesimo. Vivace ne' suoi pensamenti, pronto nella parola, rese alla patria il tributo del suo sapere e della sua energica attività.[4]

Note[modifica]

  1. Dal discorso commemorativo citato in Atti parlamentari. Discussioni, 18 dicembre 1866.
  2. Da Commemorazione , Senato del Regno, Atti parlamentari. Discussioni, 5 dicembre 1867, in senato.it.
  3. Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 797.
  4. Dal discorso commemorativo citato in Scheda senatore Pareto Lorenzo, 20 novembre 1865.

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